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Senza verità

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Senza verità

Martedì si sono celebrati 30 anni senza verità. Il giorno del ricordo senza passerelle lo hanno chiesto i familiari di Paolo Borsellino e quanta ragione hanno in questa scelta netta lo dicono i vergognosi (non) esiti processuali sulla strage di via D’Amelio in cui il magistrato e 5 agenti di scorta sono morti. Pesa la recente sentenza del processo a Caltanissetta sul “depistaggio più grande della storia giudiziaria italiana” (prescrizione per due poliziotti e assoluzione per il terzo). Pesano le verità che mancano: hanno depistato per favorire i veri mandati delle stragi, dice Teresi, pm del processo. Triste sentire il Presidente Mattarella (che l’omicidio di mafia l’ha patito in famiglia) chiedere di “svelare gli oscuri tentativi deviare indagini”. Pentiti fabbricati in laboratorio, atti spariti, procuratori disposti a prendere ordini dagli apparati. Una giustizia piegata a interessi non di giustizia. La procura di Caltanissetta, 15 anni dopo, ha ricominciato daccapo portando alla luce piccoli frammenti di verità, non sufficienti a svelare i mandanti. Sarà difficile sperare ancora nelle inchieste e nei processi. Per questo i familiari di Borsellino non hanno voluto “passerelle”. Come dargli torto?

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