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Mondovì: la triste storia di Mauro.
Senza tetto per scelta, travolto dalla vita

È l’uomo trovato esanime lunedì mattina sulla panchina dei giardini vicino alla stazione ferroviaria

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Mondovì: la triste storia di Mauro.Senza tetto per scelta, travolto dalla vita

Il corpo senza vita sulla panchina di corso Italia ed i primi soccorsi

Il corpo è steso sulla panchina, la barba incolta, i capelli grigi. Dimostra più anni dei suoi 59 compiuti pochi giorni fa, il 30 agosto, la maggior parte passati senza un tetto, perché quelli come lui sono definiti “senza fissa dimora”. Mauro, nella notte, è passato probabilmente dal sonno alla morte. Le persone passano in corso Italia, il quartiere più popoloso di Mondovì. Scuotono la testa e dicono “Povero Mauro, non poteva che finire così, ma non lo meritava”. Negli Stati Uniti li chiamano “hobo” e sono migliaia, da noi sono quelli che rifiutano, quando possibile, ogni forma di assistenza, accontentandosi della carità e della generosità di pochi. Il corpo l’ha trovato un operatore ecologico della “Raimondi”. L’ha chiamato, lui non ha risposto come avveniva tutte le altre mattine. L’allarme, l’arrivo del 118, della Polizia Locale e dei carabinieri, il nastro bianco e rosso che delimita l’area, i primi accertamenti. “Era il mio amico, l’unico mio amico”, dice sulla panchina vicina Giovanni che racconta la propria storia id imprenditore, in Puglia, con dieci dipendenti, poi gli affari che vanno male ed i debiti. Dice che nei giorni scorsi aveva raccomandato al suo amico di farsi curare, aveva anche chiamato l’ambulanza “a sua insaputa, altrimenti Mauro si arrabbiava”. Nulla da fare. Lui rispondeva “sto bene, sto qui” ed aveva anche firmato il consenso a non farsi portare in ospedale. “Abbiamo chiesto a tutti di aiutarci, ma non c’è mai una casa per noi”, aggiunge Giovanni.

In tanti, però, raccontano una storia diversa. I problemi legati all’alcol, segnalati al Sert da anni, consumavano il fisico di Mauro, ex operaio edile: la notte scorsa non ha più retto. Morte naturale, ma la parola definitiva, in questo senso, si dirà solo nelle prossime ore, mentre la Procura di Cuneo è stata subito avvertita del ritrovamento. Eppure Mauro una vita l’aveva vissuta. Prima della strada, prima degli stenti, del freddo d’inverno e del caldo d’estate, dei morsi della fame e della gola secca che non si placa mai per chi beve alcol tutti i giorni diventandone dipendente. Francesco Belgrano, presidente della Cooperativa che gestisce il vicino bar della Stazione: «Mauro raccontava della sua attività di malgaro nelle valli vicine, una parte della famiglia era originaria della Valle Mongia, lui aveva abitato a Fiammenga di Vicoforte. Chiedeva dei nostri cari, mai invadente, era perfino timoroso di approfittare dei caffè sospesi nel nostro bar ed aveva un sorriso per tutti. Negli ultimi giorni lo abbiamo visto sofferente, ma lui non voleva aiuto, sembrava quasi lasciarsi andare di proposito».

La vita lo travolge da giovane, orfano di madre, un fratello scomparso per una malattia, un matrimonio naufragato subito. Conosce le difficoltà economiche, la strada. Una sorella lontana, vive al sud, ha sempre offerto a Mauro tutto l’aiuto possibile. Sempre rifiutato.

Il primo contatto con la Caritas è del luglio 2019, è ospitato nella Cittadella della Carità per alcune settimane insieme al suo amico Giovanni con cui divide le panchine ed i giardini (anche una tenda) di corso Italia. Il covid lo sorprende, è ricoverato all’ospedale di Saluzzo. Mauro supera anche il virus, gli viene offerta una casetta, lui dice ancora d no, ma la vita di strada è troppo dura, il suo fisico è minato. Luca Borsarelli, presidente del Consorzio Socio Assistenziale del Monregalese: «Dispiace, umanamente, per la morte del signor Mauro. Abbiamo provato ogni percorso possibile nonostante non rientrasse nelle nostre competenze perchè l'uomo non era residente in uno dei comuni consorziati. Gli abbiamo proposto di prendere la residenza a Mondovì, un percorso al Sert in quanto dipendente da sostanze, l'abbiamo segnalato al comune di provenienza affinché venisse preso in carico, ma lui ha purtroppo rifiutato tutte le opzioni. Esistono purtroppo delle persone che non vogliono avere niente a che fare con i servizi sociali, e lui era una di queste».

Forse Mauro sapeva come sarebbe terminata la sua vita. Nella tasca del suo giubbotto, insieme ad altri pochi segni di una vita difficile, c’era anche un biglietto: “Se ci fosse bisogno, chiamare questi numeri”.

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