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La zampa

 - "CAN CHE ABBAIA" -

Rubrica per i nostri amati animali, ma soprattutto per i padroni

(a cura di Maurizio Luppi, disponibile al 3358341510)

Conosciamo i cani per conoscere noi stessi

La relazione col cane ha molteplici aspetti e sono tutti positivi, essendo migliorativi per la nostra vita psico-fisica. Abbiamo modo di conoscere più a fondo noi stessi confortati dalla stima che il nostro cane ha di noi, e che manifesta con il suo amore sviscerato che ci dimostra. Ma l'aspetto forse più importante è quello di vedere le cose dal suo punto di vista, che viene dalla maggior parte delle persone trascurato, in quanto non ne sono consapevoli. Il cane ha un suo particolare posizionamento nel mondo, del tutto differente dal nostro, infatti prevale in lui l'aspetto olfattivo per ottenere le informazioni, mentre l'uomo utilizza quello visivo.

Inoltre non usa il giudicare ma il discriminare, ossia predilige ma non privilegia, dando quindi il medesimo valore alle cose, anche se poi non tutte lo interessano. Per il cane la modalità è soprattutto quella emozionale, e in questo sembra seguire la definizione orientale che per vivere è necessario nutrirsi di cibo, di aria e di emozioni appunto.

A queste seguono naturalmente i sentimenti, e qui noi uomini cadiamo nel trabocchetto dell'antropomorfismo. Infatti noi crediamo che li provino alla nostra stregua ma non è affatto così, ragion per cui travisiamo il loro mondo e modo di essere. Forse è una nostra intima necessità per sentirli a noi vicini, mentre così facendo perdiamo una opportunità di arricchimento, non attingendo alla loro scala di valori. È davvero difficile vedere il mondo dal loro punto di vista, ma produce risultati benefici per cui ne vale davvero la pena sforzarci per riuscirvi.

Alla prossima l'approfondimento, grazie.

 

Le selezione? L'ha fatta l'uomo

La selezione del cane in razze è moderna, risale appunto alla seconda metà dell'ottocento e furono gli inglesi e i tedeschi ad iniziarla.  Fu fondato il Kennel Club, un organismo con regolamenti e dettami per fissare le diverse qualità di specie, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto esteriore.  Prima di allora non si dava tanto importanza alla bellezza morfologica, quanto al carattere e alle doti specifiche per un dato tipo di attività, puntando soprattutto ad una sana e robusta costituzione fisica.  Era quindi una modalità quasi pari a quella che effettua la natura, che tende ad eliminare quei difetti che pregiudicano la vita. Tare e malattie ereditarie non venivano replicate poiché c'era la varietà delle linee di sangue, per cui il carattere recessivo era automaticamente estinto da quello dominante.          Appare così evidente che la riproduzione indirizzata a “costruire” individui con caratteristiche estetiche rispondenti a rigide regole, porta a far accoppiare cani con parentela stretta, questa pratica è detta imbreeding. 

Così facendo nascono animali che corrispondo per forma, dimensione e colore del manto ai canoni preposti, ma al tempo stesso riportano anche il carattere recessivo che è sempre di decremento per la sua stessa salute.

Oggi i veterinari hanno libri dove per ogni razza sono raccolte le malattie relative, in quanto sono ormai in loro connaturate.

Mettere in modo proditorio la mano umana in sostituzione di quella della natura, anche in questo caso produce gravi conseguenze, sia per i cani che sono condannati ad una vita di sofferenza, e così per i loro proprietari.    Razze sì ma con maggior riguardo alla salute piuttosto che al guadagno.   Grazie.

Il lupo, il proto-cane e il cane

Quando si tratta l'argomento cane estendendolo ad un ambito di maggior respiro, viene naturalmente da parlare anche di noi uomini, non quale paragone ma per analogia.  Il passaggio dall'uomo primitivo, secondo le diverse fasi ed evoluzioni, per arrivare a ciò che siamo oggi, ha avuto sempre e solo un animale a lui vicino, e questo è appunto il cane. Tale contiguità spiega la ragione per cui molti di noi sentono l'esigenza di avere un cane al loro fianco, altrimenti la loro vita sarebbe più che vuota, bensì incompleta. È il lupo il progenitore del cane come ben sappiamo, quel lupo che secondo le teorie più attendibili si è da sé avvicinato all'uomo, per poi auto-addomesticarsi. Il lupo è però un animale selvatico, fiero, maestoso e regale nella sua essenza, direi selvaggio per antonomasia, per cui volendosi avvicinare all'uomo si è trovato a dover risolvere un problema.La sua indole e le sue caratteristiche di specie non solo non permettevano tale convivenza, ma nemmeno la motivavano, peraltro non ne aveva nessuna necessità, ma lui sentiva che si doveva in qualche modo realizzarla. Da qui la trasformazione dapprima nel proto-cane e poi nel cane stesso, ed in questo caso più che definirla una evoluzione parrebbe più appropriato vederla come una sublimazione. Infatti alcune doti venivano affinate, ed altre facoltà andavano ad accompagnarle in modo consono, per cui è sì la matrice quella del lupo, ma quello che ne è nato è un individuo ben preciso e a sé stante. Il lupo doveva rimanere tale e non poteva stare con l'uomo se non quale sua propaggine, da qui poi nel tempo l'uomo lo ha via via selezionato, ma ne parleremo nel prossimo articolo.   Grazie.

Fornire una chiave interpretativa al disequilibrio del cane

Si diceva del mondo psichico dei cani, e dell'importanza di esso per il suo equilibrio nonché per il suo benessere. Lo scopo che ci dobbiamo prefiggere è di rendere la sua vita appagante e felice, e per riuscirci dobbiamo soddisfare i suoi bisogni, che non sono solo quelli materiali.

Dotato di cervello, il cane possiede quindi la sfera razionale e quella emozionale-istintiva, il conscio e l'inconscio.

A seconda delle esperienze vissute e degli stimoli ricevuti sin da cucciolo, si è determinato il suo carattere, ossia l'assetto mentale che determina la sua rappresentazione della realtà ed il suo posizionamento nel mondo.

Le neuro scienze riconoscono anche nelle cosiddette motivazioni di razza dei set neurali, per cui nessun problema è irrisolvibile se si agisce su di essi, ossia sul cognitivo.

L'eccessiva timidezza così come l'atteggiamento aggressivo rappresentano esperienze incomplete, il cane in questione quindi non possiede le competenze adeguate per trovare una strategia alternativa alla chiusura in se stesso, oppure alla reazione d'attacco.

In entrambi i casi il suo mondo psichico è in uno stato di ansia e di preoccupazione, esiste in lui una situazione di disequilibrio per cui il relativo comportamento, essendo la manifestazione emozionale di quanto prova in quel momento, ha modi e toni impropri ed esagerati.

La soluzione è nel dare nuove competenze che colmino le lacune, per cui aumenta l'autostima e la sicurezza, e dopo si può agire sul suo assetto mentale perché lui stesso possa vivere le situazioni in modo sereno anziché ansioso.

Ovviamente rispettando le sue istanze, che sono sempre individuali.   Grazie.

I nostri cani: i diritti oltre che i bisogni

Il cane questo (s)conosciuto, così spesso presento le mie serate di divulgazione cinofila, perché mi sono reso conto che sono molte le cose che non conosciamo.

Ma a parte le nozioni tecniche e specifiche, risulta oltremodo difficile capacitarsi del fatto che pur essendo diverso, non è diseguale da noi. Tutti ci rendiamo conto che prova i nostri sentimenti, e più spesso gli attribuiamo le stesse emozioni, come gelosia, invidia, vergogna e senso di colpa, ma non è proprio così.

Il fatto che il cane e gli animali tutti siano senzienti (capacità di provare sentimenti), è stato anche sancito dalla Comunità Europea nel Trattato di Lisbona del 2007, questo in ragione di una maggior sensibilità nei loro confronti, relativamente ad una gestione rispettosa nei riguardi non solo di quelli da lavoro o da compagnia, ma soprattutto degli animali da reddito.

Questo è un buon passo per riconoscergli oltre ai bisogni i loro diritti, e nel tempo l'opinione pubblica si sensibilizzerà per poi influenzare le persone del settore degli animali da reddito ad un diverso modo di gestirli, appunto nel rispetto.

Ma nel nostro piccolo, che abbiamo un animale domestico da compagnia, possiamo fare delle cose importanti, ad esempio comprendere che non siamo i proprietari del nostro cane, bensì i tutori.

 La proprietà concerne gli oggetti e non le creature, delle quali noi siamo peraltro responsabili, poiché dipendono da noi in tutto e per tutto.

Questo articolo anticipa il prossimo nel quale parlerò del mondo psichico dei cani, altro aspetto ai più sconosciuto ma determinante per una buona convivenza reciproca.

È la chiave infatti per meglio interpretarlo ma soprattutto per amarlo veramente, fornirgli cioè ciò di cui ha bisogno per vivere felice.

Loro ci scelgono, ed è magia!

“E prenditi un cane! Così quando fai le tue passeggiate solitarie, hai una compagnia, e ti diverti di più!” disse la figlia.

         Nel profondo del cuor suo lo desiderava, ma non avendone mai avuti, non sapeva decidersi: “Sarò in grado di occuparmi di lui?”, questo era il vero problema.

         Finché un giorno, durante una escursione con gli sci di fondo, vide una roccia che sembrava essere un cane di profilo, quindi si fece una foto con quella di sfondo e la mandò alla figlia.

         “Vedi che alla fine ho seguito il tuo consiglio?”, le scrisse per canzonarla bonariamente.

         “Scherza pure, ma quello è un segno: prenditi un cane!” replicò allora lei.

         La realtà supera sempre la fantasia, e il cuore delle donne vede sempre molto lontano, come dimostra quello che successe alcuni giorni dopo.

         Tornato su quel percorso che lui amava per il paesaggio e la sensazione di pace che gli procurava, arrivato al punto in cui si fece la foto, c'era su un cumulo di neve un cane, anzi un cucciolo di cane che guaiva.

         “Poverino! Lo avranno abbandonato? Cosa faccio? Non posso portarmelo a casa...”, così si tormentava.

         Tornato a casa con quel pensiero fisso, cenò e poi andò a dormire, ma non fu un sonno tranquillo.

         Di buon ora, il mattino dopo tornò là, con addosso una agitazione che potete ben immaginare.

         E lui era ancora lì, che teneramente guaiva e pigolava, pur essendo un cane.

         Il dado era tratto, il destino era segnato, per cui lo tolse delicatamente dalla neve ghiacciata, e tenendolo all'interno del suo giaccone, tornò a casa con una creatura indifesa, che comunque era sopravvissuta sino a quel momento.

         Nulla avviene per caso, e sono sempre i cani a scegliere noi al momento giusto.

         È la loro magia.   Grazie.

Due storie vere

In questa “pillola” ed anche in quella della prossima settimana, racconterò due storie vere di cui sono venuto a conoscenza.

         Era autunno inoltrato, quando una sera la coppia si accorse che era entrato nel loro giardino un cane, presumibilmente randagio.

         Essendo entrambi amanti degli animali e dei cani in particolare, uscirono per portargli del cibo, ma lui alla loro vista subito scappò.

         Un po' delusi da questo avvicinamento non riuscito, decisero di lasciare comunque lì a terra la ciotola.   Al mattino dopo la trovarono vuota: la notte il cane era tornato per mangiare quanto gli avevano offerto precedentemente.

         Felici di poterlo così aiutare, mantennero questa abitudine di lasciare cibo e acqua, poi sempre più vicino alla casa, infine al giorno e non più alla sera.

         Gli costruirono una sorta di cuccia, affinché lui potesse ricoverarsi per dormire, al riparo dal freddo dell'inverno.

         Come prevedibile, conquistata la sua fiducia, col tempo divenne il loro cane, che li accompagnava sempre e ovunque, e così per diversi anni, finché durante una settimana bianca, lui si allontanò senza più fare ritorno.

         Disperati lo cercarono nei dintorni, ma solo alla sera lo vedevano apparire: da lontano li guardava.

         Dovendo alla fine rientrare a casa e al lavoro, incaricarono un conoscente per proseguire la ricerca.

         Alcune settimane dopo fu ritrovato nel bosco morto, ma senza essere straziato dai lupi, quasi un rispetto speciale che meritava di essergli da loro serbato.

         Scelse alla fine la libertà?

         O forse sapendo di essere a fine vita, voleva cessare la presenza terrena nel suo ambiente naturale?

         In tutti i casi una cosa è certa: per sette sere da lontano li salutava e li ringraziava.

         Grazie.

L'esplorazione contiua del nostro amico

Chi mi legge con assiduità, oramai si sarà abituato alle considerazioni, a volte controcorrente e a volte magari bislacche, che in queste “pillole” io descrivo.

         Ma questo mio approccio fa parte di una corrente di pensiero che oggi sta prendendo sempre più piede, anche se a volte è strumentalizzata per fini diversi dal produrre benessere al cane ed al suo tutore.

         Sta a noi accorgerci della genuinità o meno di quanto ci viene proposto.

