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‘Ndrangheta: Bra coinvolta negli arresti legati alle famiglie di Torino

Influenzarono anche i posti a “Cheese”

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‘Ndrangheta: Bra coinvolta negli arresti legati alle famiglie di Torino

La Squadra Mobile di Torino e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando Provinciale di Cuneo hanno sgominato un sodalizio di stampo mafioso 'ndranghetistico stabile nella provincia di Cuneo, in particolare a Bra. Dodici le ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale di Torino per associazione di stampo mafioso e traffico di droga. Effettuate una trentina di perquisizioni. L'attività investigativa è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. Il gruppo criminale vantava di poter mettere le mani anche su Cheese, la manifestazione gastronomica internazionale dedicata ai formaggi, di Slow Food (totalmente estranea alla vicenda) promettendo un posto all’interno dello spazio fieristico di Bra a produttori con cui avevano legami. Ma i rapporti oscuri che Salvatore Luppino, arrestato all’alba con il fratello Vincenzo, aveva con la politica locale facevano sì che bastasse ventilare i voti che aveva saputo pilotare per ottenere un posto di lavoro utile per accedere ai benefici della semilibertà

Tra gli indagati a piede libero ci sono tre carabinieri e due agenti di polizia penitenziaria. L'indagine riguarda l'attività di una "locale" di ndrangheta a Bra riconducibile alla famiglia Luppino, originaria di Sant'Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria).

Due dei carabinieri sono indagati per episodi avvenuti all'epoca in cui prestavano servizio a Bra: si procede per favoreggiamento e rivelazione di segreti di ufficio aggravati dall'agevolazione mafiosa per avere passato - secondo gli inquirenti - informazioni riservate alla famiglia Luppino.
Il terzo carabiniere, che invece era di stanza a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), avrebbe offerto ai Luppino notizie riservate: per lui, oltre al favoreggiamento e alla rivelazione di segreti di ufficio, si aggiunge l'accesso abusivo ai sistemi informatici.
I due agenti di polizia penitenziaria lavoravano nel carcere di Saluzzo dove era rinchiuso una delle figure al centro dell'inchiesta, Salvatore Luppino, al quale avrebbero fatto avere bevande alcoliche e altri beni non permessi: sono ora indagati per corruzione aggravata dall'agevolazione mafiosa.

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