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Monregalese
2018-10-25
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Cittadinanza onoraria a don Beppe Viglione: «I sanmichelesi sono diventati la mia famiglia»
Domenica la consegna del riconoscimento al parroco trasferito dopo vent’anni

SAN MICHELE MONDOVÌ - Don Beppe Viglione saluta San Michele, dopo vent’anni, e lo farà da cittadino onorario: «Questa è diventata la mia famiglia». Nel Consiglio di mercoledì scorso è passata la proposta dell’amministrazione comunale di conferimento della cittadinanza onoraria: la cerimonia domenica nel corso della “Messa d’addio” delle ore 11. Don Beppe si trasferirà a giorni alla parrocchia del “Sacro Cuore”, a Mondovì Altipiano.

Sia sincero, quanto le ha fatto piacere la decisione dell’amministrazione comunale?

«Mi ha fatto molto piacere, cogliendomi di sorpresa: l’ho saputo infatti da una condivisione sui social. Mi pare una bella iniziativa da parte dell’amministrazione comunale, che esprime l’apprezzamento per la mia presenza a San Michele in questi vent’anni. Inoltre, in qualche modo, viene a colmare una lacuna. La mia residenza anagrafica infatti è rimasta a Roascio, per una scelta da me fatta in passato: non ho mai voluto prendere la residenza nei luoghi dove sono stato parroco, per evitare qualsiasi imbarazzo o condizionamento, specialmente nel clima talora arroventato delle tornate elettorali. Così, paradossalmente, divento sanmichelese proprio ora che mi trasferisco a Mondovì».

Cosa ricorda del suo ingresso a San Michele vent’anni fa?

«Ero molto emozionato e non ricordo molto. C’era tanta gente ad accogliermi, ma tra loro io cercavo i volti conosciuti e amati delle comunità parrocchiali dove ero stato in precedenza, specialmente Carrù e Margarita. Il gruppo della Cantoria di Margarita mi è stato molto vicino: in molti a San Michele ricordano tuttora il gesto simbolico della corda spezzata e poi riannodata, per esprimere la lacerazione del distacco, ma anche la fiducia che la distanza può annodare in modo ancor più stretto un’amicizia, se è vera e sincera».

San Michele è un paese più multietnico di altri. Qual è stato il suo ruolo in questo senso?

«San Michele è un bel paese, ricco di una presenza variopinta di famiglie di ogni angolo del mondo. Ricordo la prima Comunione di qualche anno fa: un gruppo di undici bambini di ben sette nazionalità diverse: era, ed è, un bellissimo gruppo. Amo ripetere che, nel bene come nel male, San Michele è un po’ in anticipo sui tempi: molte situazioni che ora si riscontrano altrove, qui si erano già verificate tempo addietro. La multietnicità, in particolare, è avvertita come una risorsa e non come un problema, specialmente da parte dei ragazzi che ormai non fanno più distinzioni in base al colore della pelle o al Paese di provenienza. Solo in alcune persone, anziane di età o di mentalità, permane qualche forma di diffidenza o di paura [...]

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