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L'insensatezza di una scritta crudele

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Il vento mediatico che ha investito Mondovì dopo le scritte apparsa sulla porta di casa di via Lidia Rolfi ha messo al centro la nostra città. Non è stato un bel motivo per essere protagonista, ma la Montis Regalis ha reagito, ha detto “no, i monregalesi non sono così”. Questa precisazione è doverosa, ed è necessario farla qui, in questo piccolo spazio di commento, dove ci permettiamo valutazioni oltre la cronaca. Anche perchè, secondo una linea di pensiero (anche investigativo), la nostra terza pagina della scorsa settimana, una qualunque in mezzo alla miriade di scritti sui temi del Giorno della Memoria, ma firmata da Aldo Rolfi, con le interviste di Lidia, potrebbe aver avuto un ruolo. Potrebbe aver fatto scattare la molla nella mente di un imbecille (chiunque egli sia) a fare da “untore” segnalando la casa di qualcuno da colpire, nella Notte dei Cristalli di Mondovì. Al netto di qualche odiatore di professione sui social, le tante segnalazioni di solidarietà e la risposta con quasi 3.000 persone alla fiaccolata ha scaldato il cuore, ha ricordato che la capacità di disprezzare progredisce, purtroppo, di pari passo con la società civile, ma anche che questi episodi sono «una curva a gomito nel cammino della storia», come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una tragica ricaduta nelle barbarie, dalla quale l’umanità si è prontamente riscattata. Niente di più illusorio, però, segnala il Capo dello Stato che, sotto il grande cartello “Shoah, figli del dopo” ha ricordato “la scritta ignobile di Mondovì”.
Lunedì sera, accompagnando la fiaccolata dalla piazza Martiri per la Libertà (riflettere sul nome) e piazza Ferrero, abbiamo sentito l’orgoglio di Mondovì, chiamato a raduno dall’amministrazione comunale monregalese e dal sindaco Paolo Adriano. Quelle 3.000 fiaccole silenziose hanno ricordato un altro aspetto importante: il rifiuto della storia produce ignoranza. L’untore ha individuato la casa di una deportata nei campi nazisti, e l'ha automaticamente definita ebrea, mentre Lidia Beccaria Rolfi era stata internata come partigiana e non era di origine ebraica. Per questo va citata la maestra (Emanuela Bertola) che con pazienza (nostro video su Facebook) ed amore spiega ai bambini con le fiaccole in mano, di fronte alla casa di Lidia Rolfi, quanto è sbagliato quel gesto, quanta assurdità ci sia in quella scritta o troppo colta o troppo ignorante. Solo che, come ha scritto Ezio Mauro, “non possiamo dirci innocenti”, anche la cosiddetta società civile è colpevole. Di non aver insegnato abbastanza, di non aver fatto capire, creando confusione, insensibilità, razzismo. Se la prima cosa che ci viene in mente è la scuola e la formazione a lei demandata, guardiamo anche alle nostre famiglie. Proviamo a spiegare ai figli l’insensatezza di una scritta crudele, fuori dal tempo, a meno che non si inscriva il tutto in un periodo culturale, politico e storico che guarda al passato senza capire l’evoluzione della democrazia e del concetto di libertà.
Questo giornale ha uno stile che rifugge la retorica, le esagerazioni, i proclami. Questa volta la misura dell’evento, però, quasi lo impone. Mondovì, città medaglia al valor militare per la guerra di Liberazione e medaglia di bronzo al valor militare “non ci sta”, sia chiaro, e men che meno l’ex Gazzetta di Mondovì che fonda le radici del suo liberalismo nella metà dell’Ottocento. Ma siamo qui, oggi, saldi su posizioni che condanno quell’insano “Juden hier” generato, forse, da una nostra terza pagina.

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