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Nostra intervista ad Andrea Caramelli: «Bisogna pensare a come veicolare nel Monregalese i flussi generati dal Parco»

Mondovicino cresce, ma Mondovì non ne beneficia

Il parco commerciale ha attirato clienti, ma non ha “restituito” quelli forestieri

MONDOVì - Non è solo una sensazione: i flussi di clienti generati dal parco commerciale di Mondovìcino non “ricadono” su Mondovì e il Monregalese. L’interazione fra le due realtà è quasi nulla. Ne abbiamo parlato in un’intervista con uno dei “promotori” della città-mercato, Andrea Caramelli. MONDOVÌ – A tre anni dall’apertura del parco commerciale di Mondovicno, e a due da quella dell’outlet, è sempre più diffusa la sensazione che il rapporto tra questa realtà commerciale e il tessuto commerciale di Mondovì sia praticamente inesistente. Sicuramente Mondovicino attrae molti monregalesi a tutto danno del commercio locale, ma non avviene quello che era stato auspicato in un primo momento: una sorta di “risarcimento” con un ritorno sul commercio monregalese di una parte (anche minima) della clientela della città mercato. Su centinaia di migliaia di utenti anche una minima percentuale potrebbe rappresentare una vera boccata d’ossigeno per il commercio locale. Per questo abbiamo deciso di ascoltare i “protagonisti” di questa partita, ad iniziare da uno dei promotori di Mondovicino, vale a dire Andrea Caramelli. Nelle prossime settimane ascolteremo anche le categorie commerciali cittadine.
Ecco di seguito l’intervista ad Andrea Caramelli.
D - Ritiene che l’interazione tra il Parco e la città si sia realizzata con le aspettative prospettate nella relazione socio economica?
R - Ritengo che l’interazione dovrebbe consistere nella capacità della città e delle sue strutture commerciali, culturali e turistiche di sfruttare gli ingenti flussi di visitatori che si recano a Mondovicino. L’interazione nell’altro senso dovrebbe essere quella di permettere alle strutture commerciali di Mondovicino, in particolare l’outlet village, di competere ad armi pari con i propri concorrenti che si trovano ben lontano dal territorio comunale.
Peraltro io non dispongo di dati inerenti il prima ed il dopo l’avvento di Mondovicino relativamente all’andamento del settore commerciale e turistico. quello che è certo è che l’outlet village di Mondovì ha oltre 2 milioni di visitatori all’anno di cui circa il 70% è residente fuori provincia; la domanda e l’interesse per la città e per il territorio da parte dei visitatori dell’outlet medesimo, c’è. Tuttavia solo alcuni singoli operatori e piccoli Comuni hanno saputo approfittare di tutto ciò grazie esclusivamente alla propria intraprendenza in assenza totale di un’attività di coordinamento da parte degli enti ed associazioni che dovrebbero rappresentarli ed aiutarli nello sviluppo delle loro attività.
D - Quali sono i correttivi e le iniziative perchè la città abbia beneficio del Parco e viceversa?
R - Non intendo sostituirmi a chi è preposto a mettere in atto le azioni necessarie, tuttavia quello che a mio modo di vedere è mancato innanzitutto la volontà, da parte di alcuni amministratori e di alcune associazioni di categoria, di cercare di capire cosa sia Mondovicino ed in quale modo, in altre zone di Italia, i Comuni vicini a questo tipo di strutture ne abbiano sfruttato il potenziale.
Se mi devo lanciare in qualche suggerimento lo faccio alla luce di quello che è stato l’atteggiamento degli operatori e Comuni citati sopra e cioè l’essere attivi e propositivi. In più occasioni ho provato a suggerire alcune iniziative tipo quella di consegnare biglietti della funicolare a clienti dell’outlet village utilizzabili nel fine settimana o ad esempio durante “Peccati di gola” o altre manifestazioni, mi era parso che questa idea fosse stata ben recepita e condivisa ma poi non ne ho saputo più nulla. Quest’anno alcune Pro Loco ed enti sono venuti a promuovere in anteprima le loro sagre e manifestazioni e si sono prenotati già per l’anno prossimo perchè hanno evidentemente avuto riscontri positivi.
