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"FRA TERRA E CIELO"

a cura di FULVIO ROMANO

Un'estate di “toccate e fughe”. Bello verso metà settimana, poi la variabilità continua

 

In questa estate di “toccate e fughe” , in cui sole caldo e temporali virulenti si alternano con una frequenza e ciclicità raramente osservata, ci sembra di tornare indietro di qualche anno. Quindici, sedici anni addietro? Forse sì, perché ci pare che fosse nel 2003 che l'estate vera tardò ad arrivare (a dire il vero molto di più di quest'anno), interrotta continuamente da scariche temporalesche che sovente portavano grandine a ripetizione. Ricordiamo in quell'anno lontano, ma molto vicino nella memoria, la distruzione di giardini e di orti fatta da ovoli di ghiaccio e la scarsità dei frutti poveri del nostro piccolo frutteto e la falcidie di castagne fatta dalle “lame” che tagliavano le foglie e sbattevano a terra le speranze di ricci come fossero stoppie da sotterrare al più presto nelle “barere” di collinare ricordo. Così anche, di funghi neppure l'ombra, almeno dalle nostre parti. Anche il 2004 ebbe un avvio della bella stagione faticoso, molto difficile. Era piovuto tanto nell'inverno e nella primavera poi di colpo arrivò l'estate con l'Africano nostro e infatti, dopo tanti umori sul terreno, la stagione dei porcini fu di quelle da ricordare (un po', anche se allora di più, come quella odierna). Quest'anno è da due mesi che viviamo un'altalena di bello e brutto che, nelle ultime ore – anzi tra domenica e lunedì- ha fatto precipitare di nuovo i termometri di sei gradi nelle medie e con piogge locali anche intense che, purtroppo si sono trasformate in micidiali grandini su vaste zone della Granda, dal Saviglianese prima, al Monregalese e poi fino alla “sacra” Langa delle uve. Da ieri, martedì, l'anticiclone ha ripreso il sopravvento e lo manterrà fino almeno a venerdì, quando un fronte atlantico penetrerà al di qua delle Alpi, riportando qualche rovescio locale anche in pianura. Una nuova fase di instabilità, quindi, segnalata dalla tradizione con quella festa di Santa Maddalena (il 20 luglio) che era vista con sospetto da una agricoltura che solo allora faceva le mietiture, in ritardo rispetto all'oggi. La pioggia di Maddalena era un pianto folklorico e come tale interpretato nelle feste popolari e le fiere che costellavano i paesi della nostra macro regione, dal Piemonte cuneese al Ponente imperiese. Un pianto tra il sacro e l'antropologico, visto che rifletteva nel tempo che fa le lacrime della “peccatrice” Maddalena: di qui l'attesa di piogge continue che avrebbero potuto ostacolare le mietiture incipienti. E infatti venerdì ripioverà di temporali e così anche il mattino di sabato. Domenica sembra votata invece alla ennesima ripresa alto-pressoria che a sua volta sembra condannata a durare poco, lo spazio d'una mattina o poco più. Perché la variabilità continua ancora e quell'estate continua che sembra non finire più, beh quest'anno forse non la vedremo proprio.

romano.fulvio@libero.it

 

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