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Il sorriso degli ucraini

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Il sorriso degli ucraini

Abbiamo capito da almeno un mese che la comunicazione immaginifica in tempo di guerra è quella più efficace. Il presidente ucraino Zelensky: “Immaginate se una città come Genova fosse la nostra Mariupol”. L'immagine di pochi giorni fa ha la sua potenza epica: è seduto alla scrivania di un bunker, si rivolge ai parlamentari italiani e ha la camicia verde militare con le maniche arrotolate, mette la mano sul cuore e ha lo sguardo stravolto dopo i giorni di guerra. Ho quell’immagine negli occhi quando incrocio gli sguardi dei profughi ucraini arrivati nelle nostre zone. Sorridono quando il Cfp offre loro gratuitamente la leggerezza di una piega e di una pettinatura dopo un mese di restrizioni, sorrideranno le due famiglie con cinque bambini quando al Liceo di Mondovì, giovedì mattina, riceveranno i fondi raccolti dagli studenti per loro. Mi fanno sorridere, ma con amarezza e pena, i cinici dei social che hanno la faccia (ma non la mettono mai se non protetti da una tastiera) di criticare gli aiuti fondamentali per i profughi ucraini. Oggi le vittime sono loro, inutili e vaghe le dietrologie sapienti di una guerra insensata, assurda. Provate ad osservare quegli sguardi, ci sarà poco da ridere. Pensiamo a Genova, pensiamo se capitasse a noi.

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