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“Nidomondo”: «Bimbi molto piccoli e distanziamento sociale: è un ossimoro»

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“Mondonido”: «Bimbi molto piccoli e distanziamento sociale: è un ossimoro»

Nella foto (scattata prima del coronavirus), il personale del Nido di Mondovì, quarta da sinistra la direttrice Bormioli

MONDOVÌ – «Il distanziamento sociale in un asilo nido non è altro che un ossimoro». Lo dicono al nido comunale di Mondovì. Andare al nido o alla materna significa contatto, esperienza, gioco, è impossibile immaginare di «bloccare» i bambini di far indossare mascherine e guanti.

Nadia Bormioli è la direttrice di “Nidomondo”, tornato da poco tempo alla sede naturale, in via Ortigara, dopo i lavori di adeguamento al rischio sismico.

Direttrice, che cosa state facendo in questo periodo di chiusura forzata?

Le educatrici hanno attività idi smart working. Sono in contatto con le famiglie e coinvolgono i bambini con giochi e programmi, per quanto possibile: gli stessi che sviluppiamo in sede, ma per via telematica. Io sono stata assegnata alla distribuzione dei buoni alimentari, in attesa che si prenda una decisione governativa che riguarda i nidi.

Avete idea di come riaprire?

La scorsa settimana c’era l’idea di una riapertura a livello regionale, ma non si è sentito più nulla. Lo capiamo, ci siamo confrontati con il dirigente del Comune (Germanio Gola, ndr). Siamo un servizio essenziale, cerchiamo di capire. Intanto è allo studio un questionario alle famiglie (non è ancora stato inviato): vogliamo capire chi ha davvero bisogno di una ripresa per problemi eventuali di gestione.

Primo obiettivo?

Pensare come ridurre, in caso di apertura, i bambini per ogni operatore.

Quanti sono i piccoli ospiti?

Sono 67 e la capienza è di 75. Poi ci sono 10 educatrici, 3 ausiliarie e 2 cuoche.

Pensabile un nido con i bambini che indossano le mascherine?

No, i bimbi si spaventano, a questa età vedere la mimica del volto è fondamentale.

Qual è il problema maggiore?

Le famiglie sono in difficoltà emotiva. Chiedono consigli al telefono, cercano colloqui con le educatrici. È davvero frustrante: eravamo appena tornati in sede ed avevamo tanti progetti e i bambini stavano aumentando: siamo fermi da fine febbraio.

INTERVISTA SUL NUMERO DI MERCOLEDì 29 APRILE 2020

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