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Respireremo, ma ricordando

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Respireremo, ma ricordando

Si sente ora l’esigenza di “fissare” alcuni ricordi tra prima, seconda ondata e voglia di aver fiducia nel futuro. Perché è passato da poco un anno col “mostro” e risulta naturale non solo fare un bilancio, ma ricordare oltre 365 giorni con l’inedita (per il nostro tempo) pandemia. Passati anche gli arcobaleni con “Andrà tutto bene”, gli applausi dai balconi, le serate con gli annunci dei Dpcm, i numeri del contagio col contagocce tv. Ora facciamo il punto in 12 pagine, all’interno, che raccontano “un anno col covid”, tra timori per le “varianti”, l’annuncio di una possibile terza ondata a metà marzo e l’avvio della campagna di vaccinazione mentre mascherine e distanze ci accompagnano ovunque. Il computo del contagio ha ancora numeri che fanno paura. La speranza si chiama vaccino. Che abbia un nome o l’altro ci importa? Interessa efficacia e copertura, ma che soprattutto ce ne sia in misura sufficiente per raggiungere l’immunità di gregge. Intanto il virus immobilizza ancora il mondo. Un trauma globale, al di là di quello che ognuno di noi pensa dei provvedimenti presi dallo Stato. Qual è, alla fine, il desiderio di tutti? Che tutto ciò che è considerato oggi nocivo con la pandemia (la libera circolazione, l’interdipendenza, lo sconfinamento globale, la socialità) torni ad essere positivo. Respireremo di nuovo quando contaminarsi tornerà a non essere un male.

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