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Monregalese
2019-01-05
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Nelle foto, l'articolo di Provincia granda nel 1998 e Walter Briatore
Briatore, imprenditore di Roburent freddato 30 anni fa dalla ‘ndrangheta: fu un errore di persona, somigliava al pregiudicato ucciso un mese dopo
Le rivelazioni del killer, ora in carcere, confermano l’incredibile vicenda

ROBURENT – Per due volte i sicari della ‘ndrangheta, 30 anni fa, sbagliarono uomo ed uccisero due innocenti, a Torino, due che non c’entravano nulla con il clima insanguinato da decine di omicidi dei cartelli mafiosi. Uno di questi era Walter Briatore, 36 anni, imprenditore di Roburent che nulla aveva a che fare con le orrende storie di organizzazione criminale e finì la sua esistenza su un marciapiede di via Monfalcone, freddato (il 15 luglio 1988, alle 7,50) da un colpo alla nuca mentre apriva lo sportello della sua Citroen Bx rossa targata Cuneo: la firma di un’esecuzione di stampo mafioso. La storia esce ora dalle indagini della Questura torinese perchè il killer Vincenzo Pavia, assoldato dalle famiglie Belfiore e Saffioti, è in carcere, malato, sa di avere ormai poca vita di fronte a sé e parla. Ha confessato di aver ucciso Roberto Rizzi, altra vittima, un anno prima di Briatore: il 20 maggio 1987 in un bar di via Pollenzo. Il vero obiettivo, per entrambi i casi, era Francesco Di Gennaro, “Franco il Rosso”, precedenti per estorsione e gioco d’azzardo, ucciso davvero, alla fine, il 24 agosto 1988, sempre a Torino. Una mattanza, in cui almeno due persone non c’entravano nulla. Erano stati scambiati perchè avevano somiglianze fisiche con Rizzi: alti, baffi, capelli fulvi di colore castano scuri. Una coincidenza drammatica e una superficialità disarmante: «Mi indicarono la persona sbagliata, io andai e lo uccisi», racconta ora Pavia pe ril caso Rizzi. Gli inquirenti sono ormai convinti che anche per Briatore si sia trattato di un errore grossolano, costato la vita al rappresentante della “Star”e poi imprenditore di una ditta di alimentari per case di riposo ed ospedali pubblici. Briatore era originario di Roburent. Viveva dal lunedì al giovedì a Torino, gli altri giorni era sempre nella sua Roburent, dove, in tanti, ancora, lo ricordano bene. Le indagini, già allora, stabilirono che Briatore non c’entrava affatto con il regolamento di conti messo in scena in via Monfalcone. Ora le ammissioni del killer in carcere, confermano ulteriormente la tesi: Walter era l’uomo sbagliato. «Noi sapevamo, eravamo certi – racconta Armando Briatore, fratello della vittima – che Walter era del tutto estraneo al mondo della criminalità organizzata di quei tempi, a Torino. Era un uomo tranquillo, generoso, non frequentava brutte compagnie. La vicenda, però, a me ed ai miei genitori, ha lasciato l’amaro in bocca per molto tempo. Oltre al fatto di perdere una persona amata, c’era l’ombra di una ricostruzione dei fatti mai dimostrata del tutto. Amici, parenti, conoscenti sapevano che mio fratello era stata vittima di un errore fatale. È ora di mettere la parola fine ad una vicenda incredibile».

 

Ulteriori particolari sull'edizione cartacea
Briatore Roburent ucciso 'ndrangheta errore
Articolo scritto da:
Gianni Scarpace
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