         Detto questo, ecco per voi un nuovo spunto su cui riflettere.

         Per l'animale umano il senso con cui esplora e conosce quanto gli sta attorno, è la vista, per cui è un mondo primariamente visivo, che descriverà poi a sé e agli altri.

         Tale descrizione sarà di tipo narrativo, quindi attraverso la prosa: saranno una serie di frasi e parole che in successione razionale e logica, disegneranno il paesaggio ed il suo contenuto.

         Per l'animale cane il senso utilizzato principalmente è invece quello dell'olfatto, solo dopo, e non sempre, andrà a completare l'esplorazione con la vista.

         Quello che riceve da tale operazione olfattiva, non saranno figure ben definite ma limitate dal loro contorno fisico, bensì innumerevoli odori e sentori.

         Ciò determina una serie di emozioni in risposta agli stimoli avvertiti, ed essendo le emozioni fattori irrazionali, il modulo descrittivo più efficace non sarà quello della prosa, bensì quello della poesia.

         La naturale deduzione che ne consegue, è quella che il mondo umano è di tipo prosaico, mentre quello canino è un mondo poetico.

         Mi rendo conto che questa mia è una forzatura, ma perché nonostante ciò, non provare a vedere le cose con gli occhi del cane, cercare cioè un diverso modo di essere e di vivere?   Grazie.

Il "cane trasversale"

 Il cane è una creatura che tocca le più diverse persone, è quindi trasversale, senza limitazioni di sorta, e questo in ragione del fatto che parla il linguaggio universale, quello delle emozioni.

         Quando torniamo a casa dopo una giornata di impegni o di lavoro, ci spogliamo della divisa e della maschera che abbiamo finora indossato, non avendo più bisogno di recitare un ruolo sociale.

         Non dobbiamo rendere conto a nessuno, e inizia il dialogo interiore, fatto di entusiasmi o delusioni, e ripensando a quanto avvenuto nel recente o remoto passato, iniziamo a fare i conti anche col futuro, a volte con speranza, ma più spesso con timore.

         Se c'è un cane ad accoglierci però cambia tutto.

         E abbaia, ci salta addosso, ci fa le feste, e con quella sua coda scodinzolante, quale scopa magica, spazza tristezze, fatiche e preoccupazioni.

         Ci fa tornare al momento presente, che è poi l'unico di cui disponiamo: il passato non c'è più e non torna, il futuro deve ancora arrivare.

         Anche se il presente è il solo tempo importante, troppo sovente siamo immersi nel passato o proiettati nel futuro.

         Cambiando punto di vista e approccio nella relazione col cane, ognuno di noi può solo avere enormi benefici.

         Vediamolo come vettore per giungere a più alte vette, come conforto emozionale, come amico sincero con cui trascorrere momenti pigri o di gioco, alleato in ogni nostra impresa, sostegno costante in qualsiasi fase della nostra vita, se di successo o di fallimento a lui non importa.

         Il cane è molto di più che essere semplicemente un cane: è una guida, un modello, un insegnante, e chiamiamolo pure la guardia del corpo e dello spirito, se non ce la sentiamo ancora di dire che è il nostro angelo custode.   Grazie.

 

Il cane ci osserva molto più di quanto facciamo noi con lui:

spesso risultiamo incomprensibili ai suoi occhi

L'approccio cognitivo relazionale è l'evoluzione dei metodi educativi precedenti, e si basa sulla conoscenza del cane e sulla considerazione delle sue capacità cerebrali ovvero intellettive.  Quanto ho scritto finora in questi appunti settimanali, segue tale linea, ma aggiunge il fattore emozione in qualità di energia.

Sarebbe infatti un metodo freddo e meccanico, magari efficace, ma senza la forza delle emozioni e del sentimento non riesce a raggiungere il suo massimo livello. Il cane comunica costantemente con noi, ci osserva con molta più attenzione di quanto noi facciamo con lui, e spesso risultiamo incomprensibili ai suoi occhi perché non siamo chiari oppure contraddittori. Pretendiamo di essere capiti senza prima noi capire, e spesso purtroppo siamo intolleranti, per cui il cane rimane confuso, anche se ci ama comunque e nonostante. Dermiamoci un attimo, vediamolo come co-protagonista della nostra vita e non come comparsa, così daremo maggior valore a lui e al tempo stesso anche a noi. Il cane tende ad ottenere benessere e felicità, adattandosi ma non rassegnandosi, e se ci pensiamo bene è quanto dovremmo fare anche noi. Per questo l'ho definito nel precedente articolo il nostro maestro e il nostro modello, ma per imparare quanto è scritto in un libro lo dobbiamo leggere sino in fondo, ma soprattutto lo dobbiamo capire.          Il sapere senza la comprensione non vale un gran ché, osserviamolo quindi e cerchiamo di provare quello che prova lui, e non soltanto voler sapere perché fa una determinata cosa, ma poniamo maggiore attenzione al come la fa, e avremo continue sorprese.  Grazie.

 

Le incomprensioni generano equivoci

Superare la visione meccanicistica cartesiana, ovvero che il cane è una bestia dotata di solo istinto e priva di qualsiasi emozione, apre un orizzonte assai più ampio, ed in questo contesto si può parlare di comunicazione empatica. Infatti, se consideriamo il cane diverso da noi ma non diseguale, se ci poniamo sul suo stesso piano, riusciamo ad entrare nel suo flusso emotivo e quindi agiamo di conseguenza. Le incomprensioni generano equivoci, e la pretesa di avere un semplice ed efficace manuale d'uso non porta alla relazione. E la relazione è comunicazione in ricezione e trasmissione.Quindi è sì importante conoscere le sue origini e le sue dinamiche, riferirsi agli studi scientifici che hanno rivoluzionato l'ambito culturale in cui era da sempre collocato il cane, ma la vera chiave di volta sta appunto nella comunicazione, nello scambio emozionale. Quando mi chiedono di insegnare al cane il richiamo, io dico sempre che l'unico modo efficace perché lui venga da noi senza esitazioni è quello di farlo innamorare follemente di noi. Il cane innamorato di noi farà sempre ciò che noi desideriamo, aderirà alle nostre richieste perché vuole farci piacere, essendo noi la persona che lo ama e soddisfa i suoi bisogni, il fulcro del suo mondo emozionale.

Amare per essere amati, soddisfare per essere soddisfatti: è tutto molto semplice anche se complicato, ma se usciamo dagli schemi del comando e del capobranco, sarà tutto naturale e di conseguenza. La relazione èuna scoperta quotidiana e si costruisce momento per momento alimentandola sempre,

il nostro cane è il nostro maestro e il nostro modello, la sua essenza pura ed essenziale è infatti da emulare nella nostra vita. Grazie.

