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IL CASO ROLFI

Scritta antisemita a Mondovì: «Richiesta di archiviazione, non ci sono altre strade»

Lo conferma il procuratore capo di Cuneo: «Senza testimoni, quella scritta può averla fatta chiunque»

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Il 25 aprile al tempo del covid: «Una ricorrenza da non scordare, come altri drammi della storia»

Aldo Rolfi di fronte alla scritta comparsa nel gennaio 2020

MONDOVÌ – «Richiesta di archiviazione dopo la denuncia contro ignoti, non c’erano altre strade probatorie se non quelle battute». Così il procuratore capo dei Cuneo Onelio Dodero definisce la conclusione della vicenda giudiziaria nata dopo he il 24 gennaio 2020 sulla porta di casa di Lidia Rolfi, a Mondovì, si scoprì, al mattino, la scritta “Juden hier”, in tedesco e che significa “Qui ci sono ebrei”, di matrice nazista. Un episodio che Aldo Rolfi, figlio della deportata a Ravensbruck durante la seconda guerra mondiale, collegò subito alla terza pagina che scrisse per “Provincia granda” la settimana prima dell’episodio. In quell’occasione riportò frasi inedite della madre sull’Olocausto e sulla deportazione.

QUI IL VIDEO DEL CASO A "CHE TEMPO CHE FA": http://www.provinciagranda.it/mondovi/2020/02/03/video/video-dopo-le-scritte-antisemite-a-mondovi-aldo-rolfi-racconta-i-fatti-a-che-tempo-che-fa-da-fabio-fazio-su-raidue-183/

Dopo le indagini, in capo prima alla sostituta Chiara Canepa (ora a Torino), poi passate al procuratore capo, e svolte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Mondovì, la pagina giudiziaria si ferma qui, sebbene il ricordo di una pagina triste della storia cittadina resti ancora presente nella comunità monregalese. «La scritta – prosegue Dodero – è stata effettuata in orario notturno, non c’erano testimoni. È stata sottoposta ad analisi tecnica approfondita. La vernice è di uso comune, chiunque può possederla. Una frase che ha un carattere culturale marcato (sebbene la famiglia Rolfi non sia ebrea, ndr), non scritta di sfuggita, da una persona che si è messa in ginocchio, oppure era di statura medio alta. Abbiamo individuato anche alcuni gruppi neonazisti che potevano essere collegati, ma non è emerso nulla di significativo».

I fatti ebbero un’eco nazionale. Ci furono tante testimonianze di solidarietà ad Aldo ed alla famiglia Rolfi, anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. La città stessa reagì. In silenzio, dimostrando civiltà, con forza radunando, alcune sere dopo i fatti, un numero importante di fiaccole, quasi 3.000. Reale è stato l’affetto delle persone che si sono strette intorno ad Aldo, alla sua famiglia, al figlio Paolo: entrambi lessero, quella sera, brani da “Le donne di Ravensbruck”, il libro più famoso di Lidia Rolfi. L’eco mediatico di questo fatto fu enorme e prevedibile. La concomitanza di elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria in un clima già surriscaldato e la vicinanza della Giornata della Memoria amplificarono il tutto. Resta, al di là della conclusione giudiziaria, la gravità del fatto che Mondovì, città Medaglia di bronzo al Valor Militare per la guerra di Liberazione, non potrà dimenticare.

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