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L'INTERVISTA

Giancarlo Caselli: le mafie, come sciacalli, stanno approfittando dell’emergenza covid anche in Piemonte

Il magistrato protagonista di inchieste sulla criminalità organizzata: «La parola chiave è riciclaggio»

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Giancarlo Caselli: le mafie, come sciacalli, stanno approfittando dell’emergenza covid anche in Piemonte

Gian Carlo Caselli era procuratore generale di Torino, quando visitò il tribunale di Mondovì. Qui è con il procuratore capo di allora, Riccardo Bausone

Giancarlo Caselli rappresenta una delle voci più chiare, dirette, autorevoli e coraggiose che la vera “antimafia” annovera tra le sue file. Magistrato, presidente dell’Osservatorio Agromafie, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande nel periodo in cui la Dia rilancia l’allarme mafie al nord e all’indomani della sentenza storica sulla trattativa “stato – mafia”. Giudice Istruttore a Torino in inchieste sulle Br, poi Procuratore di Palermo dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio. Infine a Torino come procuratore generale e procuratore capo fino al 2013. Dal 2014 è presidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare di Coldiretti. Ha presieduto la Commissione ministeriale per la riforma dei reati in materia agroalimentare nell’aprile 2015. Dal 2017 è presidente onorario dell’Associazione “Libera”.

Dottor Caselli, la Dia ha lanciato, pochi giorni fa, un allarme che non sentivamo da tempo: cresce l'infiltrazione delle mafie in ogni campo, nelle istituzioni, ma soprattutto c’è attenzione per il fiume di denaro che arriverà, grazie al Pnrr, in ogni campo. Dovevamo aspettarcelo?

"La presenza delle mafie ben oltre i confini del mezzogiorno è una realtà consolidata. E non da oggi. Già nel 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa in una intervista a Giorgio Bocca del 10 agosto (pochi giorni prima della strage di via Carini del 3 settembre) ammoniva: “La mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. A me interessa conoscere questa ‘accumulazione primitiva’ del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi o ristoranti “à la page”. Ma ancor più mi interessa la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, imprese e commerci magari passati a mani insospettabili e corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.

La parola chiave è riciclaggio. I soldi sporchi che accumula con le sue attività criminali il mafioso li deve (...)"

EDIZIONE DI MERCOLEDì 29 SETTEMBRE 2021

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