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Comandar tacendo

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Comandar tacendo

Il premier Mario Draghi

Quando si dice “un drago della comunicazione”. Lo stiamo capendo solo ora, ma il nostro presidente del consiglio le azzecca, almeno finora, dal punto di vista comunicativo, inteso come atteggiamento nei confronti dei media. Mi spiego. Sull’Afghanistan, pochi giorni fa, alla domanda più difficile «L’Europa sarà all’altezza?», lui ha “draghianamente” liquidato il giornalista con «Sì, lo sarà». Non è che non risponde alle domande, ma è l’esempio del minimalismo comunicativo sottolineato da Vittorio Feltri su “Libero”: funziona perché non va in tv. O meglio non frequenta i salotti ciarlieri ed i programmi classici. Il premier si è immunizzato dal «presenzialismo davanti alle telecamere guidate da insulsi chiacchieroni». Molte volte il silenzio, per paradosso della comunicazione, rafforza la chiarezza di un discorso. La vera leadership, in pratica, si esercita dicendo ma anche tacendo. Ve le ricordate le comunicazioni fiume dell’ex premier Conte? Draghi fa il contrario. Forse perché il premier di oggi sa che molti politici partono “salvatori della patria” e finiscono con i forconi sotto il palazzo, passando attraverso i salotti ed i talk della tv. Draghi esercita il potere “silenziando” se stesso, anzi il silenzio è potere. Esercitarlo così, però, è molto difficile, non è da tutti. Forse è solo “da Draghi”.

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