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Paroldo: “La grazia per Assunta Casella”, altro capitolo della storia sull’omicidio di Severino Viora

Associazione per i diritti delle donne si rivolge al Capo dello Stato

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Paroldo: “La grazia per Assunta Casella”, altro capitolo della storia sull’omicidio di Severino Viora

Nella foto, Assunta Casella durante il processo di primo grado a Cuneo, nel 2017

PAROLDO – “Vi abbiamo raccontato la tristissima storia della signora Assunta Casella, 60 anni, comprata a 14 anni dal marito, Severino Viora, vent’anni in più di lei, per 500 mila lire. Dopo aver subito per più di 40 anni maltrattamenti, abusi e persino essere stata costretta a prostituirsi, si è liberata dal suo aguzzino, uccidendolo. La giustizia italiana le ha dato 21 anni di carcere. In moltissimi casi di femminicidio, agli uomini vengono concesse tantissime attenuanti, “raptus per gelosia”, “stress da separazione”, ecc., e in pochi anni si ritrovano fuori. A questa donna non è stata concessa nessuna attenuante, se non quelle generiche, con la conseguenza che probabilmente passerà il resto della sua vita in carcere”. Così l’associazione “Ihavavoice” (Io ho una voce) che si occupa dei diritti delle donne. Indirizzerà nei prossimi giorni una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per sostenere la richiesta di grazia per la donna processata e condannata per l’uccisione di Aldo Viora, a Parolo, nel giugno 2016.

LA STORIA

L’uomo era stato trovato nel noccioleto, nella casa dove viveva con la moglie che aveva riferito più volte come “quell'uomo, molto più grande di lei, lo avesse acquistato per 500 mila lire dalla sua famiglia di origine”. Così, Assunta, a soli 14 anni, fu costretta a trasferirsi dalla Calabria al Piemonte, sulle colline del Cebano  e sposare l'uomo che "la costrinse a una vita molto dura". L'avvocato della donna, Marina Bisconti, aveva riferito queste storie all'udienza del Tribunale di primo grado di Torino. Una storia controversa in cui bugie e verità si sono alternati sullo sfondo di un’esistenza difficile emersa nelle fasi processuali.

«Ci siamo impegnate in tutti i modi per aiutarla – si legge su Facebook lal pagina dell’associazione Ihaveavoice–. Infinite telefonate al carcere, al suo avvocato, lettere, abbiamo sentito diversi altri avvocati, il sacerdote e alcune signore volontarie in carcere, abbiamo smosso mari e monti per aiutarla e alla fine ce l'abbiamo fatta, siamo riuscite a metterci in contatto con lei, l'abbiamo indirizzata per fare domanda di grazia, ed è iniziato l'iter previsto per legge. 

La donna non era stata condannata all'ergastolo come richiesto dal pm Nicoletta Quaglino. La Corte di giustizia di Torino aveva confermato la condanna a 21 anni e tre mesi per la donna, in carcere già da due anni all’epoca della condanna definitiva.

LO ZOLPIDEM PER STORDIRE IL MARITO

I giudici considerarono la circostanza aggravante dei "mezzi insidiosi" che il sonnifero, Zolpidem, usava per sedare la vittima non come causa della morte, ma uno stratagemma per poter uccidere Viora, che poi morì di soffocamento, probabilmente soffocato da un cuscino.

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