 

Entrare in empatia con il cane:

le sue emozioni sono le nostre

Secondo antiche leggende, agli albori della loro relazione, il cane parlava con l'uomo, ma dopo aver subito un torto da lui ha cessato di farlo.

         Anche se suggestiva, questa versione è assai improbabile, mentre siamo autorizzati a pensare che un tempo l'uomo capiva il cane e gli altri animali molto più rispetto ad oggi.

         Da studi scientifici antropologici, sappiamo che il cervello dell'uomo primitivo era strutturato maggiormente a livello inconscio che razionale, motivo per cui gli scambi energetici delle emozioni non erano filtrati da quella parte, quindi più diretti.

         Tra parentesi aggiungo che spesso il discorso parlato è causa di equivoci e di incomprensioni, quando dovrebbe essere il contrario.

         Entrare nel flusso emotivo dell'altro è invece privo di queste trappole, e tale partecipazione viene definita empatia, cosa ben diversa dalla compassione.

         Con l'empatia noi diveniamo l'altro, partecipiamo alle sue emozioni come fossero le nostre, la compassione ci porta invece ad una partecipazione dall'esterno, mantenendo distinto il proprio sé da quello altrui.

         I cani sono creature altamente empatiche, ed essendo per di più dotati di un fenomenale fiuto che discrimina anche i feromoni, ci legge perfettamente, e noi siamo impotenti nel simulare o dissimulare diversamente.

         Essendo lo spazio a disposizione ridotto, proseguirò nel prossimo articolo nella presentazione del modello comunicativo empatico che possiamo usare per capirlo e farci capire, e così migliorare la qualità della nostra relazione quotidiana con lui, e utilizzare al meglio gli strumenti dell'approccio cognitivo relazionale.

         Essendo ogni cane un individuo a sé stante,  potete contattarmi al 3358341510 per un incontro diretto col vostro cane, e io sarò a vostra disposizione a titolo gratuito. Grazie.

 

I nostri cani: solidarietà, alleanza e condivisione

Affermare che il cane rispetto a noi è diverso ma non diseguale, ha di fatto delle conseguenze logiche  che bisogna chiarire. Ci hanno da sempre detto che al mondo vige la legge del più forte, “pesce grosso mangia pesce piccolo”e via dicendo... Al tempo stesso sappiamo che le cose non sempre stanno così, nonostante ciò non comprendiamo che in Natura il nostro sistema non è rappresentato, in Natura vige infatti il sistema del funzionale e del non funzionale.

La forza è quindi un elemento che inseriamo noi uomini e da qui riteniamo la vita una lotta per la sopravvivenza:“mors tua, vita mea”. Esistono senz'altro le prede e i predatori, poiché c'è l'esigenza di mantenere l'equilibrio, ma in alcune occasioni i predatori mostrano atteggiamenti di solidarietà, alleanza e condivisione nei confronti delle prede, leonesse che allevano cuccioli di scimmia rimasti orfani ad esempio.

Solidarietà, alleanza e condivisione sono principi nobili che appartengono agli animali quale caratteristica genetica, e così vale per i cani. Essere diversi da noi ma non diseguali significa che non esiste il predominio di uno sull'altro, nemmeno una condizione di superiorità e di inferiorità, e pensare  ciò fa sì che avremo con i cani una relazione naturale, ossia di scambio. Lo scambio infatti è la colonna portante della relazione, e lo scambio più ricco e profondo è quello emozionale, condividere momenti e spazi insieme, ad esempio guardarsi e intendersi senza equivoci, appagati della reciproca presenza.

Per maggiori approfondimenti o consigli,  potete contattarmi al 3358341510 ed io ne sarò lieto, e ricordo che il primo incontro è sempre gratuito. Grazie.

Il cane ci ama per come siamo

A seguito di quanto trattato nell'articolo precedente, ovvero della relazione col cane quale risorsa e non solo come onere, vi sono ancora alcune cose da aggiungere. La nostra vita può evolvere e quindi arricchirsi se avvengono dei cambiamenti, altrimenti è solo una ripetizione di atti e momenti, per cui detenere un cane, seguire le sue dinamiche e adeguarci ad esse, è un motore più che un pretesto.

         A livello emozionale interviene in modo profondo, infatti induce positività e benessere: il cane, presente in modo gioioso e collaborativo al nostro fianco, delinea quegli scenari in cui depressione e tristezza perdono valenza. È risaputo che la pet therapy cura e risolve situazioni che altrimenti sarebbe più difficile risolvere, infatti la relazione col cane stimola emozioni positive che altro non sono che le energie che ognuno di noi possiede, ma in certe condizioni non riesce a tirare fuori. Inoltre doversi occupare di lui, ci fa sentire utili e importanti, ci impegna in azioni che vengono ripagate abbondantemente dal suo amore nei nostri confronti, amore puro e indipendente: il cane ci ama per come siamo, e non come vorrebbe che fossimo.

         Dobbiamo però essere consapevoli che noi rispetto a lui siamo diversi ma non differenti, ovvero metterci sullo stesso piano senza velleità di superiorità e di potere, e questa è la condizione indispensabile per la relazione, sentirsi allineati porta infatti all'intesa. Certo potremmo anche commettere errori, ma gli errori sono inevitabili ma necessari per poter fare bene in futuro. 

Per maggiori approfondimenti o consigli,  potete contattarmi al 3358341510 ed io ne sarò lieto, e ricordo che il primo incontro è sempre gratuito.

        

 

Ecco perchè non esiste un cane cattivo, ma un cattivo proprietario

Il cane domestico, l'amico leale che abbiamo al nostro fianco, durante il corso della sua vita con noi ha a sua disposizione ben poche scelte autonome, siamo noi che decidiamo cosa e quando mangiare, così per i suoi bisogni fisiologici deve attendere il momento della passeggiata, come e quando giocare e via dicendo.          La sua auto realizzazione, l'apice della piramide di Maslow, dipende quasi esclusivamente da noi e dobbiamo esserne consapevoli e responsabili.

Soddisfare i suoi bisogni ed assecondarlo, oltre ad essere un nostro dovere nei suoi confronti, è la condizione necessaria per il benessere di entrambi, questo il motivo per cui si dice che non esiste un cane cattivo, ma un cattivo proprietario. Avere l'approccio cognitivo relazionale, è senz'altro un buon metodo educativo, e anche se la definizione sembra essere complicata, non è poi difficile metterlo in atto. Certamente dobbiamo scardinare quelle credenze che lo fanno apparire quasi una macchina e non una creatura al pari nostro, è difficile ma non impossibile.

