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La Guardia di Finanza in Comune

Roccaforte: “pressioni” per far vendere terreni?

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ROCCAFORTE - Ce lo conferma il sindaco di Roccaforte, Renato Occelli: la Guardia di Finanza si è presentata in Comune per prendere visione di tutta la pratica del famoso résidence turistico proposto dalla società polacca Krakoin. Occelli ignora il motivo di questa indagine ma ci spiega che da tempo ci sono controlli attorno a tutta la vicenda.
«Recentemente - dice Occelli - la Guardia di Finanza ha anche sentito un consigliere comunale in merito ad un esposto di privati che lamenterebbero di aver ricevuto pressioni per far loro vendere i propri terreni alla società polacca. Ovviamente si tratta di questioni tutte da verificare».
Questo insediamento, che comunque potrebbe portare turismo e occupazione in paese, ha sempre suscitato perplessità e polemiche in molti residenti. Intanto la Krakoin è in attesa dell’esito di un ricorso al Tar. ROCCAFORTE - Acque agitate attorno al residence turistico che la ditta polacca Krakoin dovrebbe costruire alla periferia di Roccaforte. Martedì mattina, infatti, la guardia di Finanza si è recata in Comune per visionare tutta la documentazione relativa alla concessione edilizia, compresi gli aspetti urbanistici.
«Non sappiamo esattamente i contenuti di questa indagine - spiega il sindaco di Roccaforte, Renato Occelli - in ogni caso si tratta di accertamenti che accogliamo con fiducia anche perchè non potranno che garantire magigormente il Comune rispetto ad un’operazione finanziaria di vasta portata. Fra l’altro mi pare che siano stati effettuati anche altri controlli in passato. Al momento, comunque, la pratica si è arenata. In primavera la Krakoin ci ha mandato un fax in cui ci informava della sua intenzione di attendere l’esito della variante al Tar del Piano Regolatore prima di dare via al cantiere. Del resto i polacchi hanno già incassato un primo successo visto che la Regione ha giudicato corretta la variante urbanistica che consente la realizzazione dell’impianto alberghiero».
Resta il fatto che da tempo i polacchi non si fanno vedere nel loro ufficio aperto a Roccaforte ed è giustificato un certo interesse per gli sviluppi della situazione visto che l’intervento previsto rappresenta una trasformazione netta del tessuto urbanistico, turistico e ricettivo roccafortese con ripercussioni sull’economia anche dal punto di vista occupazionale.
«Sappiamo, fra l’altro - prosegue il sindaco -, che la Guardia di Finanza sta anche indagando su un esposto di proprietari dei terreni a proposito di presunte pressioni che questi avrebbero subito per cedere le proprie aree alla Krakoin. La Guardia di Finanza ha anche sentito un consigliere comunale, ma non sono a conoscenza degli sviluppi di questa situazione. In ogni caso noi siamo sereni e riteniamo che qualsiasi approfondimento non possa che rivelarsi positivo per il Comune».
Palesa ottimismo il progettista dell’impianto Giorgio Colombo: «Indipendentemente dal ricorso al Tar - dice infatti - va rilevato che la Krakoin potrebbe comunque avviare i cantieri per le parti non legate alla vertenza. In ogni caso non mi risulta che ci siano problemi».

