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Dignità

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Dignità

Sergio Mattarella giurando per la seconda volta è stato semplice e diretto con i parlamentari: «Se ne siete capaci, tornate a fare politica». Tre settimane fa, su queste colonne, auguravo agli italiani ed a me stesso di non rivedere la scena del due volte presidente Napolitano “scudisciare” i parlamentari (incapaci di trovare accordi sui nomi del successore) che, chini, applaudivano ai rimproveri. La rielezione dello stesso Capo dello Stato c’è stata, ma la scena è stata differente. Forse perché Napolitano e Mattarella incarnano profonde diversità umane e politiche, forse perché l’emergenza del periodo richiama saggezza e equilibrio. La posta in gioco è troppo alta, a cominciare dai fondi dell’Europa fino alla ricerca dell’uscita dalla pandemia. La partita quirinalizia è stata letta come una débâcle della politica, ma restituisce a parlamento e partiti la responsabilità di decidere il loro destino. Facciamo in modo di ascoltare quel messaggio pacato, ma fermo, in nome della parola più pronunciata da Mattarella: “dignità”. Appunto: siamone degni.

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