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“La cura” dell’altrui, addio Franco

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“La cura” dell’altrui, addio Franco

Per chi è capace di scrivere “supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare” ogni etichetta appare approssimativa, stretta, inadeguata. Franco Battiato era colto, raffinato, stile inconfondibile, siciliano. Martedì è morta una persona che oltre ad essere un musicista ed un filosofo è stato un cercatore della parola, delle risposte. Lui che era un amante del silenzio e diceva: “Nascere esseri umani è un grande regalo e bisogna meritarselo”. Ha venduto milioni di dischi dicendo che non ha mai scritto per il suo pubblico, così era un artista del tutto indipendente. Profondo e leggero insieme, senso dell’umorismo e costante distacco. Unico. Chi ha collaborato con lui, lo ha adorato perché sapeva incontrare le persone. “La cura” è il suo monumento artistico, perché è una canzone d’amore senza mai porre l’accento sulla parola amore. Perché aver cura di un altrui (fratello, genitore, amato/a secondo le mille interpretazioni del testo)? “Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te”. Arte, parole, musica. Quanto ha bisogno, oggi, il nostro piccolo mondo di un poeta come Battiato? Tanto, perché nell’era del “Cinghiale bianco”, spesso sul ponte sventola, nel campo dei sentimenti, la bandiera dello stesso colore.

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