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Le agenzie di viaggio protestano di fronte al palazzo della Regione: «Una categoria in ginocchio, ma che vale il 13% del Pil nazionale – Vogliamo aiuti concreti»

Flashmob questa mattina degli operatori del settore - Presenti agenti di Mondovì, Vicoforte e Ceva

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Le agenzie di viaggio protestano di fronte al palazzo della Regione: «Una categoria in ginocchio, ma che vale il 13% del Pil nazionale – Vogliamo aiuti concreti»

Nella foto, Torino: le tre titolari di agenzie di Mondovì, Ceva e Vicoforte

Gli agenti di viaggi sono scesi in piazza, mercoledì mattina, a Torino, davanti al Palazzo della Regione in Piazza Castello. Il flash mob è autorizzato e nel rispetto di tutte le misure di sicurezza per chiedere aiuto per la categoria. Gli operatori si sentono abbandonati dalle istituzioni e chiedono aiuto per superare l’indifferenza nei confronti di un settore che ha vissuto le più gravi conseguenze dell’epidemia. Alle 10,30 erano centinaia. Si sono uniti in un comitato, a cui hanno già aderito un centinaio di agenzie di viaggio su tutto il territorio regionale. Da Mondovì erano presenti tre titolari di agenzie: Simona Mozzone, di Viaggi Oltreconfine (Mondovì), Cinzia Sclavo di Sì Viaggiare Ceva e Susanna Gerion di Primi Viaggi 77 (Vicoforte).

“Un settore che in Piemonte riguarda il lavoro di 900 agenzie di viaggi, e quindi interessa almeno 900 titolari e a volte dei dipendenti – si legge in un comunicato - . Occorre poi contare l’indotto, con guide turistiche, strutture ricettive, compagnie di autobus eccetera. Un settore che vale il 13 % per del Pil nazionale.

Tutte le persone che lavorano in questo settore hanno ricevuto soltanto 600 euro di aiuti economici tramite voucher, ma come si può pensare che questo sia un aiuto sufficiente per persone che hanno perso cinque mesi di incasso? E che per contro hanno lavorato lo stesso per permettere ai loro clienti di avere rimborsi, riprotezioni, risarcimenti. Soldi che serviranno ai clienti per avere nuove vacanze, ma che non potranno essere calcolati per le agenzie come ricavi.
Rimangono moltissime incertezze sulle destinazioni possibili, sui tempi in cui poter andare via o far arrivare in Italia i turisti stranieri.

Nel frattempo le aziende sono rimaste e continueranno a rimanere aperte, pagando i costi e le tasse, ma ad incassi zero.
Per questo chiedono di poter fare programmazione per il futuro e di avere aiuti concreti e immediati, con finanziamenti a fondo perduto, blocco dei pagamenti delle tasse e cancellazione di tutti i tributi fino a tutto il 2020.
Si chiede anche alle istituzioni di promuovere campagne pubblicitarie di rilancio del settore, spesso bypassato dalle potenti holding straniere, che promuovono e vendono servizi sulle loro piattaforme online, portando i lori ricavi all’estero senza produrre posti di lavoro nel nostro Paese.

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