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“Buon Natale”, senza sensi di colpa

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“Buon Natale”, senza sensi di colpa

Possiamo dire in modo sereno “Buon Natale”? Perché anche se la Commissione europea ha ritirato il documento, la sensazione è che dovremmo avere quasi una ritrosia a pronunciare parole che fanno parte di una tradizione semantica e culturale a cui non è giusto rinunciare. Quando è circolata la notizia che si fosse posto il «divieto» di dire «Buon Natale» e di pronunciare i nomi Giuseppe e Maria in nome di un linguaggio inclusivo (questo termine comincia a darmi sinceramente il nervoso), ci siamo chiesti perchè. Pareva che l'Ue si fosse schierata contro una delle “cose da non toccare” per gli italiani insieme alla pizza, al panettone e al calcio. Nel documento “ad uso interno” si proponevano linee guida per rispettare ogni persona sulla base dei valori «di uguaglianza e non discriminazione in un contesto multietnico e internazionale dove diverse lingue, culture, credi religiosi si intrecciano». Accanto a “persone con disabilità” si suggeriva di augurare “Buone feste” e stop. Questa spiegazione non convince granché e ci lascia quel dubbio. Perché noi di Provincia granda ai nostri lettori vorremmo augurare, senza remore e in modo sereno: “Buon Natale!”

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