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Edilizia in crisi? A Mondovì i proprietari

vogliono tornare all'uso agricolo dei terreni

DECINE LE DOMANDE IN COMUNE - ANCHE UN'INTERROGAZIONE

MONDOVÌ - «Un fenomeno impensabile fino a pochi anni fa: i proprietari di aree edificabili  stanno valutando la possibilità di ‘ridestinare’ i terreni agli usi agricoli». Accade a Mondovì, lo rileva il gruppo di opposizione in consiglio comunale “Mo. Mo.” e lo conferma l’assessore comunale all’Urbanistica Emanuele Rossi: «Sono già decine le istanze in questo senso». In pratica i proprietari dei terreni in cui ancora non si è costruito, vogliono rinunciare alla possibilità di realizzare case, condomini, villette e tornare ad essere proprietari di superfici utili all’agricoltura o, al massimo, ai servizi.

Non è un caso che avvenga nella “capitale del Monregalese, perché è la città in cui si è avviato da almeno due anni un processo di revisione del Piano Regolatore (approvato 10 anni fa) definito da tutti i colori della politica “sovradimensionato ed eccessivo”. Mentre si attendono gli effetti del lavoro della commissione ad hoc sulla revisione, la crisi dell’edilizia accelera il processo di “ridefinizione dei terreni”.

I consiglieri Paolo Magnino, Stefano Tarolli e Giovanni Gambera si spingono ancora più in là e chiedono (con un’interrogazione che sarà discussa in consiglio comunale) “un avviso pubblico per censire i proprietari di terreni intenzionati a rinunciare ai diritti edificatori sanciti nel Prgc vigente”, così come ha già fatto, per esempio, il Comune di Rivalta.

«Nell’ambito dell’avvio del lavoro di revisione del Piano Regolatore - risponde l’assessore Rossi - si penserà senz’altro a darne la massima pubblicizzazione dando perciò a tutti possibilità di poter presentare istanze di modifica al Piano Regolatore stesso comprese soprattutto quelle di rinuncia ai diritti edificatori in essere». «Più volte, nel corso di questi anni, l’opposizione consiliare ha rimarcato la possibilità, da parte della Giunta Comunale stessa, di assumere decisioni importanti, - dice Magnino - nonché immediatamente efficaci ed esecutive, in tema di cambio di destinazione d’uso e di riduzione della capacità edificatoria esistente. Le amministrazioni locali, com’è facilmente prevedibile, entrano in crisi di fronte ad un’eventualità del genere poiché, a causa del patto di stabilità e dei tagli nel trasferimento delle risorse dagli enti centrali a quelli periferici, gli oneri di urbanizzazione sono ormai le uniche entrate davvero certe». Replica l’assessore Rossi: «Quest’amministrazione ha già adottato delle varianti in riduzione della capacità edificatoria su istanza dei privati che sono a conoscenza di questa possibilità, tanto è vero che vi sono richieste in questo senso presso gli uffici». Al di là del confronto tra maggioranza ed opposizione, Mondovì deve fare i conti con un Piano Regolatore che si potrà ridimensionare, se si vorrà, e che ad oggi prevede, per esempio, l’Altipiano bis: 400 nuovi alloggi su 96 mila metri quadri, 28 fabbricati residenziali, più un proliferare di aree commerciali. Intanto la Regione martedì mattina ha illustrato, con l’assessore cuneese Alberto Valmaggia il nuovo Piano strategico ambientale. Per la città di Mondovì si legge che “l’unità di paesaggio Mondovì ha un tipo normativo urbano rilevante alterato”. «Significa - spiega l’architetto Fulvia Zunino, funzionario della Direzione Programmazione della Regione Piemonte, uno degli estensori del Piano - che Mondovì deve prediligere interventi edificatori in zone di collegamento tra i Comuni vicini, rispetto al consumo di suolo in città».

Gianni Scarpace

 

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