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Mondovì: Leonardo è tornato libero e ora vuole giustizia dal sistema inglese

Il ventenne monregalese fu arrestato nel 2019 per traffico internazionale di stupefacenti: «Sono innocente», lettera al premier Conte

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Mondovì: Leonardo è tornato libero e ora vuole giustizia dal sistema inglese

Nelle foto, il giovane di Mondovì e il maxi sequesto, da parte della polizia inglese, delle piante di cannabis

MONDOVì - Leonardo Motera è libero e ora chiede giustizia. Da circa un anno e mezzo, il monregalese era trattenuto a Londra con l’imputazione di traffico internazionale di stupefacenti. Prima in carcere, poi con l’obbligo di dimora disposta dal tribunale, ma con l’obbligo fi portare un braccialetto alla caviglia. È tornato a casa, dalla sua famiglia, a Mondovì (padre, madre e sorella). Ora intende rivalersi nei confronti della giustizia britannica, facendo causa attraverso la Corte europea dei diritti dell’uomo perchè ritiene di essere stato coinvolto in una vicenda più grande di lui e di cui ritiene di non essere affatto responsabile: ricorrerà “per ingiusta detenzione e per aver compromesso il diritto alla libertà”. Anzi, sarebbe stato reso “uno schiavo”, come sostiene il legale che lo difende dal primo momento della sua vicenda, da parte della gang che lo avrebbe trattenuto contro la sua volontà, facendolo lavorare in un capannone in cui si producevano stupefacenti per il grande mercato internazionale (soprattutto cannabis). Al premier Conte è arrivata anche una lettera La sua vicenda è stata raccontata anche ai “Fatti Vostri”, la trasmissione di Giancarlo Magalli, su Raidue. La storia si ambienta a Londra, nel gennaio 2018 il giovane si trasferisce in Inghilterra dove trova lavoro in un'impresa edile. Chiuso il cantiere, si mette subito alla ricerca di un nuovo impiego. E così, alla fine del giugno 2019, il ragazzo riceve la telefonata di un uomo con accento turco che gli dà appuntamento per un lavoro fuori città. Da quel momento per il giovane inizia un incubo. Il ragazzo è portato in un opificio nella contea di Norfolk (a nord est di Londra), dove è nascosta una piantagione di cannabis. Lì i trafficanti lo maltrattano, gli sequestrano il cellulare e lo tengono prigioniero. Il 16 luglio 2019 le forze dell'ordine fanno irruzione nello stabile e arrestano non solo i trafficanti, ma anche il giovane italiano.

Nel corso del 2020, un’interrogazione parlamentare ed anche un incontro con il console italiano in Inghilterra. Ora il seguito della vicenda, con l’ammissione, da parte della polizia inglese, di un “errore giudiziario”, secondo quanto sostiene il legale Enrico Martinetti, di Mondovì. Nel dicembre scorso tre giornalisti di Provincia granda riuscirono ad intervistare il giovane raggiungendolo, a Londra, nella casa in cui era costretto a vivere secondo le restrizioni della giustizia inglese: senza possibilità di trovare un lavoro stabile (a causa della condizione di persona sotto processo) e senza la prospettiva di tornare a casa. La storia sarà ancora lunga, ma la famiglia Motera confida di poter ottenere giustizia.

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