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Vicoforte, appello delle minoranze al sindaco Basso dimissionario:

“Ritiri le dimissioni e prosegua

con nuovi consiglieri di maggioranza”

VICOFORTE - “Il sindaco Dario Basso ritiri le dimissioni”. l’appello, scritto nero su bianco, arriva dai gruppi di minoranza. Ieri sera (giovedì) hanno presentato il documento (è stato protocollato questa mattina, venerdì, in Municipio) in un incontro con i giornalisti. Le firme sono di tutti e cinque i consiglieri di minoranza: Renato Ferrua, Egidio Masi e Maria Luisa Mercantile (“Vicoforte nel cuore per i vicesi”), Umberto Bonelli (“Per Vicoforte”, eletto nella lista di Basso, era passato all’opposizione durante il primo consiglio comunale) e Corrado Ganzinelli (“Vico futura”). Basso si è dimesso sabato 18 ottobre, dopo che avevano già lasciato, non senza polemiche, due assessori, Matilde Bonarelli e Serena Gasco. Il sindaco, invitato dalle opposizioni, non si è presentato all’incontro.

“Caro Dario – è l’incitamento amichevole che si legge nel messaggio -, ti invitiamo a riflettere, ritira le dimissioni e tutta Vicoforte, ora senza amministrazione, ti sarà grata per questo grande gesto di responsabilità». Il termine ultimo è il prossimo 7 novembre. In caso di mancato ripensamento, sarà immediato l’arrivo del commissario prefettizio. “Con tanti progetti importanti per il paese che finirebbero nel dimenticatoio”, avvisano i sottoscrittori dell’appello.

Le minoranze indicano nel documento la possibile soluzione, che peraltro non prevede il loro diretto coinvolgimento: “Nel riconfermare il nostro appoggio leale e incondizionato, chiediamo che ogni consigliere faccia un atto di responsabilità. Chi si è dimesso da assessore rinunci anche alla carica di consigliere. Ciò permetterebbe il subentro dei primi due consiglieri non eletti, e una maggior serenità all’interno del Consiglio. Con la collaborazione di tutti, maggioranza e minoranza, l’attuale amministrazione potrebbe proseguire il suo mandato per il bene di Vicoforte e dei suoi cittadini”.

Marco Giraudo

 

I dati del Centro Monitoraggio della Regione

A Mondovì 304 incidenti dal 2010 al 2013

Meno incidenti stradali nella "Granda"

ma è maglia nera per indice di mortalità

CUNEO – In Piemonte cala del 9 per cento il numero di morti in incidenti stradali rispetto al 2012, ma la provincia di Cuneo ha ancora troppi chiaro – scuri su questo tema. Le cifre sono state presentate martedì dal Centro di Monitoraggio Regionale della Sicurezza Stradale (Cmrss). La situazione nella “Granda” dice che cala progressivamente il numero di incidenti (nel 2010 furono 1557, 1564 nel 2011, 1317 nel 2012 e 1244 l’anno scorso, cioè -6%, ultimi in questa classifica), ma la provincia di Cuneo passa da 49 morti nel 2012 a solo 1 in meno nel 2013 (in Piemonte sono stati 259). La provincia di Torino, nel 2013, concentra poco più del 50% degli incidenti e dei feriti del Piemonte (11252 in totale) e poco meno della metà dei morti. La “Granda” è terza in questa triste classifica con l’11% di incidenti (seconda è Alessandria, 13%), ma è seconda nella percentuale dei morti (19%, dopo Torino) e terza per il numero di feriti. La Regione calcola poi due altri dati, per i quali la “Granda” non sorride. Si tratta degli indici di mortalità (morti ogni 100 incidenti) e lesività (feriti ogni 100 incidenti). I valori medi regionali sono 2,3 morti e 145,4 feriti. La “Granda” è la peggiore provincia del Piemonte in questi indici: 3,9 di mortalità e 149,4 di lesività. Vuol dire che se gli incidenti, nel totale, diminuiscono, ci sono ancora troppi morti (48, appunto, nel 2013) e feriti (1859) sulle nostre strade. Federico Borgna, presidente della Provincia di Cuneo: «L’incidentalità è scesa anche perché con la crisi meno auto girano per le strade. Non ho ancora avuto modo di soffermarmi sui numeri, ma il commento politico è questo: va bene la riforma istituzionale e la cancellazione delle province, ma il dato che deve far riflettere è un altro. La trasformazione degli enti provinciali non può corrispondere allo stop a manutenzione e sicurezza delle strade. Con questa legge di stabilità, com’è scritta oggi, si prevede l’azzeramento di investimenti e spese. La manutenzione delle strade è primaria per i cittadini e la loro sicurezza. La politica nazionale decida cosa fare, ma lo faccia. La discussione non è la sopravvivenza dell’ente, ma dei cittadini. Il gap infrastrutturale, nella “Granda”, poi, è evidente». «La provincia di Cuneo – dice Rocco Pulitanò, neo consigliere provinciale - ha pianura, collina e alta montagna ed è indubbia la carenza di infrastrutture, di collegamenti importanti. E poi la nostra provincia ha 3500 km di strade che sono ben di più di quelli della provincia di Torino e di Alessandria. Diminuiscono gli incidenti, ma il problema è affrontare la manutenzione delle strade e la sicurezza. Tanto è stato fatto in questi anni, per esempio con l’introduzione delle rotatorie, ma tanto c’è ancora da fare».

Sono 1390 le persone che hanno perso la vita dal 1998 al 2012 sulle strade della provincia di Cuneo. Come se fosse sparito, in poco più di quindici anni, un Comune, neppure dei più piccoli in una comunità nella quale sono oltre 150 i municipi che non arrivano a 1400 abitanti. Una tragedia appena mitigata da alcune tendenze: 15 anni fa ogni settimana perdevano la vita mediamente 3 persone. Oggi, da quattro anni a questa parte, abbiamo un decesso a settimana. Una battaglia che, negli anni scorsi, intraprese Raffaele Costa, da parlamentare, ma soprattutto quando ricoprì la carica di presidente della Provincia di Cuneo.

Cosa capita nei Comuni? Il rapporto analizza città per città. A Ceva dal 2010 al 2013 gli incidenti sono stati 64, 92 feriti, 11 nel tratto autostradale della A6. A Carrù 43, 64 i feriti, 8 sulla Torino - Savona. A Mondovì gli incidenti dal 2010 al 2013 sono stati 304 (10 sulla A6), con 7 morti e 463 feriti (in aumento). A Fossano gli incidenti nello stesso periodo sono stati 261, 399 feriti (14 su A6). Numeri alti anche sulla Mondovì – Cuneo: a Peveragno 31 incidenti con 53 feriti. «Calano gli incidenti sulle autostrade perché con l’attivazione dei tutor, il controllo è sistematico – dice Franco Fabbri, vice questore aggiunto e comandante della Polizia Stradale della “Granda” -. Aumentano, i comportamenti corretti degli automobilisti e la sicurezza. Possiamo dire che gli incidenti sono diminuiti del 50 per cento».

Gianni Scarpace

 

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