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Vino, produzione di Dolcetto nel 2020: solo -0,4% rispetto all’anno precedente. Il problema? La redditività

La Regione propone una cabina di regia: il confronto promosso dall’Osservatorio permanente sui prezzi dei vini di Confindustria Cuneo

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Numero di bottiglie prodotte per il Dogliani (Dolcetto): solo -0,4% nel confronto tra 2019 e 2020. Anche nelle nostre zone, secondo i dati, parrebbe che il vino abbia saputo fronteggiare bene la pandemia. Almeno secondo quanto emerso dalla tavola rotonda in videoconferenza su “Vino e mercati-Posizionamento e politiche a sostegno” promossa dall’Osservatorio Permanente sui Prezzi dei Vini (Wpo-Wine Permanent Observer) di Confindustria Cuneo, a cui ha preso parte l’assessore regionale piemontese all’agricoltura, Marco Protopapa.

Lo spunto per il dibattito, aperto alle aziende vitivinicole della regione, è venuto dai dati raccolti dall’Osservatorio riguardo alla vendemmia 2020.

Paolo Sartirano, presidente della Sezione Vini/Liquori-Distillerie di Confindustria Cuneo: «Emerge la buona salute di cui gode il comparto enologico piemontese «che si direbbe... “vaccinato”, perché fa emergere, in generale, segnali favorevoli malgrado l’epidemia e le conseguenze di quest’ultima su tutti i canali di consumo. Le “locomotive” costituite dalle grandi Docg sono state la spina dorsale di una tenuta forse inattesa». Detto ciò, la crescita del prodotto imbottigliato non si traduce automaticamente in aumento del venduto, e quindi è bene moderare gli entusiasmi.

Ciò non toglie che nel settore occorra lavorare con la massima sinergia per aumentare la ricaduta economica sul territorio, contando sul sostegno della Regione, favorendo la costituzione di una cabina di regia che si occupi di tutte le Doc, anche quelle “minori”: «Le competenze ci sono, le aziende di trasformazione e quelle di produzione hanno affrontato il brutto momento avendo il coraggio di investire e ottenendo risultati positivi, trovando nuovi sbocchi oltre l’Horeca, bloccato dall’emergenza sanitaria».

Per Sartirano è basilare prepararsi per gli anni a venire, adattandosi ai mutamenti che senza alcun dubbio ci saranno, come lo sviluppo dell’e-commerce, tenendo in particolar conto le esigenze del comparto in campo formativo riguardo ai manager e ai commerciali, per saper affrontare in modo adeguato le richieste sempre più specifiche e in costante forte evoluzione dei vari mercati.

Ernesto Abbona, presidente dell’Unione Italiana Vini, ha sottolineato come in un momento così difficile gli imprenditori, invece di chiedere sussidi, abbiano reagito sfruttando al meglio i nuovi canali e collocando i propri prodotti. Però, se si è riusciti a mantenere i volumi, la creazione di valore ne ha risentito, poiché è diminuita la remuneratività.

Abbona ha quindi presentato un raffronto fra il Piemonte vitivinicolo e il Veneto, segnalando come per la nostra regione, in cui vi è una concentrazione record di Docg e Doc (ben 59), possa essere un vulnus la presenza di molte denominazioni legate non a specifiche località, bensì a vitigni e a territori estesi (come “Langhe” e “Roero”) non sempre comprensibili nel resto della penisola e all’estero. La strategia dei produttori veneti è opposta.

Fatto sta che, mentre in Veneto la superficie vitata cresce (oggi è pari a 97.300 ettari), in Piemonte cala (46.400 ettari) e anche il raffronto fra rese e prezzi evidenzia come sia avvantaggiato il Veneto, dove peraltro si possono abbattere i costi anche ricorrendo alla meccanizzazione, possibilità assai più rara da noi, a causa della conformazione collinare.

Sono quindi intervenuti Matteo Ascheri, presidente del Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani e di Piemonte Land of Perfection, Francesco Monchiero, presidente del Consorzio di tutela del Roero, Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Roberto Ghio, presidente del Consorzio di tutela del Gavi, e Davide Viglino, direttore dell’associazione “Vignaioli Piemontesi”.

Pur nelle specificità dei singoli consorzi, tutti i relatori hanno evidenziato come la positiva tenuta sul fronte della produzione sia abbinata a una seria problematicità legata alla redditività e, quindi, sulle ricadute di valore per il territorio nel suo complesso. Inoltre gli effetti negativi dell’epidemia non sono certo esauriti, i mesi a venire sono infatti densi di incognite. Pertanto è corale l’adesione alla proposta di dar vita alla “cabina di regia” in collaborazione con la Regione, al fine di attuare politiche di filiera coordinate e, in quanto tali, senz’altro più efficaci.

Il commento dell’assessore all’agricoltura e al cibo della Regione Piemonte, Marco Protopapa, che ha seguito l’intero dibattito e si è detto subito disponibile a un confronto personale riguardo alle proposte emerse durante la tavola rotonda, è il seguente: «Il 2021 presenta incognite legate al perdurare della situazione emergenziale e lancia a tutto il comparto, istituzioni comprese, la necessaria sfida per recuperare il terreno perduto l’anno scorso. In sinergia con la filiera, la Regione monitora la situazione delle produzioni e delle giacenze al fine di non farsi trovare impreparati qualora si rendano necessari nuovi e ulteriori strumenti eccezionali per rispondere al perdurare dell’emergenza».

 

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