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Rischio calcolato

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Rischio calcolato

Qualche dubbio sul fatto che l’affrontare la pandemia ci avrebbe resi tutti migliori era venuto osservando le reazioni agli aspetti più “normali” dell’esistenza. Mi riferisco alla capacità presunta di calcolare il rischio che, per definizione, può incombere su ognuno di noi. Ci mettiamo alla guida e pretendiamo di calcolare con esattezza quanto traffico ci sarà. Prenotiamo un evento all’aperto e diventiamo maniacali nella ricerca delle previsioni del tempo per quell’ora, in quel punto. Forse una delle conseguenze della pandemia è l’avversione al rischio. C’è chi lo ama senza condizioni, chi lo rifiuta. La prevalenza, però, è il tipo che vuole “il rischio calcolato”. È la categoria che non si esprime in modo sentimentale intorno al tema del rischio, ma sostiene la necessità di calcolarlo. In epoca pandemica, vuol dire “le possibili conseguenze del vaccino”. Ieri lo stesso tipo pare cantasse a squarciagola “Vita spericolata” (comunque) di Vasco. Il rischio è la combinazione di tre elementi che devono essere presenti in contemporanea: la minaccia, la vulnerabilità, le conseguenze. S’inizi l’introspezione: pensate ai tre elementi nella nostra epoca pandemica. Quale tipo di persona siete?

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