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Chi è essenziale?

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Chi è essenziale?

L’Italia è un Paese incredibile: lo sapevano Fellini, Totò, Troisi, Villaggio, Gassman, Tognazzi e lo sa oggi Maurizio Crozza. Far riflettere amaramente e fare satira è più facile in Italia che in Islanda, dove difficilmente la pandemia avrebbe provocato una vera riflessione nazionale su chi siano i “lavoratori essenziali” o meglio chi è legittimato a lavorare ed essere considerato tale. E, di conseguenza, mandare i figli in classe e non restare in Dad come tutti gli altri. Sono bastate 12 righe di una nota del Miur del 4 marzo a gettare una nazione nel panico: si diceva allora che a scuola potevano andarci bambini con disabilità e con bisogni educativi speciali, ma anche i figli dei lavoratori essenziali. Dopo due giornate di fuoco, accuse incrociate, genitori inviperiti, raffica di quesiti urgenti delle regioni, una valanga di domande alle scuole, agli uffici scolastici e al Miur, il 7 marzo, nonostante fosse domenica, una nuova nota ha modificato le “prime indicazioni” della nota del 4 marzo, senza più menzionare la possibilità di consentire l’accesso a scuola in presenza anche ai figli dei lavoratori essenziali. Ma chi sono? Quali sono le categorie? Per definizione sono i lavoratori “le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”. Il Miur fa sapere che “si è aperta una riflessione», visto che nel momento di attuare la nota, si è scatenata l’attenzione di tantissime, troppe famiglie, anche di quelle che non avevano comunque diritto. «E si è tornati all’attuazione pura del dpcm - ha spiegato una fonte del Miur - promettendo ulteriori approfondimenti, per evitare discriminazioni». La vicenda, spiegano, è complessa ed è necessario «capire cosa è essenziale e cosa non lo è». Fonti del ministero alla fine ricordano che a scuola, in presenza, gli alunni con disabilità e quelli con bisogni educativi speciali, possono essere “attorniati da un gruppetto di compagni”. Paese incredibile. Totò esclamerebbe: «E ho detto tutto».

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