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Linda Michelis, una garessina nell'emergenza di Bergamo

«Voglio dire al mio paese che è difficile percepire il pericolo ma c’è, è reale ed è una vera guerra»

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Famiglia Linda

Linda Michelis, il marito Luca e le due figlie Giulia e Ginevra

Linda Michelis, garessina trapiantata a Bergamo, ha voluto raccontarci questi tragici giorni del Coronavirus per un semplice motivo «Voglio dire alla mia Garessio che è difficile percepire il pericolo ma c’è, è reale ed è una vera guerra. Questo virus muta continuamente ed è un nemico invisibile. Noi stiamo vivendo da settimane un’emergenza e il picco dei contagi arriverà solo nel week-end. Non si può stare tranquilli da nessuna parte; possiamo essere tutti veicoli di questo virus terribile. State lontani, rispettate le regole, lavatevi le mani, evitate contatti, dobbiamo farlo per noi, per i nostri cari e per tutti». Una città in lotta, Bergamo, che sta rispettando le regole, ma è alle prese con una vera crisi sanitaria che viene raccontata dai mass media nazionali.

- Quanto è drammatica la situazione a Bergamo e nella Bergamasca?

«Gli ospedali non sanno più dove mettere i contagiati, i medici sono stati tutti precettati per l’emergenza e per lavorare nelle terapie intensive. Qualche bergamasco è stato già trasferito a Palermo, perché i posti sono quasi tutti pieni. Il problema sono i cimiteri e le sepolture, per fare un esempio la più grande agenzia di pompe funebri della zona ha chiesto aiuto allo Stato perché non riesce a fare fronte alle richieste e quelle più piccole non sono più operative visto che molti dipendenti sono malati o in quarantena».

- Quando è precipitata la situazione?

«Il 23 febbraio, quando due ore prima è stato annullato il Carnevale organizzato dall’Oratorio, abbiamo iniziato a capire. Io personalmente mi rendo conto di non aver seguito le regole, siamo usciti lo stesso, abbiamo portato le bimbe (Giulia 5 anni, Ginevra un anno, ndr) mascherate a fare una passeggiata. È stato l’ultimo momento fuori, poi abbiamo capito il pericolo e le misure si sono fatte più stringenti. Sono aumentati i contagi: 300-400 in una settimana, poi siamo passati a 200-300 al giorno. Ambulanze che vanno avanti e indietro di continuo, sirene assordanti, insomma, a parer mio, il Governo doveva chiudere tutto subito già dal giorno dopo: le scuole erano già ferme, ma bar, negozi, centri commerciali hanno continuato a lavorare. Con una chiusura totale, forse, in due settimane ci saremmo tolti la paura più grossa»....

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