MENU

Le scuse “whatever it takes”

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
Le scuse “whatever it takes”

Nella foto, Mario Draghi, presidente del Consiglio

No, questa l’abbiamo sentita poche volte, soprattutto i giornalisti. “Vi devo chiedere scusa, perché non abbiamo preso in considerazione le attese deluse per una conferenza stampa non convocata subito dopo l’annuncio dei nuovi decreti”. Effetto: giornalisti a bocca aperta. Draghi può piacere o meno, ma una cosa va riconosciuta: il suo celebre “whatever it takes”, tutto il necessario, si può declinare in molti modi. Anche questo: se serve scusarsi (anche solo per buone maniere), meglio farlo pur di cercare di aiutare il Paese in uno dei momenti più difficili della pandemia. Difficile anche per Draghi se la minoranza lunatica dei no-vax continua ad aver voce (e il presidente li bolla come responsabili dei tanti contagi) e la politica cerca di indebolire ruolo e figura del primo ministro. Perché si possono accettare momenti di sospensione, con l’intervento di un deus ex machina a tutela del sistema, ma non per molto: il prima possibile la politica, per funzionare, ha esigenza di tornare alla fisiologia del conflitto. Così, in realtà, tutti guardiamo come andrà a finire la nuova telenovela: Draghi o no al Quirinale? Proseguirà come primo ministro? “However it ends”, in qualunque modo finisca.

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl