MENU

IL CASO – Una donna positiva che ha appena partorito a Savigliano inviata al “Regina Montis Regalis”: toccava a Cuneo? Delibera regionale e nota dell’Asl sarebbero in contrasto

Covid e assistenza in ospedale: quando i pazienti “viaggiano” da una struttura all’altra, ma finiscono a Mondovì

L'assessore comunale Robaldo: «L'Asl spieghi i motivi di questa decisione»

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
Covid e assistenza in ospedale: quando i pazienti “viaggiano” da un ospedale all’altro, ma finiscono a Mondovì

Il reparto di Ostetricia all'ospedale di Mondovì

MONDOVÌ – L’epidemia stressa i reparti ospedalieri, ma può anche rendere difficili i rapporti tra ospedali. E, di mezzo, possono andarci i pazienti, come dimostra l’episodio avvenuto nei giorni scorsi tra Cuneo, Savigliano e Mondovì. Con l’aggravante che si parla di una donna che ha appena partorito: lei, purtroppo, è positiva al covid, la neonata, per fortuna, no.

Accade che la donna è ricoverata all’ospedale di Savigliano in attesa di partorire (è di un paese di quella zona). La bimba nasce, poi arriva l’esito che conferma il contagio per la puerpera. Una delibera regionale dice che l’ospedale “hub” (di riferimento) per i casi di gravidanze covid sia il “Santa Croce e Carle di Cuneo” che pare non abbia accettato il ricovero (la questione è ancora sotto la lente di tutti i protagonisti). Fatto sta che la donna finisce all’ospedale di Mondovì che, nel proprio reparto di Ostetricia, non ha casi covid, ma, per fortuna, la dirigente del reparto ha in serbo il piano per l’isolamento di casi di questo genere, senza compromettere le zone “pulite”. La donna, con la neonata, sono ora dimesse e la mamma, in buone condizioni, è in isolamento nella sua abitazione. Insomma, solo un ospedale su tre si è presa la responsabilità (forse non dovuta) di accogliere un paziente covid, fermo restando il dovere di assistere tutti.

Il caso è stato preso in esame dall’amministrazione comunale di Mondovì e l’assessore Luca Robaldo vuol vederci chiaro: «Da un lato desidero che pervenga forte il sostegno e la riconoscenza ai medici (Alice Peroglio e Patrizia Fusco, ndr) ed agli operatori che - ancora una volta e davanti ad una situazione imprevista - hanno risposto con professionalità enorme, dall'altro non posso non rimarcare come qualcosa non abbia funzionato.

Mi risulta, infatti, che le persone in gravidanza che dovessero risultare positive al coronavirus dovrebbero essere accolte presso l'ospedale considerato 'hub' cioè, per la nostra provincia, la struttura di Cuneo. Qui, invece, non solo Cuneo pare non abbia accettato questa disposizione ma ha chiesto a Savigliano di dare assistenza. Di qui, poi, il trasferimento a Mondovì. La Regione ha emanato indicazioni molto chiare in merito e credo che per non osservarle dovrebbero sussistere motivi altrettanto chiari». L’assessore chiede chiarimenti all’AlCn1: «Cosa è accaduto, quindi?» E aggiunge: «Già nella prima ondata della pandemia, il reparto di ginecologia ed ostetricia del 'Regina Montis Regalis' si era distinto come un reparto modello, di cui dobbiamo andare orgogliosi: ci piacerebbe sapere cosa intende fare l'ASL e, qualora non intenda dare seguito alle indicazioni regionali, conoscere i motivi alla base di questa decisione. Almeno darebbe modo ai sanitari di essere preparati».

La vicenda ha un risvolto importante. Ci sono due documenti amministrativi di fondamentale importanza in questa fase che contrasterebbero nell’applicazione e nell’operatività. Il documento regionale dice che casi come questi sarebbero da destinare all’hub di Cuneo, mentre un altro di fine settembre, a firma dei due dirigenti (AslCn1 e AslCn) e Aso (da cui dipende il Santa Croce) dice che la destinazione è Saluzzo o Verduno per le “degenze ordinarie”. Inoltre: che incidenza può avere l’arrivo di casi covid in Ostetricia e in Pediatria (con ricoveri impropri che non seguono un piano preordinato) in un ospedale come Mondovì? Per esempio il calo di numeri nel punto nascita con grandi sforzi conquistato e mantenuto dal “Regina Montis Regalis” negli anni.

Di certo è un caso che necessita di chiarimenti e di spiegazioni certe: assicurare presidi ospedalieri senza ulteriori stress in un periodo già problematico, diventa una necessità operativa vitale per la sopravvivenza delle strutture e per quella dei pazienti.

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl