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La luce in fondo al tunnel? È il ritorno alla vita di prima

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La luce in fondo al tunnel? È il ritorno alla vita di prima

Ogni giorno i giornalisti riportano numeri ed è difficile sbilanciarsi, fare previsioni, ipotesi di quando la nostra vita tornerà a cambiare, ripensando a quella “normalità” che pare lontana, allora banale, oggi così invidiabile. Gli esperti dicono che “siamo arrivati al plateau”, cioè ad una zona alta di numeri, piatta, che non sale e che non scende, ma occorre attendere ancora perchè quella quota scenda davvero. A volte, con animo cinico, viene la tentazione di prendere quei numeri e farsi ispirare per il lotto, poi si torna alla realtà dura dei camici, delle mascherine, dei visi stanchi di chi è in prima linea e si torna a questa normalità: contagi, guariti, morti, tamponi e ventilatori. C’è un dolore che si nasconde dietro ai numeri. Lo si percepisce per chi, come noi, ancora frequenta, per necessità e lavoro, da lontano, sempre con precauzioni, ospedali, pronto soccorso, parla con i tecnici ed amministratori. È il dolore del parente che si non può salutare e l’assenza dell’incrocio degli sguardi del proprio caro in un letto di ospedale. Il balzo in avanti dei contagiati è più lento? Se lo si dice ad una persona che teme per la salute di qualcuno che non fa più parte della sua vita, il dato diventa relativo, freddo.

Ci si aggrappa alle notizie, per questo il lavoro giornalistico diventa, se possibile, ancora più responsabile, deve stare attento ad ogni sfumatura. Basti questa affermazione per capire che non siamo ancora al punto di svolta: l’indicazione degli esperti è chiara e dice che anche quando si potrà uscire dal tunnel bisognerà mantenere la distanza di almeno un metro e indossare la mascherina nei luoghi pubblici. Per arrivarci e poter dichiarare di aver vinto il coronavirus, serviranno però settimane. L’Istituto Einaudi ipotizza il 15 aprile, gli esperti fanno intendere un limite temporale più lungo. L’indice di contagio «R0» non è ancora sotto l’1 e dunque la strada è lunga. Pare, dunque, che il consiglio dei ministri che si riunirà nei prossimi giorni decreti la serrata fino a Pasqua e prima di maggio di passeggiate non se ne parla ed è difficile che bar e ristoranti possano riaprire. Il prossimo provvedimento entrerà in vigore sabato e durerà fino al 18 aprile. Intanto si resta a casa a coltivar speranza. Alcune attività industriali potranno riaprire, mentre si è raggiunto l’accordo con le banche perchè possano erogare la cassa integrazione covid. Il tutto con la consapevolezza che solo il perpetuarsi delle misure può aiutare a dichiarare finita l’emergenza. E si attende il picco: fra 10- giorni per il Piemonte? Con quell’ipotesi il calo dei contagi sarebbe per fine aprile. Gli scienziati lasciano in fondo la riapertura dei luoghi con maggiore affollamento. La sensazione diffusa è che “nulla sarà come prima” per un bel po’ di tempo: come pensare a distanze ravvicinate “ante covid” nei locali o alle mascherine che scompaiono da un giorno all’altro? Per questo motivo il governo ha dato notizia della disponibilità di centinaia di milioni di mascherine che saranno distribuite alle Regioni. D’altro canto, però, l’economia che si ferma ha effetti devastanti sulla vita sociale e gli esperti ci mettono in guardia rispetto ad una ripresa troppo veloce “che rischia di far ripartire il contagio con danni che sarebbero incalcolabili: troppo alto il pericolo di vicinanza tra le persone, troppo forte la possibilità di avere nuovi malati”.

Non è facile, nel turbinio di numeri e considerazioni, fermarsi e fare il punto. Proviamo a dirlo così. Da quasi un mese gli italiani, tranne poche, deprecabili eccezioni si sono chiusi in casa, hanno smesso di lavorare, hanno accettato le regole della “clausura” e cercano di adattarsi al presente. Quando tutto ciò è sopportabile? Quando si vede la luce alla fine del tunnel. Che cosa vuol dire, però, in questo caso? Che la luce è il lavoro da ritrovare quando sarà finita, di tornare a guadagnare con le proprie aziende, di avere gli stessi livelli di servizi di prima, sebbene ci lamentassimo spesso. Le prime misure di contenimento danno i primi risultati, così vediamo la luce in fondo dalla galleria che, alla fine, è la vita che avevamo prima.

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