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Mondovì: addio al cooperante monregalese nei Paesi più poveri del mondo

Pierangelo Destefanis aveva 69 anni, era tornato a casa l'anno scorso e ricoverato un mese fa all’ospedale di Mondovì per covid-19

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Mondovì: addio al cooperante monregalese nei Paesi più poveri del mondo

Il cooperante monregalese Pierangelo Destefanis

MONDOVÌ – Ha vissuto e lavorato in una ventina di Paesi del mondo, dedicandosi alle comunità più povere e bisognose, ma è stato il coronavirus a concludere la sua vita caratterizzata da una grande generosità. Pierangelo Destefanis aveva 69 anni ed è stato cooperante di organizzazioni non governative per buona parte della sua esistenza. È morto all’ospedale di Mondovì, dove era ricoverato nel reparto covid-19 della Medicina dalla metà di aprile. Nato a Cortemilia, residente ufficialmente a Roccaforte Mondovì, ma vero cittadino del mondo. Nell’aprile scorso era venuto a trovarci negli uffici di “Provincia granda”. Con il nostro giornale aveva tenuto una corrispondenza dai Paesi in cui operava per le sue missioni umanitarie, dal 1994 ad oggi: Zaire, Repubblica Centrafricana, Camerun, Benin, Ghana, Guinea, Niger, Mali e, infine, Burkina Faso. Da quest’ultimo Stato dell’Africa era tornato a Mondovì con la piccola Margherita Ouaminù, la figlia di 11 anni. L’avevano accolto il sindaco Paolo Adriano e tanti monregalesi che ancora ricordano alcune delle innumerevoli “pazzie” compiute circa trent’anni fa, tra gli Anni Settanta e Novanta, nelle nostre zone.

LE AVVENTURE A MONDOVÌ

Il suo racconto un anno fa: «Avevamo i cani da slitta a Metavia: per allenarli d’estate abbiamo inventato il dog trekking, cioè la corsa a piedi con i cani, siamo andati a correre anche in Lapponia, non me lo dimenticherò mai. Per raccogliere fondi, invece, ci siamo inventati la partita 100 contro 100 (con Elvio Chiecchio), quella 110 contro 110, quella più lunga del mondo: siamo perfino finiti sul Guinness dei Primati!». Destefanis ha lavorato per vent’anni alla Valeo, nell’ufficio “Presse e metodi di lavorazione”. Alcuni lo ricorderanno per i risultati ottenuti a livello dilettantistico come ciclista: la sua vera passione, però, era quella per i trekking che gli permetteva di unire al ciclismo corsa e arrampicata. «Abbiamo fatto il giro dei quattro vulcani più famosi del mondo, uno per continente, in 34 giorni spostandoci dal Congo all’Italia e poi in Ecuador. Non ci è bastato: nell’anniversario della scoperta dell’America abbiamo fatto un “coast to coast” dall’Atlantico al Pacifico a bordo di tre biciclette ribattezzate “Nina”, Pinta” e “Santa Maria”. Abbiamo fatto parlare di noi tutto il mondo». In occasione del trekking in Congo, scoprendo le sofferenze prodotte dal genocidio in Ruanda, la scelta di cambiare vita e fare qualcosa per gli altri. Inizia così la sua carriera da cooperante: lui si definiva “umanitario”. «Ho voglia di casa», aveva detto Pierangelo tornando a Mondovì. Poi il progressivo aggravarsi delle condizioni fisiche.

L’ADDIO GIOVEDÌ MATTINA

Negli ultimi mesi della sua vita era ospite della Casa di Riposo di Lurisia. Lascia i figli Martino, Stefano, Giacomo e Paola, le sorelle Caterina ed Antonella e l’ex moglie Gabriella. La benedizione della salma, riservata ai soli familiari, secondo le disposizioni legate al contagio del coronavirus, si svolgerà giovedì (domani) alle 10, alle camere mortuarie dell’ospedale di Mondovì.

 

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