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Mondoví: muore bimbo di 4 anni

la famiglia si è rivolta ad un legale

La magistratura ha aperto un fascicolo

per omicidio colposo a carico di ignoti

La tragica notizia della morte del bambino di quattro anni di origine marocchina, della famiglia residente da anni a Mondovï, ha destato molta impressione in città. Le cause del decesso del piccolo sono tuttora al vaglio degli inquirenti. Intanto la famiglia si è rivolta ad un legale (l'avvocato Enrico Martinetti di Mondoví) per propria tutela.

il legale ci ha inviato una nota che pubblichiamo di seguito in maniera integrale.

 

Nella giornata di sabato 28 marzo è stata eseguita l’autopsia sul corpo del bimbo di quattro anni deceduto giovedì mattina improvvisamente e per cause ignote nella propria abitazione in Mondovì, Rione Ferrone.

Il bimbo, Ali Mouarraf, di nazionalità marocchina, mercoledì ha accusato i primi sintomi di malessere (tosse, febbre, diarrea). La madre, si è quindi rivolta al proprio pediatra il quale, dopo aver visitato il bimbo, ha diagnosticato una probabile bronchite, prescrivendo un antibiotico.

La madre ha quindi somministrato il farmaco, una prima volta mercoledì verso le ore 13, e successivamente la sera. Nel corso della notte il bimbo ha alternato periodi di sonno con momenti di risveglio, senza che peraltro la situazione destasse particolari preoccupazioni.

Assopitosi sul divano di casa in grembo alla mamma verso le 4 del mattino, lo stesso non si è più risvegliato.

La madre, svegliatasi intorno alle 5, spaventata per l’assenza di segni vitali, non ha potuto far altro che constatare l’avvenuto decesso.

Inutile la chiamata disperata al 118: gli addetti del Pronto Soccorso giungevano in pochi minuti presso l’abitazione del bimbo, ma ogni tentativo di rianimarlo è stato vano. Il bimbo è giunto all’Ospedale di Mondovì oramai cadavere.

A fini precauzionali la mamma del bimbo è stata ricoverata insieme alle tre sorelle minori di Alì presso il Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Mondovì, ove sono stati eseguiti accertamenti, con esiti fortunatamente negativi.

La Procura della Repubblica di Cuneo ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Il Pubblico Ministero, Dott.ssa Giulia Colangeli, ha disposto l’autopsia sul corpo del piccolo per accertare le cause del decesso. L’esame autoptico è stato affidato al Consulente Tecnico Dott. Roberto Testi.

Frattanto i Carabinieri hanno provveduto al sequestro della documentazione medica e della confezione del medicinale somministrato, che verrà sottoposto ad analisi.

L’ASL frattanto ha già provveduto a diramare un comunicato per tranquillizzare la cittadinanza: dai primi esami effettuati si può escludere con certezza che si sia trattato di un caso di meningite fulminante.

Il bimbo frequentava l’asilo del Ferrone, proprio quartiere di residenza, ed ha sempre goduto di ottima salute.

La famiglia ha nominato come proprio legale l’Avv. Enrico Martinetti di Mondovì.

Dichiara il legale: “La morte del piccolo Ali, avvenuta per cause naturali, è al momento inspiegabile. Utili elementi proverranno dall’esame autoptico. La famiglia ha piena fiducia nelle indagini affidate alla magistratura, tant’è che non ha inteso nominare un proprio consulente tecnico. I genitori non accusano nessuno. E’ però loro fermo intendimento giungere all’accertamento della causa del decesso”.

Mi ha sorpreso la compostezza e dignità di questa famiglia nell’affrontare questa immane tragedia – ha concluso l’Avv. Martinetti –. Si tratta di una famiglia da poco giunta a Mondovì, dove si è già ben integrata nella comunità. Il padre di Ali lavora in un’azienda della zona, mentre la madre ha scelto di restare a casa per accudire i quattro figli”.

 

 

Ancora frane nel Monregalese:

chiusa la Fondovalle Tanaro tra Mondovì e Bastia

BASTIA MONDOVI' - (m. g.) - Continua l’emergenza frane nel Monregalese. Chiusa oggi (venerdì) la strada provinciale 12 tra Mondovì e Bastia. I detriti hanno invaso la carreggiata e la Provincia ha deciso per la chiusura del tratto all’altezza del bivio per Malone. I mezzi sono deviati, in direzione della Fondovalle Tanaro, per la strada della Braia, i campi sportivi, l’abitato di Bastia, poi verso la grande rotonda all’imbocco della Fondovalle.

Solo la prossima settimana ci saranno i sopralluoghi decisivi per stabilire tempi certi per la riapertura del tratto.

 

 

Hanno usato 3800 litri di gasolio agricolo

per il riscaldamento delle abitazioni:

due imprenditori monregalesi denunciati dalla Finanza

MONDOVI' - Nei giorni scorsi i reparti della Guardia di Finanza di stanza nella provincia hanno reiterato i controlli in materia di utilizzo del gasolio agricolo, soggetto ad aliquota agevolata, da parte degli operatori del settore. Nello specifico le Fiamme Gialle Monregalesi, durante le varie ispezioni effettuate, hanno individuato due titolari di altrettante aziende agricole (monregalesi) che, attraverso cisterne interrate collegate direttamente all’impianto di riscaldamento dell’abitazione, utilizzavano circa 3.800 litri di prodotto per usi differente da quello previsto dalla legge. La sostanza rinvenuta all’interno delle cisterne, estratta e quantificata adottando le procedure di rito, alla vista presentava la colorazione verdastra tipica del gasolio agevolato per uso agricolo che lo differenzia da quello per uso riscaldamento domestico, di classica colorazione rossa. All’esito del controllo i finanzieri hanno proceduto al sequestro, per la successiva confisca del carburante rinvenuto ed al deferimento alla locale Autorità Giudiziaria dei due responsabili. I finanzieri hanno provveduto inoltre a segnalare il fatto all’Agenzia delle Dogane di Cuneo per l’irrogazione della sanzione amministrativa ed il recupero delle imposte sulle Accise evase.

 

Alle spalle del condominio Riviera - Il terreno, gonfio di pioggia, ha ceduto

Mondovì: frana in via Carboneri,

sulla strada per Piazza

MONDOVI' - Un suono sordo, poi la consapevolezza che decine di metri cubi di terra e alberi erano scesi dalla collina. È accaduto a Mondovì Piazza, nella tarda serata di mercoledì, in via Carboneri, alle spalle del condominio Riviera. La ripa “gonfia” dell’acqua piovana caduta in abbondanza nei giorni scorsi, ha prodotto una frana con un fronte ampio almeno una trentina di metri. Il crollo ha prodotto molto allarme nelle famiglie monregalesi che vivono nel condominio. Sul posto vigili del fuoco e tecnic del Comune. Scongiurata la necessità di trasferimento dei condomini.

La zona si trova vicino alla costruzione della Madonnina, l’ex collegio sul quale c’è un progetto di recupero. Poco sopra al fronte del crollo, dovrà passare la strada che congiungerà piazza d’Armi a via Vasco passando per il terreno della Madonnina. Proprio quella strada ha subito uno stop nell’iter deciso dalla Corte di Cassazione.

 

L’Ati campana che aveva perso la gara d’appalto ritira il ricorso al Tar

Tempio crematorio di Magliano Alpi:

cade l’ultimo ostacolo

MAGLIANO ALPI (f. trax.)- Cade anche l’ultimo impedimento legato alla realizzazione del Tempio crematorio da quasi due milioni e mezzo di euro nel cimitero di Magliano Alpi. L’associazione temporanea d’imprese che aveva perso la gara d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori, infatti, mercoledì ha ritirato il ricorso presentato poco prima di Natale al Tar di Torino per contestare la legittimità di partecipazione alla gara da parte dell’Ati a cui la commissione giudicatrice lo scorso 11 novembre aveva affidato l’intervento. Così facendo, in pratica, ha dato il via libera all’associazione di imprese piemontese e ligure comprendente la torinese Hysteron, la sanremese Giò Costruzioni e la cuneese Amenta Costruzioni che ora potrà firmare il contratto d’appalto con cui otterrà in concessione per venticinque anni il nuovo grande Polo per la cremazione dei defunti. Una buona notizia per il sindaco di Magliano Alpi Marco Bailo. «Dal 25 ottobre 2013, giorno in cui è pervenuta la proposta di realizzazione di un tempio crematorio all’interno del Cimitero di Sottano, ho sempre sottolineato - dice - i vantaggi derivanti dalla costruzione di un’opera di questo tipo nel suo comune.

