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Noi medici del 118, in prima linea contro il Covid, ma dimenticati dal governo e dalla politica

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Noi medici del 118, in prima linea contro il Covid, ma dimenticati dal governo e dalla politica

Chi opera tutti i giorni in condizioni di emergenza, di solito, non pretende lodi o particolari riconoscimenti. Per medici ed infermieri è capitato che nella prima ondata del coronavirus fossero chiamati, poi l'attenzione per il loro lavoro è diventato quasi routine e l'abitudine diventa quasi un'azione a cui si dà meno importanza. Un aspetto che è alla base dell'intervento di un medico del 118 del Monregalese, dell'emergenza sul campo che si rivolge alla politica perchè ritiene ci siano state sperequazioni nel trattamento degli operatori. E' un intervento composto ed educato ed anche per questo motivo lo accogliamo volentieri e lo pubblichiamo di seguito.

«È arrivato il momento di porre fine alle lamentele solo sui social, e di passare ai fatti. Non è possibile che chi lavora per salvare vite umane debba essere vittima di una serie di inadempienze su materie importanti che stanno alla base del nostro lavoro. Il virus SARS-2 contagia tanti cittadini, ma anche medici del 118, infermieri, autisti e soccorritori di ambulanze. Ogni giorno e da oltre 9 mesi assolviamo con onore al nostro dovere, facendo turni massacranti, sostituendo colleghi in quarantena o malati, combattendo la pandemia 24 ore al giorno senza fermarci con delle criticità più volte segnalate e non risolte. Anche noi abbiamo famiglia. Riteniamo di essere vittime di errori commessi da chi sta seduto dietro una poltrona senza assumersene le responsabilità, a differenza nostra che paghiamo sempre ovunque e comunque. Ora basta. Un encomio alla centrale operativa di Saluzzo che ci cautela avvisandoci prima di partire in ambulanza che il paziente risulta essere sospetto per cui usiamo i DPI necessari, un encomio anche all’ASL CN1 che ha prescritto dei protocolli che ci cautelano. Ma per i politici dico che vanno bene le mascherine chirurgiche, ma non i bavagli. I medici ospedalieri hanno ricevuto giustamente un “incentivo covid” in due tranche: a settembre e novembre ma lavorano ben protetti da tute e in reparti separati (zona pulita e zona sporca); gli infermieri del 118 hanno percepito un compenso simile ma spesso c’è da dire che stanno inizialmente in ambulanza mentre il medico da solo sale a casa del paziente non sapendo a quali sorprese andrà incontro, poi se il paziente va trasportato si vestono con i DPI,

 e collaborano. Tanto di cappello agli infermieri del 118 tutti pronti a sacrificarsi come noi con turni lunghi e difficili, senza di loro il lavoro sarebbe più arduo.  Noi medici però non abbiamo percepito alcuna gratificazione economica per il lavoro svolto da marzo a dicembre per la pandemia, eroi a parole, ma dimenticati dai politici. Nonostante ciò continuano a pagare mutuo, tasse e quant’altro. C’è da dire che per il 2021 sono stati stanziati dal governo dei fondi economici cospicui (35 milioni di euro) per tale emergenza destinati agli operatori del settore compresi i medici del 118, ma il 2020 nulla. E c’è anche da dire che sempre per il 2021 sono stati stanziati 45 milioni di euro per i medici ospedalieri. Mi sembra un’ingiustizia che andrebbe corretta immediatamente. 

Medico di emergenza urgenza 118 AslCn1 

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