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2018-03-08
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Dopo il voto: tutto cambia, o no?

Niente è come prima nell’Italia della politica, dopo il voto di domenica. Nel Cuneese non cambia molto e, nel Monregalese, non cambia nulla. Nella nostra zona i tre parlamentari di riferimento rispondono al nome di Costa, Dadone e Taricco. Come prima. Eppure pare cambiato il mondo e gli osservatori parlano di “tsunami”. Anzi, ne parla anche una “navigata” come Emma Bonino, che ammette, però, con grande umiltà, di non aver capito “che il vento fosse così forte”. Il voto non regala una maggioranza, guai in vista, si profila una difficile mediazione politica. A chi tocca governare? Ad una coalizione (il centrodestra) a cui però mancano un certo numero di seggi alla Camera, o ad un movimento, i Cinque Stelle che hanno una maggioranza relativa, pur non raggiungendo, anch’essi, i seggi in Parlamento? Una delle ultime persone che, in questo momento, gli italiani vorrebbero essere, è il Capo dello Stato.

Nel turbinare delle notizie, il Movimento 5 Stelle è il primo partito a livello nazionale con oltre il 30%, il Pd tracolla, il centrodestra è la prima coalizione (36%) e ha una nuova trazione, quella della Lega che raggiunge risultato storico, superando Forza Italia. Così Salvini dice: il premier in pectore sono io, stessa cosa che, però, dice Di Maio, anzi, l’aveva già detto al Capo dello Stato, presentando una lista di possibili ministri. Le altre sono figure di contorno. Hanno vinto i partiti antisistema. C’è la via americana, dove Trump fa spoil system e cancella tutto ciò che c’era prima e la via francese e tedesca dove la protesta è stata imbrigliata. Il pallino sta, comunque, nelle mani di Mattarella che ha l’incarico di formare il nuovo governo, mentre il Pd non renziano ammicca ai pentastellati.

Le elezioni di domenica hanno disegnato un centro destra diverso, mutato attorno alla figura di Berlusconi che ha lottato, ma non è più leader. Burocrazia, regole europee, immigrazione saranno i nuovi dettami dell’agenda politica. Quasi 10 milioni di voti per M5S, però è chiaro che l’elettorato si è spinto verso chi propone flat tax ed altre intenzioni di tipo economico. Lo scontro era tra centrodestra e grillini. Il voto è andato in quella direzione perchè le tematiche della sinistra sono mancate (vicini alla gente, solidarietà sociale, ecc.). La faglia del recente terremoto e la dorsale delle isole (Sicilia in primis) che si sentono abbandonate, hanno pesato sul voto. Un tempo la mappa delle due Sicilie arrivava fino alle Marche. Fa impressione osservare i colori che in questi giorni hanno caratterizzato la cartina dell’Italia dopo il voto. Il giallo (dei Cinque Stelle) sulle raffigurazioni ha gli stessi limiti geografici dello Stato sovrano dell'Europa meridionale esistito tra il dicembre 1816 e il febbraio 1861, ovvero dalla Restaurazione all'Unità d' Italia. La cartina in blu (centro destra) e giallo a me impressiona. Una fotografia così non c’è mai stata. Sono aumentate le differenze, l’Italia è spaccata. In una “colorazione” politica di questo genere, il 4,5, da sola di Giorgia Meloni ha un “peso”.

Il reddito di cittadinanza sarà una soluzione? Il sud dovrebbe tornare a creare ricchezza o no? Ecco i temi che saranno dominanti, oltre a quello della sicurezza e dell’immigrazione. Una parte del Pd non ha votato e una parte ha votato cinque stelle, LeU di Grasso, Bersani e D’Alema non ha spostato voti. Così il Pd rischia di polverizzarsi, ma allo stesso tempo la vittoria grillina si costruisce sulla faglia “ricchi e poveri”. Attenzione: una vittoria che potrebbe portare con sé situazioni esplosive, soprattutto al sud.

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