MENU

La guerra di immagini

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
La guerra di immagini

Le guerre sono anche battaglie di immagini, la più poetica è Amelia, la bambina di sette anni che, forte e sicura come solo i bambini sanno essere, nel bunker di Kiev cantava 'Let it go' (Frozen) e dopo pochi giorni è riapparsa a Varsavia, al concerto di beneficienza 'Insieme con l'Ucraina', sul palco, da consumata star, illuminata dalle luci dei cellulari di migliaia di persone. Il giornalismo sta cambiando e rimodulando i propri linguaggi per adattarsi a una realtà stravolta non solo da un conflitto bellico improvviso e insensato ma anche alle nuove modalità di ricezione di lettori e spettatori. Zelensky è il vero comunicatore – attore, non sbaglia nulla, anche all’interno dei parlamenti europei, in conferenza. Lui si veste da guerriero e lo fa anche il tabaccaio ed il panettiere. Il linguaggio giornalistico oggi è video emozionale. I tg si fanno in diretta dal confine con l’Ucraina. Si confeziona la comunicazione per contrastare la cattiva propaganda, sono “misure attive” come si dice in sociologia della comunicazione. Si registrano fenomeni da ricordare: quattro siti canali telegram di propaganda novax improvvisamente sono diventati pro Putin. Di sicuro dalla guerra in Ucraina molto sarà cambiato nel mondo, anche il giornalismo.

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl