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Caro materie prime: Coldiretti propone di aumentare la produzione italiana

Specie di mais per gli allevamenti e grano per la panificazione

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Caro materie prime: Coldiretti propone di aumentare la produzione italiana

Aumentare la produttività del comparto agricolo italiano per far fronte al caro materie prime causato dalla guerra. Un obiettivo condiviso dal Ministero, che ha proposto un  regime di aiuto straordinario, sul modello dell'emergenza Covid, e sostegno all’esigenza  di rimuovere il vincolo all'estensione dei campi irrigabili, nell’ambito della Pac (politica agroalimentare comunitaria), e da  Coldiretti che ha proposto di coltivare, da quest’anno, 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di grano tenero per la panificazione. L’annuncio di Coldiretti è stato fatto in occasione del tavolo sull’emergenza grano convocato al Ministero delle Politiche Agricole rispetto alla carenza di materie prime che ha costretto ai primi razionamenti negli allevamenti ma anche nei supermercati. Una situazione aggravata da due fattori: il controllo della Russia di circa il 29% delle esportazioni mondiali di grano tenero per la panificazione e del  19% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti, e la recente decisione dell’Ungheria di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole, che in Italia metterebbe a rischio un allevamento su quattro. “Proponiamo all’industria alimentare e mangimistica – ha spiegato Roberto Moncalvo, delegato confederale Coldiretti Cuneo – di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare livelli produttivi già raggiunti nel passato. Un impegno – conclude Moncalvo – che ridurrebbe sensibilmente la dipendenza dall’estero da dove arriva circa la metà del mais necessario all’alimentazione del nostro bestiame, il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali”. “L’Italia oggi – aggiunge Fabiano Porcu, direttore di Coldiretti Cuneo – è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti per anni agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque perché secondo la Coldiretti la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale. Per far fronte a questa situazione, in Piemonte serve poter utilizzare i circa 20.000 ettari di terreni a riposo per le prossime semine primaverili di cui 3.000 solo nella Provincia di Cuneo”.

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