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«Mafie e criminalità potranno approfittare della pandemia: il rischio è l’usura per aziende e privati in difficoltà»

INTERVISTA a Giuseppe Antoci, presidente onorario dell’Associazione Caponnetto e “amico di Mondovì”

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«Mafie e criminalità potranno approfittare della pandemia: il rischio è l’usura per aziende e privati in difficoltà»

Giuseppe Antoci sulla Funicolare di Mondovì in un'immagine degli anni scorsi

La crisi sanitaria ed economica rischia di far proliferare la criminalità e le mafie: l’allarme arriva da più parti. È soprattutto nei periodi di maggior debolezza sociale che le organizzazioni criminali cercano di approfittare e riconquistare posizioni. Lo sa bene Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi, presidente onorario dell’associazione Caponnetto e “amico di Mondovì”, come ama definirsi. Accettò l’invito in città per “Aspettando Collisioni” nel 2016, pochi mesi dopo l’attentato che rischiò di ucciderlo insieme alla sua scorta. Tornò a Mondovì nel corso del 2019, per festeggiare insieme a “Provincia granda” i 150 anni di vita del giornale. Ora Antoci lancia l’allarme: la mafia può approfittare della pandemia ricorrendo all’usura a causa dell’emergenza economica di società, aziende, privati. Lo abbiamo intervistato.

Antoci, ci sono state già evidenze che dimostrano questo tipo di azione criminale?

La componente di rischio è molto elevata e soprattutto storicamente le mafie hanno sempre approfittato di momenti complicati vissuti dal nostro Paese, momenti di crisi come, per esempio, ricordiamo quello che è accaduto nel post terremoto degli Anni Ottanta in Campania, dove la camorra si è trasformata in mafia del cemento o come l'emergenza rifiuti negli Anni Novanta che ha portato le mafie nel Paese ad organizzarsi, cosa che, tra l'altro, continua nelle infiltrazioni pesantissime nel mondo proprio dei rifiuti. Oggi l'emergenza economica e sociale, a seguito del Coronavirus, è quella che preoccupa e che già sta dando alcuni importanti segnali che sono poi quelli del rischio anche di tornare indietro negli anni e perdere quel grande valore culturale che si è raggiunto trasformando le mafie in nemiche della libertà, dei valori, dei diritti. Si rischia di ritornare indietro a quando il mafioso si poneva come benefattore e che surrogava lo stato nell'aiuto alle persone, quelle stesse persone che poi schiaccia e assolda all'interno dell'organizzazione mafiosa come manovalanza. Il rischio oggi è proprio questo, la mancanza di liquidità può portare le mafie ad investire sia nel tentare, attraverso l'usura, di accaparrarsi il controllo delle aziende che sia di farlo anche controllando le vite di singole persone in difficoltà. Di liquidità le mafie ne hanno in abbondanza, costruita in questi anni grazie al mercato della droga e a tutte quelle attività criminali che hanno comportato ingressi di capitali immediatamente “liquidi” e messe da parte sotto forma di contante.

Come si può contrastare?

Intanto mettendo immediata liquidità nel sistema economico e sociale del Paese e le misure del Governo stanno tentando di porre argine proprio a questo problema. È chiaro che non basta, non può bastare, oggi necessit comunque una forte gara di solidarietà attraverso la quale dimostrare, come si è sempre dimostrato storicamente, che l'Italia è un Paese generoso. Gli italiani sono persone che donano sempre tanto agli altri. Oggi più che mai ciò va dimostrato anche semplicemente occupandosi ognuno della persona che gli sta a fianco. Occuparsi magari di quelle famiglie che vivono vicino alla propria abitazione e che, essendo difficoltà, possono trovare quella, tra virgolette, adozione dalla famiglia accanto che, invece, avendone le possibilità economiche, può sopperire alle esigenze degli altri. Ecco. penso che la solidarietà debba andare ad accompagnare le misure che il Governo sta tentando di mettere in campo e facendo ciò si potrà anche pensare che non solo si aiutano le persone e quindi si è solidali verso gli altri ma, magari, si tolgono proprio tante persone dalle mani di usura, strozzini e mafiosi che controlleranno nei prossimi anni le loro vite. Controllando le vite di tanti singoli e di tanti piccoli imprenditori c'è un rischio alto che possano controllare un pezzo del nostro Paese.

È la dimostrazione che le organizzazione criminali hanno bisogno di flussi di denaro costante?

È, di fatto, la dimostrazione che come sempre, come dicevo essere storicamente accaduto, le mafie hanno necessità di investire i loro capitali e la loro liquidità proprio perché hanno esigenza di farne tanta altra di costruirne tanta altra per poi rimetterla nel mercato criminale della droga degli investimenti immobiliari e per tutto quello che serve anche ai componenti dell'organizzazione stessa e delle loro famiglie quando questi componenti magari finiscono in carcere. Il sostentamento dei carcerati è una delle tipiche attività delle mafie per non perdere il controllo dei militanti dell'organizzazione stessa e dimostrare anche ai territori che quando i mafiosi vanno in carcere le loro famiglie continuano a vivere anche, a volte, agiatamente. È un po' quello che è accaduto con la norma nata dal Protocollo di Legalità sui Fondi Europei per l'Agricoltura. Quando avvengono i sequestri e gli arresti a valere su quella norma c'è immediatamente il sequestro dei patrimoni e quindi la difficoltà economica pesante dell'organizzazione mafiosa di reagire sotto il profilo economico. Quello è, per esempio uno dei successi della norma stessa.

Un cenno alla situazione del Parco dei Nebrodi dopo l’applicazione del “protocollo Antoci”

La situazione sui Nebrodi è molto mutata quanto meno nella consapevolezza del radicamento delle famiglie mafiose nell'argomento Fondi Comunitari. È chiaro: le importanti operazioni di servizio del 15 gennaio scorso, portata avanti dal Ros e dalla Guardia di Finanza coordinati dalla DDA di Messina con a capo il Procuratore Maurizio De Lucia, è una svolta storica sul contrasto alle mafie sul fronte dell'accaparramento dei fondi comunitari. 94 arresti e 151 sequestri di aziende rappresentano l'operazione più importante mai eseguita sull'argomento e fra le più importante operazione antimafia mai eseguite in Sicilia. È chiaro che in questo momento sotto il profilo della sicurezza c'è la massima attenzione perché ovviamente loro sono molto arrabbiati. Sui Nebrodi oggi diciamo che si registra un maggiore profumo di libertà perché molti mafiosi sono stati assicurati alla giustizia ed anche in altri territori si sta lavorando molto bene. Sotto il profilo del ritorno per il lavoro fatto, siamo molto felici. È chiaro che non ci fermiamo ed è chiaro che l'applicazione della legge, nata dal Protocollo Antoci, sarà sempre più forte e sarà sempre più attuale, e non solo in Sicilia. Ecco, ci aspettiamo ancora tante belle operazioni di servizio che possano arrivare nei prossimi periodi.

La sua vita continua ad essere blindata?

Ho un regime di protezione molto elevata, fra i più alti previsti nel nostro paese. Devo purtroppo continuare a convivere con questa mancanza di libertà mia e della mia famiglia, delle mie figlie. Però se questo è il prezzo da pagare per ridare dignità ai territori, agli uomini, ai valori dello Stato, e allora è un prezzo che sono pronto ancora a pagare ed è un prezzo che paghiamo insieme con coloro che hanno scelto insieme a me di portare avanti questa battaglia. Tanta gente per bene ma soprattutto la mia famiglia.

 

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