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Test rapidi per il Covid-19: «Per la Fase 2 la proposta di effettuare uno studio allargato sulle imprese con le associazioni di categoria e con i sindacati»

INTERVENTO – Il medico monregalese Marco Aragno (Medicina del Lavoro) e la discussione sulle verifiche di chi ha avuto il virus

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Test rapidi per il Covid-19: «Per la Fase 2 la proposta di effettuare uno studio allargato sulle imprese con le associazioni di categoria e con i sindacati»

Nella foto, il medico monregalese Marco Aragno

MONDOVÌ - L'analisi degli anticorpi del sangue è il futuro nella lotta al coronavirus. Per avere, però, una patente di immunità occorre dimostrare che quegli anticorpi siano protettivi, cioè non ci consentiranno più di ammalarci. Centinaia di aziende hanno già messo a punto test rapidi sul sangue, non ancora validati dall'Istituto Superiore di Sanità. Bastano 15 minuti e arriva il risultato. Ma sono davvero affidabili?

Marco Aragno è monregalese, specialista in Medicina del Lavoro ed è direttore sanitario del Centro medico Della Valle di Alba, appartenente alla famiglia del gruppo Bios – Della Valle (sede anche a Mondovì). Ci ha proposto una riflessione su test, tamponi ed origine del virus. Non solo: anche su come si può comportare un lavoratore che ha sviluppato la malattia.

Dottor Aragno, partiamo dalle definizioni: che cosa è il coronavirus?
«Si tratta di un virus, per l’esattezza “Sars-coV-2”, composto da particelle virali formate da un frammento di materiale ge­netico, il cosiddetto “rna”, all’interno di un involucro contenente proteine, circondato da un ulteriore involucro membranaceo. Il virus penetra (...)

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Al rientro da una mutua per sintomi anche solo parzialmente sospetti per covid-19, la possibilità di effettuare il test diagnostico rapido potrebbe essere molto utile, nonostante le possibili difficoltà interpretative.
«Questo approccio, integrato ad un percorso di “screening” su larga scala a fini statistico-epidemiologici, credo possa dare un importante contributo alla gestione della fase 2, quella del ritorno progressivo alle attività quotidiane, compreso il graduale rientro al lavoro e alla conseguente riattivazione delle attività produttive. L’ipotesi è di promuovere in concerto con le associazioni di categoria (ad esempio Confindustria) e le parti sociali uno studio allargato, in tutte le aziende che vogliano aderire, su una popolazione asintomatica con l’obiettivo di far emergere delle indicazioni in merito alla percentuale di lavoratori che hanno già sviluppato anticorpi e quindi alla reale diffusione del contagio, probabilmente a oggi sottostimata»

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