MENU

“Che cosa dobbiamo fare per difendere la nostra dignità e non sentirci chiamare colpevoli ancora prima di iniziare a lavorare?“

I presidenti delle associazioni di categoria cuneesi rispondono al deputato Gribaudo che ha proposto al Governo l’assunzione d’urgenza di 10.000 ispettori del lavoro per verificare il rispetto delle norme anticontagio.

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
“Che cosa dobbiamo fare per difendere la nostra dignità e non sentirci chiamare colpevoli ancora prima di iniziare a lavorare?“

Sul quotidiano “La Repubblica”, sul numero del 1° maggio, è apparso un articolo secondo il quale l’onorevole Chiara Gribaudo avrebbe annunciato la proposta al Governo di assumere diecimila ispettori del lavoro “per poter garantire una presenza che contribuisca anche e soprattutto alla prevenzione” al fine di evitare una recrudescenza dei contagi che potrebbe verificarsi “se sui luoghi di lavoro non si manterranno distanze e protezioni”. 

Riceviamo e pubblichiamo:

«Gentile Onorevole,

leggendo ciò che ha pubblicato sul quotidiano La Repubblica, noi forze produttive ci sentiamo tanto come gli ultimi della classe, gli scolari birbanti, quelli dell’ultimo banco che, appena ti giri, fanno volare gli aeroplanini e tirano le palline di carta al vicino di banco.

Cosa dobbiamo fare per difendere la nostra dignità e non sentirci chiamare colpevoli ancora prima di iniziare a lavorare?

Per la ripartenza, ogni azienda piccola o grande ha riorganizzato interi stabilimenti, laboratori e negozi, linee produttive, ingressi, turni, postazioni per la misurazione della temperatura, locali spogliatoi e mense con distanziamento sociale... una bella impresa!

Stiamo anche comprando migliaia di test sierologici e tamponi, tutto ovviamente a carico nostro, non dello Stato.

I sindacati aziendali discutono e condividono, come giusto, le modalità di applicazione dei protocolli, ogni azienda ha un comitato che proprio a questo scopo è stato costituito. Se no si chiude di nuovo, lo sappiamo meglio noi di chiunque altro.

Avete scritto più di mille pagine solo per dire come dovevamo stare chiusi. E poi altre centinaia per dire come dovevamo riaprire. E ogni nuova norma porta con sé un esercito di consulenti, avvocati, commercialisti, ingegneri, per essere sicuri di adempiere correttamente (a carico nostro, si intende).

Sa quante ore e giorni impiegati per trovare le mascherine adatte?

E gli sforzi delle aziende riconvertite per produrle e poi fermate dalla burocrazia della pubblica amministrazione?

Sa che spesso i dispositivi si pagano anticipatamente rispetto alla consegna e bisogna avere i soldi?

Sa che solo un termoscanner evoluto costa alcune decine di migliaia di euro?

Lei sicuramente queste cose le sa, ma noi imprenditori la preoccupiamo, forse ci vede pronti a scansare il dovere, a cercare la scorciatoia, a cercare il risparmio, come fossimo eterni mercanti di Venezia.

Attendiamo anche i nuovi ispettori che lei auspica, siamo abituati da tempo a controlli di ogni genere, uno in più o in meno cambia poco.

Ci troveranno demoralizzati e stanchi. Di pensare a un Paese diverso che non arriva mai. Di essere considerati delinquenti, ancor prima di aprire il cancello, solo perché nessuno ci accredita uno stipendio al 27 del mese.

Ma, da eterni idealisti, ci troveranno comunque innamorati del nostro Paese e pronti a spendere le nostre energie migliori per fare la nostra parte, ogni giorno che Dio manda in terra, accanto ai nostri lavoratori.

Confindustria Cuneo – Il presidente, Mauro Gola

Confartigianato Cuneo – Il presidente, Luca Crosetto

Confcommercio Cuneo – Il presidente, Luca Chiapella

Confcooperative Cuneo – Il presidente, Alessandro Durando

Confagricoltura Cuneo – Il presidente, Enrico Allasia»

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl