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  La riflessione di Paolo Adriano (Mondovì) sul ruolo dei sindaci

RESPONSABILITA' DEGLI AMMINISTRATORI: “La condanna della Appendino? Il sindaco diventa soggetto di imputazione oggettiva di qualsiasi evento negativo accada in Comune”

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RESPONSABILITA' DEGLI AMMINISTRATORI: “La condanna della Appendino? Il sindaco diventa soggetto di imputazione oggettiva di qualsiasi evento negativo accada in Comune”

Nellefoto, la sindaca Appendino (Torino) ed il collega Adriano (Mondovì)

Sono stati tutti condannati a un anno e sei mesi i 5 imputati, tra cui la sindaca di Torino Chiara Appendino, nel processo con rito abbreviato per i fatti di piazza San Carlo. Il procedimento si riferisce a quanto accadde nel capoluogo piemontese la sera del 3 giugno 2017, durante la proiezione su maxischermo della finalissima di Champions League: una serie di ondate di panico tra la folla portarono a 1.600 feriti e in seguito alla morte di due donne a causa delle lesioni subite.  Dice di provare "amarezza" la sindaca di Torino, Chiara Appendino, che in un lungo post su Facebook commenta la condanna per i fatti di piazza San Carlo.

Appendino sottolinea di non avere intenzione di sottrarsi alle responsabilità, ma "è altrettanto vero che oggi devo rispondere, in quanto sindaca, di fatti scatenati da un gesto - folle - di una banda di rapinatori", aggiunge sostenendo che sul "difficile ruolo dei sindaci forse andrebbe aperta una sana discussione". Appendino conclude dicendosi "fiduciosa di riuscire a far valere le nostre tesi nei prossimi gradi di giudizio".

Su questa lunghezza d’onda s’inserisce l’intervento di Paolo Adriano, avvocato e sindaco di Mondovì: "Non commento ovviamente una sentenza e una vicenda giudiziaria che non conosco, ma penso che la condanna della sindaca Appendino offra il destro all'apertura di una seria riflessione politica e normativa sul ruolo e la figura del sindaco. Il tema è quello di evitare ogni rischio di trasformare il primo cittadino in un centro di imputazione oggettiva di qualsiasi evento nefasto che si verifichi nel Comune. Al contrario, credo che ogni attribuzione di responsabilità vada attentamente ponderata, valutando colpa, eventuali negligenze o omissioni e riconoscendo queste solo ed esclusivamente ove gli eventi siano effettivamente prevedibili e ovviabili dal sindaco.
Mi spiego: quando si programma una manifestazione, il primo cittadino non agisce certo come battitore libero. Al contrario, decide alla luce di pareri tecnici e commissioni a cui istituzioni, esperti e addetti ai lavori prendono parte. Sarebbe impensabile richiedere ad un sindaco - organo di indirizzo politico - di vedere e prevedere scenari che gli stessi tecnici non hanno previsto. Analogamente, sarebbe inconcepibile chiedergli di decidere di testa propria, smentendo proprio quegli esperti che la legge gli impone di sentire.
Il tema è delicato e centrale, perché, specie nei piccoli e medi Comuni, la sensazione è che il sindaco abbia tanti oneri e ben pochi onori. E temo che, se non si affronta seriamente la questione a livello politico e normativo, sarà sempre più difficile trovare cittadini disponibili a sacrificarsi per ricoprire questa carica".

 

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