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La misura del racconto

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La misura del racconto

Martedì pomeriggio, Trieste nella diretta tv dei telegiornali. La piazza no vax circonda per l’ennesima volta il giornalista Rai che documenta la manifestazione. Qualche battuta, intimidazioni più o meno velate, disagio. Se i media ignorano i cortei consolidano la convinzione dei manifestanti di essere oscurati dal “sistema”. Se si raccontano le decisioni del governo, giornali, radio e tv sono considerati veicoli della dittatura sanitaria. Se si scelgono soluzioni di compromesso, si scatena la rabbia di chi indica pavidità ed ipocrisia. Aiutateci a capire: quando la somma di tutte queste stranezze dell’epoca covid, diventa una minaccia alla salute pubblica e all’incolumità individuale, qual è il dovere di noi giornalisti? Perché non dovrebbe nemmeno esistere il fatto che, microfono in mano (oggi un telefono cellulare che filma) è preso a testate per mostrare il dissenso verso chi (magari senza provocare) vuole solo raccontare un fatto. Eppure accade. Diteci voi lettori qual è la misura. Noi l’abbiamo chiara, è evidente che chi scende in piazza non la immagina nemmeno.

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