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Ceva, io medico guarito dal virus, ora parto con il "Soccorso nonno covid"

INTERVISTA a Gino Raia che riprende la sua attività professionale

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Ceva, io medico guarito dal virus, ora parto con il "Soccorso nonno covid"

Il medico Gino Raia nella sua casa, a Ceva, quando era in quarantena

Gino Raia, medico di base con studi a Ceva e Lesegno è guarito dal Covid-19. A marzo aveva contratto il virus, probabilmente durante la sua routine ambulatoriale, destando grande preoccupazione tra i suoi mutuati.  La quarantena, l’isolamento e la paura non sono però riusciti a fiaccare il suo animo. Instancabile come sempre, non ha tardato a ricominciare a lavorare e in breve tempo ha messo in piedi un nuovo progetto di solidarietà : “Soccorso nonno – covid”.

Come sta dottore?

«Sto bene. Ho solo voglia di lasciarmi questo brutto periodo alle spalle e voltare pagina, e non c’è modo migliore per farlo che ricominciare a lavorare. Così già lunedì scorso ho riaperto l’ambulatorio e ripreso con le visite a domicilio»

Com’è stato il periodo di isolamento?

«Come detto, voglio lasciarmi tutto alle spalle, ma posso dire di aver ricevuto tanta solidarietà e tanto affetto, sia direttamente via telefono che tramite la dottoressa che mi a sostituito in questo periodo.»

Sono cambiate le modalità delle sue visite?

«Ovviamente sì. In ambulatori ricevo solo su appuntamento con obbligo per i miei pazienti di presentarsi con mascherina e guanti . Calcolo una mezz’ora per ognuno, così da avere anche il tempo di sanificare l’ambiente dopo ogni visita, e al contempo evitare assembramenti nella sala d’aspetto.

La settimana scorsa ho anche ripreso le visite a domicilio. Dopo 54 giorni i miei mutuati che sono costretti a letto sentono proprio la mancanza mia e di un rapporto umano col proprio medico. Quando mi reco da loro cerco sempre di fare un triage telefonico per accertarmi che non presentino stati febbrili, perché ammesso che io sia ormai immune potrei comunque trasferire il virus ad altre persone. Ora il mio obbiettivo è riuscire a visitarli tutti nel minor tempo possibile, so che mi stanno aspettando.»

Ora che siamo nella fase 2  nei suoi pazienti vede più paura o più fiducia nel futuro?

«Io noto che mantengono tanta attenzione ma mostrano anche tanta fiducia ora che è diminuita virulenza.

 Io comunque continuo a far passare il messaggio che chiunque può ancora essere il veicolo di infezione ed è necessario non abbassare la guardia. Vengo per fortuna ascoltato: tra i miei mutuati alcuni si sono perfino costruiti le mascherine con le proprie mani. »

Possiamo quindi affermare che il Dottor Raia è tornato a pieno regime?

«Forse anche più di prima. Durante il mio periodo di isolamento mi sono ripromesso che avrei aiutato tutte le persone che si sono trovate nella mia stessa condizione e magari erano già senza un lavoro o senza un reddito adeguato ad affrontarla.

Così ho attivato il “ Soccorso nonno covid” che segue le orme del “soccorso nonno”, già attivo grazie all’aiuto di alcuni immigrati ,ospiti delle strutture di zona, che consegnano a domicilio le ricette di cui gli anziani hanno bisogno.

Che tipo di servizio è?
Il nuovo servizio nasce in collaborazione con le suore e i volontari del gruppo vincenziano più altri privati cittadini; raccogliamo generi alimentari di lunga conservazione insieme a qualche medicinale da banco come la Tachipirina e li consegniamo a domicilio alle persone e alle famiglie bisognose, italiane e non, residenti a Ceva e Lesegno. Cerchiamo di dare la precedenza a quelle che per qualche motivo burocratico non hanno potuto usufruire degli aiuti comunali. È un piccolo gesto, quasi simbolico, ma che crea una solidarietà che io trovo bellissima , specialmente perché cresce col contributo dei miei stessi pazienti.  Venerdì avverrà la prima consegna con l’aiuto delle Suore Vincenziane: pasta, riso, olio e scatolame. Poi continuerò ancora con gli immigrati : in molti hanno cominciato il loro percorso di integrazione facendo volontariato con me, poi quando hanno sostenuto i loro colloqui di lavoro sono stato felice di far loro “da garante” con i datori di lavoro.  Tengo a ringraziare pubblicamente il dottor Muzzulini che grazie alla sua Inlus Abacus ci ha fornito una cinquantina di pacchi da consegnare nei prossimi giorni.»

 

 

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