Attività come queste se ne potrebbero fare tante. Cito un esempio: Novi Ligure (3 km dall’outlet di Serravalle Scrivia) organizzano gli shopping days iniziativa che favorisce uno scambio di clientela fra outlet e negozi del centro di Novi Ligure.
La mia sensazione è che ancora oggi la preoccupazione maggiore, se non l’unica, sia quella di non perdere nel centro di Mondovì flussi tradizionali a favore di Mondovicino, piuttosto che pensare a come veicolare nel monregalese i flussi generati dal parco.
Una prova di questa visione, è stata la decisione di seguire nei saldi le altre realtà provinciali, non dotate di strutture moderne, piuttosto che fare come le altre realtà nazionali che hanno sul proprio territorio un outlet village.
Così facendo ritengo che si dia un danno non solo a Mondovicino ed alle circa 80 aziende provenienti da fuori regione che hanno deciso di venire ad investire a Mondovì, ma anche al commercio del centro storico che inizierà i saldi quando le vacanze natalizie saranno finite e quindi non potrà beneficiare dei flussi aggiuntivi di turisti presenti nelle nostre vallate.
D - Le amministrazioni comunali hanno fatto abbastanza per favorire questa osmosi necessaria?
R - Per favorire l’osmosi occorre innanzitutto che vi sia unità di intenti. Faccio un esempio di mancato allineamento: molte volte, a torto, ci viene rinfacciato che non si è ancora fatto nulla per il tempo libero.
Dico a torto perchè da un lato alcune strutture sono state già create e dall’altro sono comunque tre anni che vengono organizzati eventi per tutto l’anno ed in particolare nel periodo estivo che oltre ad offrire intrattenimento per grandi e bambini portano ogni anno a Mondovì spettacoli di musica e cabaret di rilievo nazionale offerti in modo del tutto gratuito.
In ogni caso anche su questo tema in Mondovì non vi è unità di vedute infatti c’è chi contesta che non sono state realizzate le strutture ed attività del tempo libero e c’è chi auspica che non vengano realizzate a Mondovicino ma in centro Mondovì... Questa incertezza nelle decisioni e nella visione strategica, non favorisce l’integrazione e rappresenta certamente un danno innanzitutto per i monregalesi.
D - È sufficiente l’attivazione di una linea di pullman per “avvicinare” la città a Mondovicino?
R - Oggi a Mondovicino lavorano circa un migliaio di persone e la linea di pullman è certamente un servizio utilizzato da molti di questi. L’intenzione iniziale era quella di creare una navetta che permettesse ai visitatori di Mondovicino di visitare Mondovì e le sue attrazioni senza dover spostare l’auto. Tuttavia finora non si è creato un pacchetto da offrire ai visitatori tale da invogliarli a recarsi a Mondovì.
D - Il commercio locale spesso percepisce la presenza del Parco come un concorrente favorito dal sistema della grande distribuzione. Secondo le premesse che hanno portato alla realizzazione di Mondovicino, dovrebbe essere il contrario. A tre e due anni dall’apertura dei comparti quali sono state le dinamiche in questo senso?
R - Innanzitutto so di molte realtà commerciali che non hanno affatto questa percezione ma in ogni caso questa domanda andrebbe girata a chi dispone dei dati relativi al commercio in centro città. Io posso solo dire con certezza che per quel che riguarda l’outlet i flussi provenienti dal bacino primario (20 minuti di percorrenza automobilistica) sono una minima parte dei flussi totali e quindi si sta esattamente verificando quello che era stato previsto nella relazione socio economica allegata al protocollo d’intesa. Le altre strutture commerciali (ipermercato, galleria e medie superfici) sono concorrenti di strutture analoghe che a Mondovì non c’erano, a parte alcuni supermercati, e hanno fatto rientrare sul territorio consumi che prima evadevano verso Cuneo, Savona e Torino.
D - Quale dovrebbe essere l’atteggiamento della città, del tessuto economico, nei confronti del Parco?
R - Io penso che Mondovicino sia una risorsa al servizio della città, dei suoi consumatori, dei suoi operatori economici e della sua forza lavoro e che quindi tutti questi debbano “sfruttarne” di più le potenzialità ciascuno per trarne beneficio nella propria sfera di interesse.


