MENU

NEL NOSTRO VIDEO di tre anni fa di fronte al Santuario di Vicoforte il principe annunciò: «Quelle leggi? Ne parleremo a tempo debito»

Emanuele Filiberto di Savoia chiede perdono per leggi razziali: «Le condanno» - Nel 2017 l'accenno al tema

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:

VICOFORTE – Quando Emanuele Filiberto di Savoia conclusa una lunga intervista registrata da “Provincia granda” di fronte al Santuario di Vicoforte, la sua ultima frase fu: «Della questione delle leggi razziali parleremo nel tempo giusto». Allora, nel dicembre 2017, l’occasione della visita al Santuario vicese fu la traslazione dei bisnonni (Vittorio Emanuele III e la Regina Elena) nella basilica mariana, ora quel tempo è arrivato.

"Mi rivolgo a tutti voi, Fratelli della Comunità Ebraica italiana, per esprimervi la mia sincera amicizia e trasmettervi tutto il mio affetto nel solenne “Giorno della Memoria”. Inizia così la lettera inviata da Emanuele Filiberto di Savoia alle Comunità Ebraiche Italiane. Alla vigilia del Giorno della memoria del 27 gennaio, Emanuele Filiberto di Savoia chiede «solennemente e ufficialmente perdono» alla comunità ebraica per la firma di Vittorio Emanuele III sulle leggi antisemite. «Vi scrivo a cuore aperto una lettera certamente non facile, una lettera che può stupirvi e che forse non vi aspettavate», scrive l’ultimo principe di casa Savoia, 49 anni, bisnipote del re d’Italia dal 1900 al 1946, che ritiene «giunto, una volta per tutte, il momento di fare i conti con la Storia e con il passato della famiglia che oggi sono qui a rappresentare, nel nome millenario di quella Casa Reale che ha contribuito in maniera determinante all’unità d’Italia, nome che orgogliosamente porto». E’ nel ricordo degli ebrei italiani vittime della persecuzione e dello sterminio, iniziati proprio dopo la firme delle leggi del 1938, che Emanuele Filiberto ha deciso di compiere un passo «doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente».

Dopo aver più volte ribadito la condanna delle leggi razziali, Emanuele Filiberto auspica «che la Storia non si cancelli, che la Storia non si dimentichi e che la Storia abbia sempre la possibilità di raccontare quanto accaduto a tutti coloro che hanno fame e sete di verità. Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate e per questo motivo, ancor oggi, esse ci gridano il loro desiderio di essere giustamente ricordate». Un pensiero al «glorioso avo Re Carlo Alberto che il 29 marzo del 1848 fu tra i primi Sovrani d’Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza dei diritti». Ma anche alle sofferenze della sua famiglia, alla tragica fine della zia Mafalda di Savoia, morta nel 1944 a Buchenwald, alla zia Maria di Savoia deportata con il marito e due figli in un campo di concentramento di Berlino. 

Ecco il resto della lettera: “Scrivo a voi, Fratelli Ebrei, nell'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, data simbolo scelta nel 2000 dal Parlamento della Repubblica Italiana, a memoria perpetua di una tragedia che ha visto perire per mano della follia nazi-fascista 6 milioni di ebrei europei, di cui 7500 nostri fratelli italiani". "È nel ricordo di quelle sacre vittime italiane che desidero chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia famiglia. Ho deciso di fare questo passo, per me doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente", si legge ancora.

"Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancor oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile, un'ombra indelebile per la mia famiglia, una ferita ancora aperta per l'Italia intera". Questo è un altro passaggio importante all'interno del testo. 

"Condanno la firma delle leggi razziali nel ricordo della visita alla nuova Sinagoga di Roma che proprio mio bisnonno Vittorio Emanuele III fece nel 1904, dopo che il 13 gennaio dello stesso anno si disse addirittura favorevole alla nascita dello stato ebraico e così si espresse: 'gli ebrei, per noi, sono italiani, in tutto e per tutto".

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl