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2017-07-14
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Ha ucciso il marito stordendolo con un sonnifero – La difesa: 'Faremo ricorso in appello'
Omicidio di Paroldo: la moglie di Viora

condannata a 21 anni e 3 mesi

 Assunta Casella, l’imputata, al giudice di Corte d'Assise: 'Non ho fatto nulla'

Alla lettura del dispositivo del presidente della corte ha reagito con stizza, mentre i famigliari (le figlie e i nipoti), costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Cinzia Gallo e Maria Ladon, hanno lasciato l’aula in silenzio. Assunta Casella è stata condannata a 21 anni e 3 mesi per l’omicidio e occultamento di cadavere del marito Severino Viora, 78 anni, ritrovato senza vita l’8 giugno 2016 a Paroldo, dove abitava. Dopo le ultime osservazioni dell’avvocato della difesa Paolo Marabotto, che aveva ribadito come non fosse stata raggiunta la prova della colpevolezza "al di là di ogni ragionevole dubbio", due ore di camera di consiglio sono state sufficienti per la Corte d’Assise di Cuneo (presidente Marello Pisanu, giudice a latere Elisabetta Meinardi) per decidere la condanna della sessantenne. Niente ergastolo, come aveva chiesto il pm Attilio Offman, che ha commentato: “La tesi accusatoria è stata comunque confermata”. L’imputata è stata inoltre condannata a pagare una provvisionale di 50 mila euro a ciascuna delle figlie e di 10 mila euro ai nipoti. Il difensore Marabotto: “Aspettiamo le motivazioni della sentenza per valutare il ricordo in appello”. Per la determinazione della pena i giudici non hanno tenuto conto dell’aggravante del “mezzo insidioso”, ovvero del sonnifero che secondo l’accusa la donna avrebbe somministrato al marito per addormentarlo prima di soffocarlo, mentre la premeditazione è stata considerata equivalente con le attenuanti generiche.   Secondo la ricostruzione del pm, la Casella il 6 giugno aveva narcotizzato e poi soffocato il marito, nascondendolo temporaneamente nella legnaia. Il movente? “Voleva rifarsi una vita”. Nella notte fra il 7 e l’8 la donna aveva trasferito il cadavere nel noccioleto vicino a casa, trasportandolo su una carriola, e ricoprendolo con un cumulo di materiale per nasconderlo. Ai famigliari preoccupati per la scomparsa di Viora l’imputata aveva dapprima raccontato che se n’era andato di sua spontanea volontà “a farsi una vacanza” con una presunta amante rumena, cercando di sviare le indagini. Ma una volta accortasi che la situazione le stava sfuggendo dal controllo, aveva anche inutilmente tentato di spostare il cadavere.

Lei, Assunta, nel momento in cui il giudice ha chiesto se avesse qualcosa da dire, ha riposto, sottovoce: «Non ho fatto nulla».

 

Articolo scritto da:
M. Br.
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