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La mente fine del cane

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La mente fine del cane

Quando osserviamo il cane lo facciamo da una posizione antropocentrica, e quindi di superiorità, da qui il peccato originale che determina poi tutte le conseguenti derive relazionali.
Pensiamo al cane considerandolo non solo inferiore a noi, ma privo di caratteristiche intellettive ed emozionali che riteniamo appartenenti solo alla specie umana, ma le cose stanno diversamente.
Solitamente per noi i dettagli sono cose di poco conto, avendo da secoli confinato i nostri sensi in second'ordine rispetto al razionale, percepiamo la realtà secondo canoni e modelli, senza una personale analisi critica, per cui alla fine il nostro modo di essere è alquanto superficiale perché conformato a schemi.
Quando affrontiamo una situazione per cui non abbiamo ricevuto dalla educazione sociale un modello di riferimento, allora ci affidiamo al caso, solitamente avvertendola come un problema che così cerchiamo di risolvere.    Ma il cane, e tutti gli animali in genere, non giocano a dadi, bensì a scacchi.
La scorsa mattina ero al bar a fare colazione con cornetto e caffè vicino ad una coppia di ragazzi con un cane al guinzaglio, tenuto corto affinché non desse disturbo agli altri avventori.
Naturalmente il cane mi osservava mentre mangiavo notando che alcune briciole cadevano sul pavimento, rimanendo però calmo ed immobile.
Al termine vado alla cassa passando accanto a loro e gli dico di lasciarlo libero di annusarmi: allora il cane, senza esitazione, si è diretto verso i pezzetti di brioche che erano a terra.
Banale direte voi? Tutt'altro invece.
Il suo processo mentale che ha determinato l'azione è stato molto preciso ed intelligente: osservo-pianifico-aspetto-agisco.
Questo lo può fare solo una mente fine.  

Maurizio Luppi

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