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Covid, Assessore Icardi (Regione): «Vaccinazione Garessio ed Ormea esempio virtuoso - Protocollo cure domiciliari aggiornato: antinfiammatori, vitamina D e idrossoclorichina»

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Covid, Assessore Icardi (Regione): «Vaccinazione Garessio ed Orma esempio virtuoso - Protocollo cure domiciliari aggiornato: antinfiammatori, vitamina D e idrossoclorichina»

Nella foto, la vaccinazione nella palestra di Garessio

Vaccinazione anti covid, i due esempi di Garessio ed Ormea lodati dall’assessore alla Sanità Luigi Icardi, della Regione Piemonte, per organizzazione ed efficacia. Riportiamo le sue dichiarazioni qui di seguito.

«Il successo della giornata vaccinale di Garessio e Ormea – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi - dimostra che il sistema basato sull’’impiego dei medici di famiglia sul territorio è perfettamente in grado di vincere la sfida dell’immunizzazione di massa. La condizione fondamentale rimane legata alla disponibilità dei vaccini. Se ci sono i vaccini, siamo in grado di vaccinare. Abbiamo messo in campo il modello già impiegato nell’ultima campagna antinfluenzale, quando i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono riusciti a vaccinare quasi un milione di piemontesi in meno di due mesi. In tutti i piccoli Comuni, che sono il tessuto portante del Piemonte, esistono una palestra, un medico di famiglia, un sindaco volenteroso, un’associazione di Protezione civile che, insieme alle Asl, possono far fronte alle necessità vaccinali nel migliore dei modi. Gli strumenti ci sono, il Piemonte è stata la prima Regione a siglare l’accordo con i medici di medicina generale».

E sulle ultime novità della medicina territoriale ancora l’assessore Icardi:

«Con l’aggiornamento del protocollo delle cure domiciliari, introduciamo l’utilizzo dell’idrossiclorochina nella fase precoce della malattia, insieme a farmaci antinfiammatori non steroidei e vitamina D. In più prevediamo la possibilità di attivare “ambulatori Usca” per gli accertamenti diagnostici altrimenti non eseguibili o difficilmente eseguibili al domicilio, ottimizzando le risorse professionali e materiali disponibili. Vogliamo evitare che i ricoveri, così come le degenze prolungate oltre l’effettiva necessità clinica delle persone che possono essere curate a domicilio, vadano a determinare una consistente occupazione di posti letto negli ospedali e l’impossibilità di erogare assistenza a chi versa in condizioni più gravi e con altre patologie di maggiore complessità. Fin dalla prima ondata, un anno fa, abbiamo riscontrato che in molti casi il virus si può combattere molto efficacemente curando i pazienti a casa. Siamo stati forse i primi in Italia a dotarci di un protocollo di presa in carico dei pazienti covid a domicilio da parte delle Unità speciali di continuità assistenziale, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Sono formalmente coinvolti tutti i soggetti sanitari operanti sul territorio, dalle Asl alle prefetture, alle organizzazioni di categoria dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta».

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