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Viaggi

Dino Bonelli in Baltistan

con la spedizione che salirà

il Gasherbrum II a 8035mt

INTERVISTA - Al fotografo ed atleta di Prato Nevoso in Pakistan con Mauri Basso, di Prea

  Incontro Dino Bonelli, fotoreporter di sport e viaggi, a Breo. È uno dei pochi “pratonevosini doc”, super sportivo già di suo e molto sovente approfitta di imprese altrui per seguirle e fotografare, curiosare, viaggiare nei più sperduti angoli del mondo. Con quasi 140 differenti Paesi visitati si può quasi dire che il mondo l’abbia visto tutto, ma lui a quest’ affermazione non piace, dicendo che ne ha “sfiorato solo una parte”. È appena uscito da “Atmosfera Vacanze”, la sua agenzia di fiducia, in realtà quello che lui simpaticamente chiama il suo secondo ufficio, là dove programma le tante trasferte in giro per il mondo. Dino è appena rientrato dal Pakistan, dove ha seguito gli amici, Mauri Basso di Prea (Roccaforte Mondovì) e Cala Cimenti, di Torino, fino quasi al campo base del Gasherbrum, da cui i due, insieme ad altri di varie nazionalità, nei prossimi giorni tenteranno la salita al G2 (Gasherbrum II – 8035mt).

Accetta di raccontate la sua ultima esperienza di fronte ad un caffè. Ed è subito avventura.

Da che zona del Pakistan arriva?

Dal Baltistan, la regione più settentrionale del Pakistan, confinante con la Cina e l’odiata India. Un territorio arido e povero, quasi del tutto montuoso le cui alte cime innevate e le grandi desertiche vallate compongono la mastodontica catena del Karakorum. Si atterra a Skardu, il capoluogo regionale, una sgarrupata cittadina di 40.000 anime ai 2200 metri di quota. Da qui, risolti alcuni problemi burocratici per i permessi d’ascesa, siamo partiti per il primo trasferimento, in fuoristrada: 100 chilometri di strade sterrate e franose che s’incuneano in una valle infinita. Sette ore di puro terrore con tratti talmente stretti e strapiombanti che gli autisti ci hanno chiesto di scendere e andare a piedi per evitare disastri qualora la strada, decisamente friabile, non avesse tenuto il peso dell’auto.

Lei sta sorridendo, ma leggo negli occhi che sul posto, invece, c’era ben poco da ridere. Vada avanti.

Dopo diverse peripezie, di cui un guado a piedi per interruzione della carreggiata da parte di una frana e quindi conseguente cambio di fuoristrada, siamo arrivati ad Askore. Questo è l’ultimo avamposto umano del nostro percorso, un villaggio di montagna con mezzo migliaio di abitanti le cui donne lavorano nei campi e gli uomini sono portatori per le varie spedizioni che obbligatoriamente passano da qui e s’inoltrano nella lunga valle del Baltoro....

 

La continuazione dell'articolo sull'edizione cartacea di "Provincia granda"

IL FONDO
Confesso. Ho atteso prima di scrivere questo commento, perchè nell’immediatezza dei fatti della scorsa settimana temevo di non essere ...