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Il via libera dopo una sentenza della Corte Costituzionale

I sindaci potranno regolamentare le sale gioco

I sindaci potranno, tramite ordinanza, regolamentare le sale da gioco: imporre orari di chiusura e far rispettare determinate distanze da alcuni luoghi sensibili. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi.

L’ordine del giorno sui rischi del proliferare di locali dove si pratica il gioco d’azzardo era stato approvato, tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014, da quasi tutti i Comuni della nostra zona. Molti sindaci avevano aderito al manifesto per riflettere sull’insorgere di ludopatie: secondo i dati del Ministero della Salute, infatti, gli italiani affetti da questa patologia sarebbero 300.000. Senza contare il costo per curarli che va a gravare il servizio sanitario pubblico.

Dopo l’approvazione di quell’ordine del giorno, i sindaci si domandavano, però, quali mezzi in concreto avessero a disposizione per arginare il fenomeno. Potevano i Comuni regolamentare le sale da gioco, per esempio imponendone la chiusura in determinati orari o la sistemazione a determinate distanze da luoghi sensibili come scuole e oratori? La risposta prevalente era no, per cui il dibattito, salvo in alcuni paesi (come Dogliani, di cui riferiamo in seguito), aveva lentamente abbandonato i tavoli amministrativi.

A fine giugno la questione era tornata di attualità, con l’intimazione del Codacons a tutti i Comuni di porre in essere gli adempimenti necessari per prevenire e contrastare le dipendenze da gioco.

Nei giorni scorsi, a porre una pietra miliare nella quérelle tra sindaci e società del gioco ci ha pensato la Corte Costituzionale, con una sentenza del relatore Giuliano Amato. La Corte era stata chiamata a risolvere un dilemma posto dal Tar Piemonte, nella vertenza tra alcune società e i Comuni di Rivoli e Santhià. Il tribunale amministrativo piemontese aveva sì ritenuto corretto regolamentare le sale da gioco, ma anche riconosciuto che i sindaci non disponevano di leggi appropriate che riconoscessero loro questa possibilità d’intervento. Da qui il ricorso delle società alla Corte, per far dichiarare illegittime le misure restrittive imposte dai primi cittadini dei due Comuni piemontesi.

I giudici costituzionali, invece, hanno sentenziato che non vi era necessità di nuove leggi, in quanto esse ci sono e i sindaci se ne possono avvalere. L’appiglio normativo va rinvenuto nel provvedimento sulle liberalizzazioni del 2011, che prevede deroghe alla libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali in caso sia necessario tutelare la salute, la quiete pubblica o la circolazione stradale.

Una svolta importante, dunque, che consente ai sindaci di regolamentare le sale da gioco, sia quelle esistenti sia quelle di nuova apertura. Lo stesso vale per gli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco? Dal dettato della sentenza parebbe di sì. In realtà il potere dei sindaci non è assoluto. Infatti, come recentemente precisato dal Consiglio di Stato (sez. V, sentenza  30 giugno 2014 n. 3271 ), il potere di inibizione di tali attività - per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica -  “è consentito dal legislatore solo in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati (sicurezza, libertà, dignità umana, utilità sociale, salute), interessi che non possono considerarsi violati aprioristicamente e senza dimostrazione alcuna”. Occorre, in sostanza, che i provvedimenti adottati dal Comune siano “il frutto di un'accurata e documentata istruttoria, che ponga in evidenza quali siano le specifiche esigenze che rendano necessaria la limitazione degli orari in cui è possibile offrire determinati servizi”. In altre parole, l'Amministrazione dovrà dimostrare l'esistenza concreta di fenomeni pregiudizievoli per la collettività, quali una particolare e documentata evasione scolastica, oppure blocchi anomali della circolazione o turbamenti della quiete pubblica.

Cosa intendono fare, ora, i nostri sindaci? Ne abbiamo contattati alcuni, in rappresentanza delle varie zone.

«Non possiamo che accogliere con approvazione la sentenza della Corte Costituzionale – ha affermato il sindaco di Mondovì Stefano Viglione -, ma abbiamo l’impressione che si tratti di una vittoria di Pirro. È pur vero che viene riconosciuto al Comune il potere di regolamentare tali attività, ma ciò a precise e comprovate condizioni legate all’ordine ed alla sicurezza pubblica, che ad un primo approfondimento da parte degli uffici paiono non sussistere. Sarà nostra cura esaminare attentamente tale sentenza sotto il profilo giuridico e normativo  e se vi sarà anche un solo spiraglio per poter intervenire non mancheremo di farlo. Certo da una prima lettura di tale sentenza, la sensazione è che non si risolva alla radice il fenomeno senza una legge nazionale puntuale: la ludopatia è una vera e propria dipendenza che va contrastata con ogni mezzo».

Tra gli amministratori più attenti a queste tematiche c’è sicuramente l’ex sindaco di Dogliani Nicola Chionetti. Fu lui a portare avanti la “battaglia” per non far aprire il centro scommesse in piazza della Confraternita, e ad approvare un regolamento di Polizia per vietare il sorgere di attività di questo tipo a meno di 200 metri dai luoghi di culto. «Con questa sentenza - ha detto l’ex primo cittadino - i sindaci non potranno chiudere sale da gioco o impedirne l’apertura. Avranno, però, maggiori possibilità di intervento. Adesso sarà interessante capire cosa succederà nei vari Comuni».

A Carrù, con una variante parziale al piano regolatore approvata dal Consiglio, esiste il divieto di apertura di sale da gioco nel centro storico del paese. «La decisione venne assunta – spiega il sindaco Stefania Ieriti - per prevenire problematiche come quelle che si stavano verificando a Dogliani».

Nel Monregalese, l’amministrazione di Roburent aveva manifestato la volontà di inserire nel regolamento della tassa rifiuti (la Tari sarà approvata a settimane) un’agevolazione per gli esercenti che decidono di “rinunciare” all’introito delle slot machine.

«Nei giorni scorsi - ha spiegato il sindaco di Ceva, Alfredo Vizio - anche il Codacons ha inviato una nota a tutti i comuni italiani, oltre che al Ministero dell’Economia, per chiedere di prestare maggiore attenzione al rilascio di autorizzazioni per l’apertura di nuove sale da gioco, ed alla promozione di attività ed iniziative, volte a prevenire e contrastare la diffusione delle dipendenze da gioco d’azzardo. A Ceva la situazione è tranquilla e la Polizia Municipale segue con attenzione che non si verifichino fatti del genere».

 

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