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Covid, Fase 2: meno cacofonia

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Covid, Fase 2: meno cacofonia

Non invidiamo chi deve decidere sulle modalità di “come riaprire senza ricadere”. Il covid-19 si dimostra un nemico difficile da combattere, soprattutto se si ha la voglia di ripartire con l’economia,, ma con incerti standard per la sicurezza. Il picco è dietro di noi, ma la discesa è lenta. Ogni volta che è arrivato un messaggio rassicurante, è calato il livello di attenzione e i nuovi contagi ri-aumentano. Una cosa è certa: c’è una perenne cacofonia sul coronavirus che crea confusione e illusione. Il messaggio deve essere chiaro e univoco. Le recenti vicende delle Unità di Crisi non depongono a favore, sebbene si debba riconoscere il lavoro indefesso. Difficile dire chi ha fatto bene, meno bene o male. Lascia l’amaro in bocca guardando a Torino: un ex componente dell’Unità di Crisi (Mario Raviolo ora ancora responsabile del 118 regionale) prima scelto, poi messo di lato e lasciato infine del tutto solo nelle risposte quando i giornalisti di “Report” l’hanno inchiodato dietro all’evidenza del rifiuto (ammesso) di medici in soccorso al Piemonte all’inizio del covid: “Non avevano le specialità richieste”. A proposito: è il medico che ha deciso lo sgombero totale della Casa di Riposo di Villanova Mondovì. Azzeccandoci pure (ospiti tutti positivi), ma causando la chiusura del pronto soccorso per due giorni.

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