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Mondovì
2019-06-06
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Nella foto, da sinistra Cesare Morandini e Paolo Ambrogio
Scuole superiori a Mondovì:

rappresentanti d’istituto

chiedono tempi e progetti certi

Per Alberghiero 'Giolitti' e Licei 'Vasco-Beccaria-Govone'

MONDOVI' - Chiedono tempi e progetti certi, soluzioni possibili ed il tema è il «pacchetto scuole» di Mondovì. Sono i rappresentanti dei Consigli di istituto di Licei e Alberghiero, rispettivamente Paolo Ambrogio e Cesare Morandini. Il “Giolitti”è la grande emergenza scolastica della città dopo la frana del dicembre 2017, ma anche i licei “Vasco – Beccaria – Govone”hanno le storiche criticità̀. I rappresentanti hanno inviato alla redazione una “lettera aperta”. La pubblichiamo di seguito.

“Egregio direttore,

Un altro anno scolastico è passato. I nostri istituti (l'Alberghiero, L'Agrario, L'IPC e i Licei di Piazza), lo hanno portato a termine in modo decoroso: le classi finali si preparano all'esame di Maturità, quelle più giovani aspettano l'esito dell'anno scrutando i tabelloni virtuali del registro elettronico. E' la normalità di giugno. Gli insegnanti hanno dato il meglio di sé per nove mesi, svolgendo una funzione sociale ed umana la cui importanza e difficoltà sono spesso sottovalutate. Dobbiamo dare atto ai nostri rispettivi dirigenti e a tutto il corpo insegnante di quanto tale "normalità" sia, in realtà, un fatto straordinario. Chi si occupa quotidianamente della formazione dei nostri figli sa che il tempo passato dai ragazzi a scuola è dato una volta sola nella loro vita: in quel tempo occorre agire, stimolare, far crescere. La scuola non può permettersi "anni sabbatici", deve correre allo stesso ritmo dei giovani. Questo, nonostante molti problemi di diversa natura: di organizzazione, di risorse, di progettualità. Problemi di sempre, che non sono certo nuovi. La prima ragione di questa lettera, quindi, è un "grazie" al personale della scuola, perché davanti ai nostri ragazzi in attesa nei banchi non si è lasciato sopraffare dagli ostacoli, ma ha guardato negli occhi i nostri ragazzi e in nome loro, soltanto loro, ha fatto in modo che la scuola ci fosse "nonostante" i problemi e le carenze.

Una di queste carenze - e veniamo alla seconda ragione della lettera - sta nel problema dei locali delle nostre scuole. I termini della questione hanno occupato, da anni e fino ad oggi, le pagine dei giornali locali, ed è superfluo, crediamo, ripercorrerle qui nei dettagli: dai tre milioni e mezzo stanziati dalla Regione per trasferire i Licei nel vecchio Ospedale ed ora ancora non utilizzati, fino alla ventilata nuova scuola all'Altipiano. La sostanza è che i  Licei di Piazza sono divisi scomodamente su più sedi, e non hanno una loro palestra, e che l'Alberghiero, dopo la sciagurata frana del dicembre 2017, dispone dei soli locali ad uso comune e fa ospitare i suoi alunni dal Baruffi ed dalle Elementari di piazza d'Armi. Dirigenti e insegnanti si sono fatti in quattro per limitare i disagi, così come il personale degli enti preposti ai locali scolastici (essenzialmente, la Provincia), in modo che le lezioni si svolgessero comunque. Ma qui sorge il problema. Se da un lato riconosciamo gli sforzi, e diamo atto che lo "spirito di corpo" di alunni, docenti e dirigenti ha permesso ugualmente lo svolgimento della didattica, dall'altro siamo preoccupati dalla prospettiva che tale precarietà diventi una nuova "stabile normalità". E' uno scenario tutt'altro che irreale: da quando il vecchio ospedale è stato scartato come nuova sede unica dei Licei, per ragioni di costi, la questione è stata di fatto devitalizzata, e nessun progetto soddisfacente è stato più formulato, come se la questione si fosse risolta da sé. Similmente, tornato in possesso dei locali di uso comune un paio di mesi fa, nessuna prospettiva chiara e concreta è stata formulata per l'Alberghiero e le sue aule, né tale prospettiva appare all'orizzonte. Ecco dunque il nucleo del nostro messaggio: la questione dei locali per le nostre scuole è ancora viva e bruciante. Come genitori e presidenti dei due Consigli di Istituto, ci impegniamo a tenerla all'attenzione della cittadinanza fino a quando non sarà risolta. Dopo l'estate ci aspetta il nuovo anno scolastico 2019-2020: sarà di nuovo un anno di "stabile precarietà", o finalmente il momento in cui verrà ufficializzato un progetto realizzabile e soddisfacente, attorno a cui lavorare tutti insieme ?

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