 

Un’altra “tegola” sulla Montagna:

Imu anche sugli impianti di risalita

MONREGALESE - «Una tegola che si aggiunge a tante altre», «Se confermato, siamo a rischio chiusura», «Un altro assurdo balzello per distruggere la montagna». Il coro degli operatori degli impianti di risalita del Monregalese è unanime. Sono preoccupati per la sentenza della Corte di Cassazione che ha paragonato gli impianti ad attività commerciali, quindi soggetti a Imu, l’imposta sugli immobili. Non sarebbero più nella categoria “trasporto pubblico”, quindi esente dall’imposta. Si parla di importi che vanno dai 15 ai 50 mila euro all’anno. Poche le stazioni che potrebbero permetterselo. La notizia ha messo in subbuglio associazioni di categoria (Anef, Arpiet) e operatori che, ora, chiedono l’intervento della politica per sbrogliare la matassa.

Non bastavano, alla montagna, gli effetti della crisi economica, l’incertezza delle condizioni meteorologiche, i costi di gestione saliti alle stelle. Il pagamento dell’Imu è vissuta come un salasso da evitare per non incorrere in una soppressione certa. Che cosa è accaduto? La sentenza, destinata a fare giurisprudenza, è del 21 gennaio scorso e riguarda il ricorso dell’Agenzia del Territorio – Agenzia delle Entrate contro la società veneta Funivia Arabba Marbolada – Sofma Spa. Il pronunciamento della Suprema Corte entra nel merito del ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto dell’ottobre 2011 che affermava l’illegittimità della nuova classificazione catastale di un impianto della società. Classificazione che la poneva nella categoria non più di trasporto pubblico, e quindi esente, ma di attività commerciale e quindi soggetta al pagamento dell’Imu. Con questa sentenza, quindi, l’impianto a fune è paragonato a un’attività commerciale. Nel caso specifico, la società Sofma dovrà sborsare i cinque anni di arretrato dell’Ici, poi diventato Imu.

LE REAZIONI

Pietro Blengini, direttore di Artesina spa: «Una follia, la sentenza mi preoccupa moltissimo. Il problema economico è il vero problema degli impianti e non si può accettare anche il pagamento dell’Imu. E’ un’assurdità: l’Imu si paga du un bene di tua proprietà nel tempo. Un impianto a fune dura 40 anni e si ha poi l’obbligo e il costo di buttarlo giù e ripristinare i luoghi». Enrico Borghi, presidente dell’Uncem (Unione comuni e enti montani): «Mi auguro che la sentenza della Cassazione sia una svista sulla quale è necessario un immediato intervento. Si tratta di una sentenza che condannerebbe la montagna a pagare l'ennesima volta un'imposta ingiusta, negando la funzione di natura pubblica degli impianti. Metterebbe in ginocchio centinaia di imprese del comparto della neve». Giancarlo Rossi, sindaco di Viola (il Comune è proprietario degli impianti di Saint Grèè): «L’Imu su seggiovie e impianti di risalita non è che un balzello contro la montagna». Gian Luca Oliva, della Prato Nevoso ski: «Il nostro è già un settore con grandi difficoltà, sarebbe un ulteriore colpo che comprometterebbe il seguito delle attività». Massimo Rulfi, componente del consiglio direttivo dell’Arpiet e consigliere nazionale di Federfuni Italia: «Le associazioni di categoria (compresa l’Anef) si stanno già occupando del caso, concordando misure attraverso la politica per fare pressioni sull’argomento. E’ un’iniziativa del tutto priva di senso anche per ragioni normative: un obbrobrio legislativo, stiamo parlando di cifre spaventose. Siamo relativamente ottimisti che la politica riconduca al buon senso delle cose, così come avvenuto per l’eliminazione della vita tecnica degli impianti. Giulia Robaldo, della società che gestisce gli impianti ai Cardini di Roburent: «Fosse confermato, sarebbe una vera batosta», preoccupati anche i gestori della New Wind a Lurisia. Luca Asteggiano, della Anonima srl, a Garessio 2000: «Non ha alcun senso, un balzello pretestuoso. Si rischia di chiudere l’ottanta per cento delle stazioni in Italia».

Gianni Scarpace

 

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