Le recenti scoperte scientifiche sul suo cervello ad esempio ci aiutano molto: sappiamo infatti che è una creatura pensante e non in balia del solo istinto, e  sapere che anche lui possiede un mondo psichico, ovvero il suo comportamento è determinato dagli stimoli ricevuti nonché dalle capacità di affrontare e risolvere i problemi, ci indica come incrementare la sua auto stima.

Nell'aiutarlo a crescere cresciamo anche noi, e l'esperienza di vita col cane, se condotta non superficialmente ma consapevolmente, è tra le più importanti, una grande opportunità insomma.

Per maggiori approfondimenti o consigli,  potete contattarmi al 3358341510 ed io ne sarò lieto, e ricordo che il primo incontro è sempre gratuito.

Prima educare noi stessi,

poi entrare nel suo mondo con passo leggero

La ragione per cui ho dedicato molto spazio parlando della piramide dei bisogni di Maslow, sta nel fatto che un cane felice è un cane educato, ovvero difficilmente manifesterà problematiche comportamentali e relazionali. Quindi questo è nella maggior parte dei casi, l'intervento da applicare per risolvere un cane di difficile gestione, capire cioè quello che gli manca e colmare le lacune. È il cane stesso che indica la via da seguire, il suo sguardo e come si comporta è sempre molto eloquente, ma non si tratta di interpretare i suoi segnali, bensì osservarlo e poi entrare nel suo flusso emotivo.  Forse farà sorridere qualcuno, ma il mondo psichico dei cani non è così diverso e distante dal nostro, ma appartiene alla sua specie specifica di canis lupus familiaris.  Noi, per poterlo rispettare e amare dobbiamo però conoscerlo, senza farci influenzare dalle leggende metropolitane, ma informandoci da persone esperte che lo hanno studiato e continuano a studiarlo. In un altro contesto ho scritto appunto che il cane è un caleidoscopio, con forme e colori sempre nuovi, e non si finisce mai di imparare. Per poterlo educare veramente, prima dobbiamo educare noi stessi, entrare nel suo mondo con passo leggero, e non con presunzione ritenendolo inferiore, infatti è solo diverso ma non dissimile da noi, ma questo sarà l'argomento del prossimo articolo. 

Il manipolo di cuccioli presenti al Rifugio la Cuccia di Cervasca è aumentato di numero, tutti a pari merito nella classifica del più tenero e del più simpatico.Chi volesse avere suggerimenti e consigli per l'educazione del suo cane, può contattarmi al 3358341510 ed io sarò lieto di aiutarlo, e ricordo che il primo incontro è sempre gratuito. Grazie.

Il nostro cane è un amico da valutare, non da giudicare:

così si compirà la sua autorealizzazione

Siamo giunti all'ultimo stadio della piramide di Maslow, quello relativo all'auto realizzazione, conclusivo e decisivo. Infatti la maggior parte dei cani che vengono da noi adottati, in ragione del fatto che sono introdotti in un contesto prettamente antropico, non sanno di essere cani, per cui ne vivono il disagio che poco o tanto sfocia poi nella frustrazione. A causa delle scarse e superficiali conoscenze che la maggior parte di noi ha sul cane, non ce ne accorgiamo e quindi non diamo peso e attenzione a questa carenza, addebitando solo a lui la colpa di comportanti non consoni a quello che riteniamo giusto. Ma il comportamento non è altro che l'espressione e la manifestazione del suo stato emotivo, che privo degli stimoli naturali e di quello dei suoi colleghi cani, rimane fissato in quel poco che sa.          Siamo dunque noi a dover essere responsabili nei suoi confronti nell'educarlo nel modo corretto, nel soddisfare tutti i suoi bisogni di cane, al fine che lui si possa esprimere al meglio: questa è la auto realizzazione. Il suo comportamento è da valutare e non da giudicare, è il segnale che c'è qualcosa da correggere, mai da sottovalutare quanto da sopravalutare. Fidiamoci di lui, apprezziamolo come individuo diverso ma non dissimile da noi, e in questo modo gli potremo fornire l'amore e le cure di cui ha necessità.  Il cane è una risorsa sempre, mai un onere.

Al Rifugio la Cuccia di Cervasca c'è ora un bel manipolo di cuccioli teneri e vivaci, vale la pena di conoscerli, e magari adottarne uno o due per cambiare in meglio la sua e la nostra vita.

         Sono sempre a disposizione di tutti voi, e potete contattarmi al 3358341510 per approfondimenti e consulenze, gratuite si intende.

Grazie.

Il cane deve avere consapevolezza del proprio valore,

si sentirà apprezzato perchè sta al nostro fianco

Prima di trattare della stima che si colloca al quarto livello della piramide di Maslow relativamente ai bisogni, ricordo che al primo c'era la soddisfazione dei suoi bisogni fisiologici immediati, tra  cui aggiungo  di garantirgli momenti di riposo e di sonno per almeno i due terzi della giornata, subito dopo il tutelarlo da paure o stress, ovvero esporlo al minor numero di stimoli avversativi, e di curarlo se si ammala. Anche se solo di recente, al cane si è riconosciuta l'esistenza di un suo mondo psichico simile al nostro, e ciò significa che è necessario fornirgli la presa di coscienza dei suoi valori e della sua essenza di cane. In parole povere questo significa che dobbiamo valorizzarlo e non umiliarlo, cosicché si senta apprezzato come entità importante al nostro fianco. Il brutto anatroccolo non è felice infatti, e lo stato di tristezza pregiudica il suo sistema immunitario, oltre al fatto che potrebbe causare derive comportamentali negative. Come si può ben vedere, il cane ha molti aspetti simili se non identici ai nostri, quello che non è semplice è attuare strategie funzionali e corrette alla sua natura di cane, che differisce dalla nostra. Leggendo libri ci si può informare senz'altro, ma la lettura più importante è sempre quella dei suoi occhi: il cane ci dirà di cosa ha bisogno. Osserviamolo quindi sempre ed attentamente, e vedrete che riuscirete ad entrare in empatia con lui.

 Adesso è il momento di Ugo, un giovane e bel pit bull, affettuoso ed equilibrato con tutti, vi aspetta al canile Rifugio La Cuccia di Santa Croce di Cervasca, e non vede l'ora di cambiare in meglio la vostra vita.

Sono sempre a disposizione di tutti voi, e potete contattarmi al 3358341510 per approfondimenti e consulenze, gratuite si intende.

