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Addio professor Berutti, Mondovì saluta "l'anima dell'Alberghiero"

Grande cordoglio in città per la scomparsa del docente. I funerali lunedì

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Addio professor Berutti, Mondovì saluta "l'anima dell'Alberghiero"

Mario "Upi" Berutti con i suoi alunni in un'edizione di "Peccati di Gola" a Mondovì

MONDOVI’ – Una scuola, preside, colleghi e tanti amici sconvolti. la notizia della morte del professor Mario Berutti sta scuotendo Mondovì. Era uno dei docenti più conosciuti del Monregalese, in pensione dal 2018, classe 1955, originario di Paroldo dove il papà fu anche eletto primo cittadino. Abitava a Carassone, con la moglie Vilma Riccardi, medico. Secondo una prima ricostruzione, pare che "Upi", così era noto tra gli amici, abbia avuto un malore mentre si trovava in un ospedale di Torino.

Oltre alla moglie, lascia i figli Matteo (cuoco di professione) e la figlia Chiara.

Il rosario si terrà nella Parrocchia di S.Agostino a Mondovì Breo domenica alle ore 20,30. I funerali saranno celebrati nella stessa chiesa lunedì alle ore 15. 

Docente di sala all'Istituto Alberghiero "Giolitti" di Mondovì, appena varcata la soglia dell’istituto Alberghiero “Giolitti” di Mondovì era una delle prime persone che veniva incontro per dare il benvenuto. Il professor Mario Berutti, per tutti “Upi”, è l’insegnante che più ha segnato la storia della scuola monregalese oggi al centro di una grande sfida per il proprio futuro. La scuola è stata prima la sua come studente, poi il suo luogo di lavoro. La dirigente Donatella Garello: «Siamo sotto shock - dice -. Mario non era solo un docente, era un amico personale, dell'istituto, di tutti noi che ruotiamo intorno all'Alberghiero. Una scomparsa che ci rattrista in modo enorme, tanto che non sappiamo come esprimere questo dolore. Lui era l'Alberghiero, era lo spirito di questa scuola».

Per ricordare "Upi" pubblichiamo, di seguito, l'intervista che il nostro giornale gli fece al momento della pensione, nel luglio 2018.

Professor Berutti, in pensione, dopo una vita all'Alberghiero: che bilancio fa?

Lo faccio raccontando una storia. Ho iniziato a frequentare l’alberghiero “Giolitti” di Mondovì come studente, nel 1972 anno di fondazione. Dopo essermi diplomato, il preside, il professor  Debernardi mi chiese se volevo intraprendere la carriera di Insegnante ed allora, nell’anno scolastico  1975-76, iniziai con un incarico di dodici ore settimanali. Nel 1978 sono passato di ruolo e nel 2018 ecco arrivare la pensione. Sono stati anni bellissimi: nel 1972 abbiamo iniziato in via delle Scuole nei locali dell’ex convitto Civico Femminile con due classi una prima di sala e una di cucina (32 allievi in totale) con pochissime attrezzature recuperate dal Comune, ma con grande entusiasmo, spronati dal primo chef, il mai dimenticato Vittorio Bertolino e da Pollano, maître di sala, originario di Piozzo. L’Alberghiero è cresciuto tantissimo integrandosi con il territorio e diplomando decine di allievi che ora sono sparsi per tutto il mondo come ambasciatori della cucina piemontese e italiana. Negli anni 90 l’Istituto si è trasferito negli attuali locali di piazza IV Novembre dove, fino al fatidico 29 dicembre 2017 (giorno della frana, ndr), trovavano sede i laboratori per le diverse discipline, le aule scolastiche, magazzini, uffici amministrativi e dirigenziali. Mi preme ricordare i presidi che si sono alternati: dal primo incaricato il Meinero quindi Debernardi che, per quelli della mia generazione e non solo, è stato il “nostro preside”, Allione, Dotti, Romano, Fracassetti, Linguanti e infine l’attuale dirigente Donatella Garello che sta portando avanti la nostra scuola con un entusiasmo e una grinta veramente encomiabile e fuori dal comune. Importante: quasi tutti gli insegnanti di materie pratiche (sala, cucina, pasticceria e accoglienza) che operano a Mondovì e Barge sono ex allievi dell’Istituto quindi sono molto legati alla scuola e ne conoscono molto bene la realtà.

Com'è cambiato l'insegnamento?

In questi 43 anni l’insegnamento negli Istituti Professionali e soprattutto negli alberghieri è cambiato radicalmente. Fino all’avvento del “progetto 95” chi iniziava sceglieva già dal primo anno la specializzazione: sala, cucina e ricevimento: le ore settimanali erano 40 delle quali 18 erano di pratica. Nel 1995 con l’avvento dell’ omonimo progetto gli allievi sceglievano il laboratorio gradito solo dopo il secondo anno: le ore di laboratorio sono state ridotte a 6 settimanali riducendosi poi ancora a 4 nella riforma degli anni 2000. Va da sé che passando da 18 a 4 ore settimanali di laboratorio, per preparare gli allievi in modo adeguato abbiamo dovuto fare i salti mortali, potenziando molto le attività esterne in collaborazione con enti e privati e dando parecchia importanza a stage e alternanza scuola lavoro.

La situazione, oggi, dopo il crollo del dicembre 2017, è molto difficile. Secondo lei, quale sarebbe la soluzione ideale?

Il 29 dicembre 2017 è una data difficile da scordare: ci ha portato via, in un attimo, anni e anni di lavoro e solo grazie alla dirigenza della scuola, agli Insegnanti al personale Ata e a tutti gli studenti, siamo riusciti a terminare l’anno scolastico con enormi difficoltà: aule e laboratori sparsi per tutta Mondovì, tanti insegnanti in una mattinata avevano lezione anche in 3 o 4 plessi; il magazzino al mattino doveva rifornire i vari laboratori sparsi in Mondovì e così via. Sicuramente l’attuale sistemazione non è più sostenibile: per l’immediato è indispensabile che almeno i laboratori di piazza IV Novembre (che non hanno avuto assolutamente alcun danno) ritornino alle esigenze della scuola. Poi, a mio avviso, la soluzione migliore per l’Alberghiero sarebbe sicuramente la Cittadella dove oltre alle aule e laboratori potrebbe trovare posto un campus permanente per studenti, una vetrina per i prodotti tipici del territorio e ancora molto altro: è l’augurio che faccio alla mia scuola.

Un ultimo pensiero?

Voglio ringraziare tutti i colleghi che in questi anni mi hanno sopportato e mi hanno anche aiutato tanto.

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