Nella foto: Il fotomontaggio del progetto del résidence polacco


I giudici

e il popolo
padano

Dopo la sentenza del Tar sui ricorsi contro le liste a sostegno di Cota nelle elezioni regionali abbiamo una sola certezza: per almeno un anno avremo una Regione governata (pur legittimamente) da un presidente legittimato a metà e nulla vieta di pensare che questo periodo di interregno e incertezza si protragga ulteriormente.
Come, giustamente, rileva Luigi La Spina su “La Stampa”, i giudici non solo non hanno ridotto le diverse tesi ad una conclusiva, ma hanno aperto una serie di ipotesi con riconteggi, attese per eventuali sentenze penali e, ovviamente, per gli inevitabili appelli che seguiranno, temporalmente, l’espletamento delle altre fasi.In altra parte del giornale riferiamo i punti salienti della vicenda, per cui con una certa approssimazione cercherò di riassumere il problema: il ricorso era presentato contro quattro liste a sostegno di Cota per irregolarità formali o sostanziali. Ai giudici si chiedeva di verificare la fondatezza e decidere. Le soluzioni più logiche erano tre: ricorsi infondati, tutto resta com’è; ricorsi fondati, si rivà alle elezioni; ricorsi fondati, si sanziona chi ha sbagliato, ma il voto resta valido.
Dal Tar (che ha accolto solo in parte i ricorsi) sono uscite, invece, una serie di nuove ipotesi “allungatempo”, la più singolare delle quali è il riconteggio di 15 mila schede. Perchè mai? Mi direte. Per verificare l’intenzione degli elettori di due liste incriminate: se hanno votato la sola lista di sostegno a Cota il voto non è valido, se hanno votato anche il candidato presidente è buono.
E, a questo punto, è necessario fare ordine. Evidentemente i giudici del Tar non si sono accorti che di fronte non avevano soltanto le due parti avverse (ricorrenti e anti-ricorrenti), ma anche il popolo degli elettori, quel Popolo Italiano in nome del quale pronunciano le sentenze. E gli elettori piemontesi avevano in mano una scheda già vagliata dal Tribunale, l’unica scheda su cui potevano legalmente esprimere il loro voto. E se volevano votare per Cota potevano farlo siglando semplicemente una delle liste poste a suo sostegno, come tutti gli spot elettorali ricordavano.
Con quale diritto adesso il Tar decide di interpretare a suo piacimento il loro voto? È evidente che se queste liste erano irregolari non dovevano apparire sulla scheda, se c’erano non è certo colpa degli elettori, quindi il loro voto non può venire cassato, altrimenti ci troveremmo di fronte ad un Tribunale che fa scempio di uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione, quello di voto, appunto. Come può permettersi, in sostanza, un giudice, di cancellare il mio voto chiaramente, regolarmente e legittimamente espresso? Evidentemente i diritti del Popolo Italiano (maiuscolo) non sono estendibili, per il Tar, al popolo padano (minuscolo).
Certo ha anche ragione la parte avversa a bollare come “taroccatori” i presentatori di quelle liste (sempre che, veramente, il “tarocco” ci sia stato) ma se si crede nella democrazia non si possono buttare a mare intenzioni di voto legittimamente espresse sulla scheda elettorale ufficiale. Insomma la soluzione più ovvia è sanzionare, anche pesantemente, chi ha sbagliato senza, però, defraudare gli onesti cittadini delle loro prerogative costituzionali.
Del resto, in tutta Italia, abbiamo assistito ad uno spettacolo deprimente nella presentazione del firmamento di liste in tutti gli schieramenti: firme false, simboli copiati, presentatori fantasma e, persino, candidati fantasma. Un malcostume che deve finire ed è sacrosanto cercare di stroncarlo. Ma la “pulizia” non deve avere il movente di sconfiggere gli avversari politici, bensì di ripristinare chiarezza e legalità nelle regole del gioco, altrimenti anche l’intento moralizzatore diventa un mezzuccio ipocrita.
Il drammatico risultato di questa querelle è nell’ovvio indebolimento del governo del Piemonte in una fase difficile in cui sono necessarie scelte coraggiose capaci di superare i diversi condizionamenti. Cota aveva dato segnali incoraggianti tagliando alcune strutture “mangiasoldi” come, ad esempio, la chiusura di quella sorta di “ambasciata” che la Regione si era fatta a Roma, e si era presentato come fautore di un nuovo stile politico. C’è da augurarsi che l’inevitabile delegittimazione di questo siluro non riduca l’operatività dell’esecutivo e non faccia “navigare” la Regione sottocosta. Fare politica nei Tribunali non fa bene alla politica, ma, principalmente, fa male ai cittadini che vorrebbero finalmente uscire da questo clima di vertenza condominiale continua. E poi per affidare alla “Casta” dei magistrati la “liquidazione” della “Casta” politica, bisognerebbe avere almeno un barlume di fiducia nella Giustizia. Io, personalmente, ne ho ben poca e provo per le due “Caste” la medesima diffidenza. Non so voi...
Claudio Bo