L'importanza delle abitudini e dei riti di tutti i giorni

Giocare è il modulo educativo per eccellenza, ma naturalmente non è solo col gioco che noi educhiamo e forniamo stimoli utili per la sua formazione. Se ricordate la piramide di Maslow, oltre che assicurargli la soddisfazione dei bisogni fisiologici primari, si deve dare: sicurezza, amore, stima ed infine far sì che si auto-realizzi.

La relazione quotidiana con il nostro cane è la colonna portante, infatti sarà proprio il modo con cui ci rapportiamo a lui, il mezzo per ottenere quanto sopra detto, ma andiamo per gradi. Per sicurezza si intende sia una condizione di serenità dell'ambiente, e quindi non esporlo a stimoli avversativi, ma anche la certezza di quanto avverrà durante il corso della giornata, per cui si devono utilizzare dei rituali cosicché il cane riconosca con chiarezza e senza ansie inutili, l'uscita per la passeggiata, il mangiare la pappa, il giocare, il dormire ecc.

Questi rituali sono le sue ancore, elementi importanti perché lui viva in equilibrio, ma non sono da trascurare i nostri modi nei suoi confronti. Il nostro atteggiamento deve essere benevolo e cordiale, sempre sorridente e gioioso, e nel caso di una sua marachella, non rimproveriamolo ma cerchiamo di indicargli la cosa giusta senza punire quella sbagliata, infatti il cane ignora il concetto di giusto e di sbagliato.

Infine, presso il Rifugio La Cuccia di S. Croce di Cervasca c'è Luna, una cagnolina che ha subito brutte esperienze, e per questo merita un buon futuro. Per lei è necessaria una persona tanto sensibile quanto coraggiosa, ma avrà da me aiuto e consigli.

Sono sempre a disposizione di tutti voi, e potete contattarmi al 3358341510 per approfondimenti e consulenze, gratuite si intende. Grazie.

Educare vuol dire "tirar fuori"

La volta scorsa scrivevo della necessità al fine educativo di fornire nuove competenze al proprio cane, oppure incrementare le esistenti, utilizzando giochi mirati, perché in questo modo si vanno a risolvere eventuali problemi comportamentali. Ma non vorrei essere frainteso: educare significa tirare fuorie non mettere dentro, intendo dire che il cane, creatura senziente ed intelligente, riceverà da noi semplicemente degli stimoli, essendo in grado di elaborarli e quindi fare apprendimento.

La nostra parte è appunto quella di proporgli tali stimoli, mediando con attenzione la modulazione della difficoltà: il cane deve quindi avere sempre successo,  così si suscita il suo divertimento ed l'interesse a collaborare con noi.

Il gioco è quindi una cosa seria, da condursi in ambito di gioia ma al tempo stesso senza trascurare la finalità che ci siamo proposti, ovvero fare in modo che al termine l'esperienza sia stata per lui un arricchimento ed una scoperta delle proprie capacità.

Essendo ogni cane un individuo a sé stante, la generalizzazione in alcuni casi potrebbe essere controproducente, cioè sbagliando il gioco o la modulazione dello stesso, otterremo un effetto negativo, per cui replicare in modo pedissequo quanto leggiamo su un libro o in internet, è sconsigliabile.

Infine, presso il Rifugio La Cuccia di S. Croce di Cervasca c'è Neve, dolce ed affettuosa verso tutti, uno scrigno pieno di tesori, andate a trovarla e vi conquisterà. Come sempre sarà per me una gioia fornire il percorso di avviamento alla relazione in modo gratuito, necessario per accoglierla nel modo migliore e corretto.

         Sono comunque a disposizione di ognuno di voi, per approfondimenti o consigli potete contattarmi al 3358341510, e anche in questo caso l'incontro sarà a titolo gratuito. Grazie.

Se il cane scappa o attacca

è segno di insicurezza e di competenze non insegnate

 Le attività ludiche che soddisfano i bisogni del cane perché corrispondenti alla sua natura, sono quindi i giochi di ricerca olfattiva e di attività mentale: la ricerca olfattiva perché il modo in cui si cala nella realtà è appunto attraverso gli odori, l'attività mentale al contempo, sviluppando nuove sinapsi, fa sì che il cane abbia maggiori capacità per affrontare le situazioni. Infatti il comportamento è la manifestazione di uno stato d'animo per cui si hanno le reazioni del caso, ovvero un cane che non possiede le dovute competenze ed essendo quindi insicuro, è probabile che di fronte ad una difficoltà reagisca con la fuga o con l'attacco.

L'insicurezza come pure la paura, sono le due facce della stessa medaglia, sono le cause che determinano un comportamento fobico o aggressivo.

È chiaro a questo punto che se vogliamo risolvere queste problematiche, dobbiamo fornire al cane strumenti e competenze per affrontare serenamente la vita, per cui il percorso cognitivo è la strada maestra da percorrere.

Ogni cane è dotato del cervello, ed ognuno ha la sua personalità ed il suo carattere, allora è necessario utilizzare giochi di problem solvingmirati e modulati a seconda delle sue capacità, così alla fine il cane cambierà i suoi istintivi vecchi schemi mentali migliorando il suo comportamento.

Per concludere vi annuncio che presso il Rifugio La Cuccia di S. Croce di Cervasca, attende di essere adottata Rosalie, una dolce cagnolina non più giovane, ma dotata di eccezionali qualità.

Come sempre, fornirò gratuitamente il percorso di avviamento alla relazione, anche se lei è perfetta, ideale per ogni tipo di famiglia.

Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

Il "gioco olfattivo" è fondamentale,

fonte di stress, invece, la ricerca che non produca un risultato

Giocare col proprio cane ha molteplici aspetti positivi nonché benefici per entrambi. Non ci sono scuse, il tempo lo possiamo ritagliare per lui, per il cane è un bisogno quello di relazionarsi con noi giocando, e non pretende la quantità ma solo la qualità. Peraltro il benessere che procuriamo poi lo riceviamo: giocare fa bene a tutti, inoltre il benessere psichico si ripercuote favorevolmente anche sul piano fisico del nostro cane, ad esempio è risaputo che rafforza il sistema immunitario. Quindi anche per pochi minuti, conducete dei giochi con lui, variandoli a seconda della vostra fantasia o di quanto avete a disposizione al momento.

I giochi di ricerca olfattiva sono fondamentali per lui, per usare il naso infatti deve usare il cervello, a differenza di quando corre dove usa la spinta istintiva.Dopo una, due, massimo tre sessioni di ricerca, il cane sarà divertito, appagato e soddisfatto, al contrario il correre senza un target preciso ( la preda da conquistare ) lo lascia in uno stato di stress per cui sarà alla fine nervoso. Altri giochi educativi oltre a quelli di ricerca olfattiva, sono quelli cognitivi detti anche attività mentale, di cui vi parlerò diffusamente nel prossimo articolo. Per concludere vi annuncio che presso il Rifugio La Cuccia di S. Croce di Cervasca, attende di essere adottato Afro, un bianco cucciolone dagli occhi ambrati che vi conquisterà per bontà e simpatia. Il percorso di avviamento alla relazione lo fornirò gratuitamente: sarebbe un peccato non cogliere l'opportunità di averlo al fianco, e non solo per lui.

Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 «Caro padrone, perchè dovrei giocare al "riporto" degli oggetti?»

Il gioco della palla è tra i più diffusi, infatti piace a molti cani, anche se è vero che non è gradito a tutti. Per questo motivo, noi "adottanti di un cane", spesso la portiamo per poi lanciargliela quando ne abbiamo l'occasione, ed ecco il primo equivoco. Infatti il gioco è una occasione di divertimento ma soprattutto di apprendimento, si deve ritualizzare l'inizio, lo svolgimento, preferibilmente non prolungato nel tempo (un bel gioco dura poco...), ma è importante segnalare con chiarezza e determinazione la fine dello stesso, proprio per non lasciare il nostro amico peloso in aspettativa di un nuovo lancio che invece non ci sarà, per andando poi in frustrazione.

         Detto questo, ricordo che il rincorrere una palla lanciata è la caratteristica di tutti i cani in quanto rispecchia la fase predatoria di rincorrere e raggiungere la preda. Il riporto invece non lo fanno tutti poiché è un comportamento indotto da noi umani attraverso la selezione delle razze. Pensandoci bene una volta catturata la preda, il predatore la consuma sul posto, non la porta a chicchessia, a meno che non sia il caso della mamma ai suoi cuccioli. Ma con la selezione di cui sopra, noi abbiamo cancellato nel cane la fase consumatoria inserendo quella del riporto, e questo è un dettaglio non da poco, infatti non ricevere alcun premio per l'azione compiuta lascia interdetto il nostro cane, dopo tanta fatica niente? Quindi dopo ogni riporto premiamolo, con cibo, lode o con un altro gioco prima di riprendere a lanciare nuovamente la palla, così ridurremo il rischio di stressarlo e sarà soddisfatto e divertito. 

         Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 

Parliamo ancora dei giochi con i cani:

una specie di allenamento alla caccia

Parliamo finalmente del gioco, nelle sue diverse modalità e finalità. È doveroso premettere che nel caso dei cani il gioco che loro ingaggiano è una specie di allenamento alla caccia, infatti replicano quei comportamenti orientati per la cattura della preda.

         Motivo per cui è da tenere presente che il gioco deve avere una fase iniziale precisa, un suo sviluppo temporale congruo, nonché una fase conclusiva di successo ( I° fase appetitiva;II° fase predatoria; III° fase consumatoria).

         Queste precauzioni devono essere rispettate per evitare che il cane sia frustrato anziché divertito, vanificando peraltro anche l'aspetto educativo intrinseco al gioco che abbiamo deciso di attuare.

         Molti infatti credono che tirare più e più volte la pallina per farcela riportare sia appagante, mentre è stressante:infatti il cane da riporto del cacciatore durante la battuta non lo fa ripetutamente ed incessantemente.

         Così come farlo correre per lungo tempo, anche se inizialmente è per lui uno sfogo, ben presto diventa motivo di stress, in quanto è una corsa che non è indirizzata ad un fine preciso.

         Per non parlare dei giochi che premuti emettono un fischio, e sono la maggior parte: sappiate che quell'innocente suono per il cane rappresenta il gemito della preda azzannata, ma che poi non muore mai.

         È un bel loop di stress, non credete?

         Quelli citati sopra sono cenni preliminari per introdurre la descrizione dei vari giochi con cui interagire col nostro cane, per educarlo in modo divertente ma soprattutto secondo il metodo relazionale e cognitivo.

         Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

Il gioco col cane: sì, ma quali giochi?

Chi ha letto l'articolo della scorsa settimana, adesso sarà curioso di conoscere quali giochi fare col proprio cane per educarlo, ma scusate se vi tengo sulla corda e non ne parlo in questa occasione, infatti è necessario nonché indispensabile, fornire innanzi tutto risposta ai suoi bisogni.

         In diversi testi di cinofilia troviamo a questo proposito citata la famosa Piramide di Maslow, per descrivere appunto a cosa si deve prestare attenzione se vogliamo dare al nostro cane il benessere.

         Il professor Maslow era uno psicologo americano che nella metà del secolo scorso, ha elaborato questa sua teoria rivolta all'essere umano, rappresentandola con una piramide che dalla base al vertice indica:

la prima necessità è quella di avere risposta ai bisogni fisiologici immediatiche immagino siano chiari a tutti voi quali siano; come seconda mette la sicurezza, infatti vivere nella paura e nell'incertezza di quanto avverrà dà disagio che a lungo diventa uno stress cronico; la terza è quella dell'amore inteso sia come affettocheappartenenza, infatti ormai il cane è considerato come un vero e proprio membro della famiglia; poi abbiamo la stima, ossia ricevere quei riguardi relativi alle qualità intrinseche riconosciute; al vertice c'è infine l'auto realizzazione, nel caso del cane il diritto ad essere un cane rispettato nelle sue espressioni tipiche e proprie del suo etogramma, in parole povere non essere trattato come un peluche né quale vicario del figlio che non abbiamo avuto.

         Anche se questa teoria è nata per noi esseri umani, come vedete si adatta molto bene anche per i cani, lo vedremo meglio nel prossimo articolo proprio parlando del gioco e del giocare.

         Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 

Play Group, forma educativa vincente

Come anticipato nel precedente articolo, ora parleremo di Play Group, che tradotto significa serie di giochi. Infatti il gioco è la forma educativa vincente su tutte le altre, come ben sanno gli insegnanti dei nostri bambini.La difficoltà nell'apprendimento sta nel mantenere attenzione e concentrazione, per cui il divertimento è l'energia positiva che alimenta entrambi.

         Naturalmente la serie di giochi deve essere mirata e confacente a quanto vogliamo far emergere dal nostro cane, che sia un comportamento o una determinata azione specifica.

         Ricordo che il cervello dei nostri amici pelosi è sostanzialmente strutturato come il nostro, per cui costruendo nuove e maggiori sinapsi, col gioco possiamo plasmare nuovi assetti mentali e di conseguenza andiamo a migliorare quelle situazioni negative come ad esempio la paura o la aggressività, nonché qualsiasi altra.

         Questo è il modulo educativo che si richiama al metodo cognitivo, far leva cioè sulle capacità cerebrali ed intellettive per fornire nuove esperienze positive che arricchiscono il patrimonio esperienziale del cane, che lo rendono sereno e tranquillo perché sicuro di sé.

         L'auto-controllo è da preferirsi senz'altro al controllo da parte nostra, in quanto si aiuta il cane a discernere in modo razionale le reazioni agli stimoli evitando la deriva istintiva di fuga o di attacco.

         La difficoltà sta però nella scelta dei giochi idonei per l'obiettivo che si vuole raggiungere e nella modulazione degli stessi, ed ecco l'importanza dell'intervento dell'educatore che con la sua esperienza può valutare come intervenire.

         Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 

Il gioco: quando il cane apprende e si misura con il padrone e con se stesso.

          Il gioco è un'attività propria del cane, gioca da cucciolo, da adulto e da anziano, anche se con ritmi meno serrati. Lo fa naturalmente perché si diverte, ma al contempo è un modo per misurarsi, affinando le proprie tecniche ad esempio di lotta, unendo strategie e vigore muscolare, è una comunicazione sociale con la quale relazionarsi ed approfondire la conoscenza di altri conspecifici, ma è soprattutto un momento di apprendimento.          Ebbene sì, il cane anche in questo ci insegna, ci dimostra che attraverso l'entusiasmo e la gioia, che sono emozioni ad alto contenuto di energia, ovvero giocando, noi impariamo nuove cose e ampliamo i nostri orizzonti e così le nostre capacità cognitive. Recenti studi scientifici hanno appurato che il cane possiede un mondo psichico assai complesso e non poi così dissimile dal nostro. Precedentemente eravamo influenzati dalla visione meccanicistica di origine cartesiana, per cui lo si considerava una specie di macchina e non la creatura intelligente e senziente che invece è. Le conseguenze di tale visione ci hanno portato all'opposto del concetto di educazione come oggi la si intende, andando a condizionare il comportamento del cane con metodi coercitivi e punitivi: non si impara col dolore e la punizione, tanto meno soffocando il carattere e la personalità del cane per piegarlo ai nostri voleri. Dobbiamo ringraziare Konrad Lorenz e gli altri etologi che con i loro studi ci hanno mostrato e spiegato il comportamento animale, facendoci uscire da un buio circolo vizioso, ingiusto e crudele nei confronti del cane e di tutti gli animali.

Play group: di questo parlerò la prossima volta.

Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 

Estate, la piaga dell’abbandono dei cani:

«La cultura del bene, unico antidoto alla barbarie»

«Siamo in estate, periodo di vacanze e purtroppo di abbandoni. Il cane, infatti, diventa per taluni un problema, un peso da scaricare e così decidono di disfarsene come si trattasse di un oggetto che non serve più e oltretutto reca disagi.

Se pensiamo di inasprire le pene nei confronti di chi commette il reato di cui sopra, forse non abbiamo la soluzione del problema, come ad esempio è accaduto in America al tempo del proibizionismo. Cambiando il punto di vista considereremo queste persone non come colpevoli ma come inconsapevoli, cioè persone non responsabili. Andremo allora a ragionare sulla causa di tale atteggiamento, e vedremo inoltre che il comportamento degli irresponsabili è altamente dannoso e pericoloso per la nostra comunità civile.

È aumentando l'educazione e la sensibilità di costoro che si ottiene una valida soluzione, e non rincarando le pene da comminare. Prevenire anziché punire e vendicarsi, promuovendo azioni di sensibilizzazione nelle scuole e non solo, fornendo strumenti di conoscenza e di competenza per far comprendere che il diverso da noi merita lo stesso rispetto che riteniamo essere nostro diritto avere.

Da sempre, infatti, il diverso ci induce paura e diffidenza, per cui lo disprezziamo e lo combattiamo, non riuscendo a vedere le risorse di un confronto scegliendo invece lo scontro. Il cane è il nostro compagno dalla notte dei tempi, e per non essere il debito con lui allora dobbiamo rispettarlo e amarlo come lui ama noi. Siamo alleati nella condivisione del tempo (ahimè) breve che viviamo.

Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro».

 

Il cervello del nostro cane: una sorpresa continua

 Per riuscire a capire davvero il nostro cane, è necessario conoscere alcune informazioni sul suo cervello, di come è strutturato e di come funziona.

         Non tutti sanno che è qualitativamente identico a quello dell’uomo, differisce solo rispetto alla quantità di alcune sue parti, mentre è uguale, appunto, la struttura e il funzionamento.

         Il volume è pari allo 0,5 % del corpo, ma per il suo mantenimento richiede il 20 % del sangue in circolo.

         In ciascun individuo il numero di neuroni presenti è pressoché identico, la differenza tra un individuo e l’altro è determinata dal maggiore o minore numero di connessioni sinaptiche.

         Un cane al quale sono stati proposti molti stimoli ha capacità superiori rispetto a quello meno stimolato. Addirittura il suo cervello aumenta di volume e di peso, infatti intelligenza deriva da intelligere ovvero collegare.

         Non solo la genetica quindi, ma soprattutto l’esperienza, per cui l'ambiente e gli stimoli ricevuti, è determinante per la formazione del carattere e della personalità ed essendo il cervello un organo plastico, noi con l'educazione relazionale possiamo correggere i difetti e così far emergere le qualità.

Il cane è in grado di pensare, fare delle associazioni, discriminare, al contempo di provare emozioni, ma non di fare astrazioni come l'uomo, in quanto i lobi frontali e la materia grigia in lui non sono così sviluppati.

         Il comportamento è determinato dalle risposte agli stimoli che il cervello esprime: aumentando  il numero delle interazioni neurali, si va a costruire una mente più aperta e più pronta, e questo avviene anche nel cane adulto o anziano.

Per eventuali approfondimenti potete contattarmi al 3358341510, sarà un piacere potervi essere utile e magari fare gratuitamente un incontro.

 

LA NOSTRA RUBRICA: "CAN CHE ABBAIA"

Al via la rubrica “CAN CHE ABBAIA”, e subito mi presento. Mi chiamo Maurizio Luppi, sono un educatore cinofilo, e ho il piacere di parlare dei cani, quasi fossi uno di loro, ed ecco la ragione del titolo.

Ogni volta tratterò brevemente un argomento di carattere cinofilo, e esporrò alcuni consigli gestionali che potranno esservi utili. Nel caso aveste bisog

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  Chi ne sa molto più di me sostiene che non sono i social, internet, il web a costituire un problema, ma le persone che si avv...