I privilegi
son duri
a morire

Con il federalismo fiscale buona parte dei Comuni del Sud ci rimetterebbero principalmente perchè non riuscirebbero ad adeguare i costi dei servizi al cosiddetto “fabbisogno standard”. Non si tratta certo di una notizia a sorpresa, ma adesso il dato è quasi “scientifico”, emerge, infatti, da uno studio del Partito Democratico realizzato sui dati della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale. Si tratta del confronto tra i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale (tassa di registro e tasse ipotecarie, l’Irpef sul reddito da fabbricati e il presunto introito che dovrebbe venire dalla cedolare secca sugli affitti). Dei Comuni presi in esame, 52 otterrebbero benefici (in buona parte quelli del Nord, più la Sardegna) mentre 40 ne verrebbero penalizzati, in buona parte quelli del Sud. Va detto che, al momento, non si hanno certezze sui tempi dell’attuazione di questi decreti, per cui al momento la discussione è “accademica”.
In realtà, inoltre, questo studio non tiene conto degli eventuali fondi di “solidarietà” che potrebbero venire attivati - così come prevede l’art.119 della Costituzione - attraverso un fondo perequativo, assegnato senza vincolo di destinazione. E neppure si fa cenno al fatto che i trasferimenti cancellati sono solo quelli relativi alle funzioni “trasferite” che dovranno venire coperte dagli introiti fiscali. In parole povere i Comuni meno virtuosi avranno, comunque una sorta di contributo ulteriore calcolato, però, in base al “fabbisogno standard”, sostanzialmente al reale costo dei servizi. E questo comporterà, comunque, minori introiti per le amministrazioni abituate a sperperare... e non credo che questo sia un male.
Inoltre il taglio riguarda solo i trasferimenti ordinari (per Mondovì 516 mila euro) che sono solo una parte dei trasferimenti globali.
Ma dall’analisi del Pd emerge un altro dato che merita di venire evidenziato: fra i Comuni più penalizzati, infatti, c’è Napoli che perderà il 61% dei trasferimenti, ma anche perchè Napoli oggi è il Comune che riceve i trasferimenti statali più alti: 668 euro per abitante di fronte a una media di 387. Tanto per la cronaca Mondovì riceve 163 euro per abitante.
Questo dato da solo evidenzia l’urgenza del federalismo fiscale: perchè i napoletani devono ricevere dallo Stato il doppio della media degli altri italiani? E perchè, ironia della sorte, il loro Comune, che in teoria dovrebbe essere il più ricco d’Italia, è fra i più scadenti nell’erogare i servizi? L’ingiustizia legata ai trasferimenti statali è risaputa e si fonda sull’assurdo concetto della “spesa storica”: chi spendeva di più (e, magari, sforava i bilanci) si vedeva in passato ripianare i conti a “piè di lista” portando sempre più in alto la spesa storica dell’ente, quella da cui si partiva per assegnare i fondi negli esercizi successivi. Insomma un premio a chi spreca e una punizione ai virtuosi.
Ma i “nemici” del federalismo fiscale (che sono, poi, gli stessi che per decenni non hanno fatto nulla per eliminare i privilegi di alcuni rispetto ad altri) ricordano che le maggiori risorse dello Stato verso alcune Regioni si giustificano nella logica di sostegno alle economie deboli. Un po’ il discorso delle assunzioni a raffica di “forestali” in Calabria. Inoltre si fa notare, a ragione, che talune zone hanno, per loro natura, un basso gettito fiscale per cui i tagli delle risorse statali non potrebbero mai venire ripianati dalla imposte versate dai cittadini. È per questo che si pensa ai fondi perequativi e a meccanismi simili, ma non è tutto: la restituzione ai Comuni di una più ampia facoltà impositiva, con quello che ne consegue sui meccanismi di controllo, può essere un’efficace strumento nella lotta all’evasione fiscale.
Pensate soltanto all’abusivismo e ai redditi Irpef da fabbricati evasi. Un Comune la cui “ricchezza” dipende quasi esclusivamente dalle imposte diventa uno straordinario “castigamatti” verso gli evasori.
Del resto tutti sanno che ci sono due soli modi per diminuire le tasse: combattere gli sprechi e scovare gli evasori, entrambi gli obiettivi si colgono quando c’è un interesse diretto dell’ente locale. Questo non toglie che restino irrinunciabili le politiche di solidarietà verso le zone deboli del Paese, ma la solidarietà non ha senso verso chi spreca e verso chi evade. Non a caso il fondo perequativo ha una durata limitata nel tempo allo scopo di costringere tutti a mettersi in regola.
Infine una curiosità: i soli capoluoghi del Nord che ci rimetterebbero col federalismo fiscale sono Genova e Torino, proprio le due grandi città più vicine a noi.

Claudio Bo