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«Per i ricoveri legati al coronavirus ci stiamo attrezzando per usare l’ospedale di Verduno in via di completamento»

 La novità di Luigi Icardi, assessore alla Salute della Regione Piemonte

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«Per i ricoveri legati al coronavirus ci stiamo attrezzando per usare l’ospedale di Verduno in via di completamento»

TORINO - “Il mio riferimento è da un lato la curva epidemiologica dei contagi, dall’altro l’occupazione dei letti di terapia intensiva negli ospedali della Regione. Quando con gli epidemiologi verifichiamo l’aumento dei casi, abbassare l’incremento della curva diventa necessità assoluta”.

A spiegarlo a “Provincia granda” è Luigi Genesio Icardi (Lega), assessore regionale alla Sanità.

Assessore, le nuove misure indicate mercoledì 11 marzo dal premier Conte sono state anticipate dalle vostre richieste. Che cosa vi ha spinto a formulare proposte più restrittive?

 “Abbiamo aggiunto molti posti di terapia intensiva. Ma se il servizio si satura in seguito ad un picco epidemiologico raggiunto in tempa ristretto, il sistema va in crisi. È un fatto di cui dobbiamo renderci bene conto tutti. Se invece si riesce a contenere il numero dei casi, si può dare una risposta adeguata a tutti.

Teniamo inoltre conto che questi posti non servono solo per chi ha contratto il virus, ma anche per tutte le emergenze e gli interventi non procrastinabili. Di posti ne abbiamo 300 ed aumenteranno, ma rimarranno comunque un numero determinato. Di qui la necessità di adottare comportamenti responsabili e di attuare misure restrittive: dobbiamo riuscire a tenere la curva epidemiologica al di sotto della capacità di risposta del sistema sanitario regionale”.

Una domanda locale: l’Ospedale di Ceva in futuro potrà essere utilizzato per l’emergenza?

 “Per quanto riguarda la disponibilità di posti letto da dedicare ai pazienti affetti da “coronavirus covid19”, stiamo attrezzando tutti gli ospedali strutturalmente idonei a ricavare reparti da destinare all’emergenza, cosa che ci consentirebbe di evitare il più possibile la “movimentazione turistica” dei pazienti verso i “Covid Hospital”.
Secondo la letteratura scientifica, ad ogni posto di rianimazione corrispondono 5 posti di ventilazione e 20 di ricovero ordinario. In base a questo stiamo riorganizzando la rete ospedaliera di emergenza, con l’obiettivo di mantenere i pazienti affetti da coronavirus sul territorio, avendo a disposizione complessivamente un maggior numero di posti letto rispetto alla soluzione dei soli “Covid Hospital”.

Perciò no, Ceva non verrà coinvolto. Ma in una seconda fase, se si rendesse necessario, potremmo utilizzare l’Ospedale di Verduno, oggi vuoto. Da tre settimane lavoriamo per attrezzarlo ed entro due settimane potrebbe essere operativo. Ma ripeto: sempre se si rendesse necessario”.

La situazione dei contagi, in Piemonte, è sempre evoluta purtroppo col segno positivo. Perchè dovremmo essere ottimisti?

 “Già nelle scorse settimane abbiamo attuato le misure più efficaci, l’isolamento dei casi positivi e la chiusura delle scuole. Servono circa 2 settimane affinchè si possano cominciare a vedere gli effetti.

Ieri, a distanza di 15 giorni, abbiamo cominciato a misurare quanto questo lavoro e l’attuazione di comportamenti responsabili abbiano potuto limitare l’impennata della curva epidemiologica. Si è già verificato un contenimento importante, pari al 25-30% dell’incremento: importante ma non sufficiente.

Dobbiamo quindi fare di più. Per questo la richiesta avanzata anche dalla nostra Regione di avere misure più restrittive, da applicare prima possibile. Perché quelle applicate sino ad ora sono efficaci ma non ancora sufficienti.

Le misure economiche in campo. Chi chiude è lasciato solo?

 “No, assolutamente. Nei decreti è già stata inserita una serie di misure a sostegno delle famiglie e delle attività. Altre sono allo studio”.

Che cosa vorrebbe chiedere al Governo oggi che non ci sia già?

 “Chiedo di evitare di chiudere le mense ospedaliere per gli operatori, per evitare loro un’ulteriore difficoltà.

Inoltre, come Regione, presso l’Unità di crisi abbiamo attivato la centrale di assunzione di personale sanitario. Facciamo riferimento agli elenchi dei concorsi. Quando contattiamo le persone, c’è però anche chi si rifiuta e comunica di voler essere richiamato successivamente, al termine dell’epidemia. Ecco, io chiedo che per chi si rifiuta sia prevista una penalizzazione. Non abbiamo bisogno di questa gente. E dobbiamo ricordarcene”.

Pensa che i piemontesi si stiano comportando in modo responsabile?

 “Oggi devo dire di sì. Nei primi giorni un po’ ovunque, non solo in Piemonte, c’è stata una sottovalutazione dell’importanza dei nostri comportamenti, che si riflettono sulla diffusione dell’infezione. Oggi credo che tutti abbiamo capito il ruolo di ognuno di noi nella lotta al virus e che dal nostro senso di responsabilità dipende la vita di tante persone. Ribadisco: è essenziale che i malati vengano distribuiti nel tempo”.

Una domanda più personale: lei è impegnato da settimane su un fronte difficile. Che cosa le dà più forza?

 “Sono consapevole del ruolo importante che ricopro e che ciò che faccio può salvare la vita delle persone. Così anche tutti coloro che oggi sono in prima linea e che hanno un’altissima capacità di sacrificio, grande professionalità e senso del dovere: a loro va la nostra gratitudine. Personalmente, ho una famiglia che mi sostiene. Ed una moglie molto paziente”.

Che cosa si augura per il futuro?

 “Mi auguro che le persone mantengano comportamenti responsabili e coerenti con le direttive emanate dal Governo. E di vedere quindi la curva epidemiologica svoltare verso il basso. Che tradotto sarebbe: mi auguro di vedere finalmente la luce in fondo al tunnel”.

 

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