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Piemonte, appello della Filca-Cisl: “Un piccolo piano Marshall per la ripartenza delle costruzioni”

Riceviamo e pubblichiamo da Vincenzo Battaglia della sezione Filca di Cuneo

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Piemonte, appello della Filca-Cisl: “Un piccolo piano Marshall per la ripartenza delle costruzioni”

Un appello per la concertazione rivolto a istituzioni, Regione Piemonte, ordini professionali, imprese, per avviare insieme al sindacato un tavolo comune per organizzare poche mosse in sinergia. Obiettivo, preparare il settore delle costruzioni alla ripartenza, ma solo quando ci saranno garanzie sulla effettiva riorganizzazione dei cantieri, quando ci sarà la certezza che i lavoratori impiegati lavoreranno in totale sicurezza. A lanciarlo la Filca-Cisl Piemonte. “Adesso – spiega Ottavio De Luca, segretario nazionale Filca e responsabile della Filca regionale – dobbiamo sfruttare questo momento di stallo per capire come dare lavoro e occupazione, come favorire la ripresa dei cantieri, come dotare il Piemonte di infrastrutture sicure e moderne, come mettere in sicurezza il territorio, come rigenerare i nostri centri abitati e come attrarre investimenti sostenibili. Quello che immaginiamo – spiega De Luca – è una sorta di piccolo ‘Piano Marshall’ piemontese articolato su 5 punti: il censimento delle risorse disponibili, il monitoraggio sui lavori da attivare, la verifica della manodopera disponibile, i modelli da seguire per ridurre la burocrazia, aumentare i controlli e garantire la legalità e la trasparenza, e infine l’attivazione di un tavolo di verifica e coordinamento regionale. Quando il virus iniziava a dilagare – aggiunge – abbiamo compreso i rischi, chiedendo subito di togliere dai cantieri i 30 mila operai edili impiegati, che in molti casi lavoravano senza protezioni adeguate. La vita dei nostri lavoratori e delle loro famiglie viene sempre al primo posto. Ora è bene pensare alla ripartenza, ma solo quando le condizioni lo permetteranno. I cantieri potranno tornare in attività solo in totale sicurezza: abbiamo aspettato le opere per anni, due mesi di fermo, e quindi due mesi di ritardo nella consegna dell’opera, sono davvero nulla rispetto al bene primario della salute dei lavoratori”, conclude De Luca.

 

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